L’Euro compie 20 anni. Un lungo cammino pieno di gioie e difficoltà

  • Condividi questo articolo

Riepiloghiamo tutti i passi che hanno portato a far nascere la moneta unica europea. Tanti i vantaggi, innegabili, che l’adozione della valuta ha dato ai Paesi membri, Italia in primis

1 Gennaio 2019 | di | Economia - Europa - Eventi - in evidenza

1 gennaio 1999, nasce l’euro, inizialmente solo per le transazioni contabili e finanziarie, tre anni più tardi anche con banconote e monete di uso comune. Nonostante attacchi, speculazioni e divisioni tra rigoristi e colombe, la moneta unica non solo resiste ma compie la bellezza di 20 anni. Molti la davano per spacciata all’apice della crisi del debito sovrano tra il 2011 e il 2012, eppure oggi è la valuta di ben 19 Paesi Ue e viene utilizzata quotidianamente da 340 milioni di europei, la seconda moneta utilizzata al mondo dopo il dollaro. Ne ha beneficiato in particolare l’inflazione, che in media dal 1999 a oggi non ha neppure raggiunto il 2%, dopo anni in cui era a livelli stabilmente superiori superando anche le due cifre. Forse non tutti se ne rendono conto, ma ha ridotto il costo del debito pubblico italiano. Lo spread con i titoli tedeschi negli anni ’80 aveva superato i mille punti, cosa non più successa da allora, neppure nelle fasi più dure della crisi finanziaria. Ha ridotto il costo del debito privato e gli interessi sui prestiti e/o sui mutui pagati dalle famiglie e dalle imprese. Il tasso medio dei mutui, ad esempio, era alla fine del 2017 un terzo di quello del 1997, meno del 3% contro più del 9%. Come moneta forte ha protetto la crescita dell’economia italiana sul fronte delle importazioni, di cui una lira debole avrebbe fatto schizzare alle stelle i costi, e favorito la sua competitività anche sul lato delle esportazioni: dopo una prima fase di assestamento, sono infatti tornate a crescere, portando a livelli record l’export e il saldo commerciale italiano con l’estero, che nel 2016 e 2017 ha toccato i massimi storici (intorno ai 50 miliardi di euro).

I pimi passi verso l’euro furono compiuti nel 1988 quando l’allora presidente della Commissione Ue Jacques Delors mise in piedi un comitato ad hoc i cui lavori gettarono le basi per il Trattato di Maastricht, che sancì la nascita della valuta europea. Nel 1994 l’Istituto monetario europeo (Ime) a Francoforte avviò i lavori preparatori per consentire alla Banca centrale europea (Bce) di assumere la responsabilità della politica monetaria nella futura Eurozona. L’1 giugno 1998 la Bce diventò operativa e il 31 dicembre 1998, alla vigilia del debutto dell’euro, rese noti i tassi di cambio definitivi: un euro sarebbe valso 1,95583 marchi tedeschi, 6,55957 franchi francesi e 1.936,27 lire italiane. Migliaia di funzionari nelle banche e nelle Borse di tutta Europa restarono al lavoro nelle vacanze di Natale e di Capodanno per assicurarsi che tutto fosse pronto quando i mercati finanziari avrebbero riaperto il 4 gennaio 1999. I negozi si prepararono a esporre i prezzi in due valute. L’1 gennaio 1999 l’euro diventa la moneta ufficiale per 291 milioni di persone in 11 Paesi: Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna. Al battesimo dell’euro sui mercati dei cambi la moneta unica inizialmente fu scambiata per più di 1,18 dollari, ma poche settimane dopo scivolò a meno di un dollaro e alla fine di ottobre raggiunse il livello più basso di sempre, a 0,8230 dollari. L’1 gennaio 2001 la Grecia fu il dodicesimo Paese ad adottare la valuta. L’anno dopo, l’1 gennaio 2002, l’euro diventò moneta legale ufficiale, furono messi in circolazione circa 15 miliardi di banconote e oltre 50 miliardi di monete. Le valute nazionali furono gradualmente eliminate, in un processo che si concluse l’1 marzo di quell’anno. Il 15 luglio 2002 l’euro raggiunge nuovamente la parità con il dollaro.

Nel 2003 la Svezia, con un referendum, si unisce alla Danimarca e alla Gran Bretagna nel respingere la moneta unica, ma negli anni successivi nuovi Paesi membri dell’Ue scelsero di adottare l’euro: la Slovenia nel 2007, Cipro e Malta nel 2008, la Slovacchia nel 2009, l’Estonia nel 2011, la Lettonia nel 2014 e la Lituania nel 2015. Il 15 luglio 2008 l’euro raggiunse un tasso di cambio da record, scambiato a 1,6038 dollari, mentre gli Stati Uniti sono scossi dalla crisi dei mutui subprime. A novembre, tuttavia, l’Eurozona entrò in recessione, con a seguire il 2010 che ha visto esplodere il problema dei debiti sovrani nel Vecchio Continente. A maggio l’Unione europea e il Fondo monetario internazionale decisero di intervenire con un piano di salvataggio da 110 miliardi di euro per la Grecia, che si impegnò in un severo piano di austerità. A novembre anche l’Irlanda, le cui banche erano soffocati dai debiti, ottiene un piano di salvataggio Ue-Fmi da 85 miliardi di euro. Il Portogallo ricevette analoghi aiuti, per 78 miliardi di euro, nel maggio 2011. Il 25 luglio 2012 il tasso di interesse dei titoli di Stato della Spagna salì al 7,6%, scatenando il timore di un crollo dell’euro. Il giorno dopo il presidente della Bce, Mario Draghi, in un celebre discorso promettere di «fare tutto il necessario per preservare l’euro». Nel mese di agosto del 2012, in una sola settimana, la Bce riacquistò obbligazioni di Paesi dell’Eurozona per 22 miliardi, sostenendo soprattutto l’Italia e la Spagna. In ottobre l’Ue decise di cancellare una parte del debito greco ed estendere una nuova serie di prestiti. Il resto è storia recente: a luglio del 2015 la Grecia ha ottenuto un terzo piano di salvataggio per evitare di finire fuori dall’Eurozona. La decisione del 2016 della Bce di voler interrompere l’emissione della banconota da 500 euro è stata messa in atto da oggi.

 

Vaike Viijra

Foto © The Straits Times, The Guardian, Twitter, Archy Worldys

  • Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *