Eruzione Etna: 4.733 richieste sopralluoghi in comuni terremotati

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La ripresa dell’attività sul vulcano “vivo” più alto d’Europa è cominciata dalla mattinata della vigilia di Natale: a una settimana di distanza sono 1.265 le verifiche effettuate

31 Dicembre 2018 | di | Attualità

Uno sciame sismico con oltre cento scosse, una nube di cenere visibile da decine di chilometri di distanza, tre bocche su cinque in attività, nuove fratture sul fianco della montagna. L’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa si era risvegliato alla vigilia di Natale, con la situazione che non sembrava destare preoccupazione particolare tra gli esperti: l’allerta infatti era stata posta sul giallo, il livello più basso. Tutto era cominciato poco prima delle 9 del mattino: gli strumenti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), che monitorano la montagna 24 ore su 24, avevano registrato oltre 130 scosse sismiche in poco più di tre ore. A seguire quelle più forti: una alle 13:08, con una magnitudo 4.0 registrata a due chilometri di profondità nella zona di Piano Pernicana, sul fianco nord est del vulcano a 6 km da Zafferana Etnea, e una di magnitudo 3.9 nella zona di Monte Palestra, sul fianco nord ovest.

Da quel giorno è stato un crescendo, fino al terremoto di magnitudo 4.8 di oggi che ha colpito i comuni alle pendici dell’Etna (Zafferana Etnea, Viagrande, Trecastagni, Santa Venerina, Acireale, Aci Sant’Antonio, Aci Bonaccorsi, Milo, Acicatena): sono salite a 4.733 le richieste di sopralluoghi, 1.265 sono state già eseguite. Continua senza sosta l’opera dei tecnici incaricati di verificare le abitazioni danneggiate, le case inagibili sono 338, quelle parzialmente agibili 337 e 590 quelle agibili. Controllate 47 scuole: 38 sono agibili, 7 parzialmente inagibili, due non agibili. Rimane invariato il numero degli sfollati, 1.096 cittadini: sono 300 quelli che hanno fatto ricorso a sistemazioni autonome e 794 quelli ospitati in alberghi convenzionati con la Regione siciliana; due le persone ospitate in strutture pubbliche.

Sono le conseguenze dell’eruzione del vulcano Etna iniziata il 24 dicembre scorso che ha provocato uno spostamento del suolo sulla sommità delle fratture che superano i 30 cm verso Ovest e i 50 cm verso Est, causate dalla risalita del magma. Lo riferiscono i ricercatori dell’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente del Consiglio nazionale delle ricerche (Irea-Cnr) e delle Sezioni dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) di Catania-Osservatorio Etneo e Osservatorio nazionale terremoti di Roma hanno misurato i movimenti permanenti del terreno grazie ai radar satellitari italiani Cosmo-SkyMed ed europei Sentinel-1. Nell’area attivata dal terremoto del 26 dicembre scorso di magnitudo 4.9, è stato invece registrato uno spostamento massimo verso Est di circa 13 cm, e uno verso Ovest di circa 16 cm.

 

Ludovico Stella

Foto © Imgur, Descopera,

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