Fondi nel biotech per una agricoltura 2.0 senza Ogm

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Stanziati dalla legge di stabilità 21 milioni di euro. La Commissione europea a marzo sarà chiamata a decidere se potranno essere etichettati o meno

25 Gennaio 2016 | di | Ambiente - Economia - Hi-Tech - in evidenza

L’Europa è, e rimane, una grande occasione di sviluppo, non solo economico, ma anche per ciò che è più importante per un vero progresso: la ricerca. Settore che ha permesso al Vecchio Continente di avere numerosi investimenti nel sistema produttivo, impensabili solo a pochi decenni fa.

La ricerca, tra le tante applicazioni, sta avendo un ruolo essenziale anche nell’agricoltura, uno dei settore trainanti delle politiche europee, non più considerata una “Cenerentola” economica, ma un motore di sviluppo per l’intera società: dalla coltivazione al commercio, dall’occupazione al benessere alimentare dei cittadini dell’Unione.

OGM_-_ADNCome tutti i settori in grande sviluppo, anche l’agricoltura deve però affrontare quotidianamente sfide gigantesche anche internazionali per rimanere sul mercato e offrire prodotti di sempre maggior qualità. Tra queste la più importante, per i suoi molteplici aspetti, è il dibattito sugli Ogm, tra favorevoli e contrari, un problema che non riguarda solo il campo dell’alimentazione, ma quello industriale e anche di relazioni internazionali.

L’Italia sembra accettare questa sfida con investimenti nell’agricoltura proiettati al futuro attraverso il mondo digitale e nelle moderne biotecnologie, sempre più sostenibili per migliorare il lavoro in un campo così delicato. Sono stati stanziati, infatti, nella Legge di stabilità 21 milioni di euro per la realizzazione di un progetto di ricerca pubblica per il più rilevante programma di ricerca nazionale realizzata in Italia con tecniche innovative attraverso il progresso genetico biotecnologie sostenibili coordinato dal Centro specializzato del ministero delle Politiche agricole (Crea). Il Centro, rinnovato e reso più efficiente negli ultimi 12 mesi, riunisce le più importanti professionalità italiane nella ricerca agroalimentare di notorietà scientifica ormai internazionale.

Finalement_c'est_rigolo_les_OGM._-fraise_-strawberry_-weird_(7239864634)Quando però si toccano tematiche così delicate, i sospetti dell’opinione pubblica diventano sempre più pressanti, per questo il ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina, ha precisato che: «Vogliamo tutelare al massimo il nostro patrimonio unico di biodiversità che è il tratto distintivo che fa dell’Italia un punto di riferimento per il mondo a livello agroalimentare. Per farlo investiamo nella ricerca pubblica, concentrando le risorse su un programma di attività che punta su innovazione e sostenibilità», con un auspicio per la politica agricola italiana di diventare tra qualche anno: «leader sul fronte dell’agricoltura di precisione e delle biotecnologie sostenibili legate al nostro patrimonio colturale».

Pertanto, se non vogliamo sulle nostre tavole gli Ogm transgenici, bisogna intervenire a migliorare i prodotti anche geneticamente, ma senza, ovviamente, alterare le nostre produzioni. In uno slogan: “Tutelare la nostra biodiversità”. L’investimento della Legge di stabilità prevede, tra l’altro, nuovi impulsi per la ricerca in laboratorio, con recenti dispositivi biotecnologici come il genome editing e il cisgenesi. Il primo riguarda mutazioni mirate nei geni che verificano lo sviluppo dei semi per cambiare in meglio la sua portata produttiva e qualitative come, ad esempio, prodotti come: la soia, il riso, l’orzo o il frumento.

Un progresso genetico chiamato ad affrontare una parte fondamentale nelle sfide per l’agricoltura del futuro, non ultima la crescente domanda di risorse alimentari dovute all’aumento demografico, pensiamo solo che in appena cento anni si è passati da quasi due miliardi a sette miliardi di abitanti sul pianeta, e, grazie anche ad una sensibilizzazione culturale, la richiesta di qualità dei prodotti insieme al riconoscimento della qualità legato al luogo di produzione.

Vitre_ville-OGMLa ricerca della cisgenesi è, invece, un processo sui geni che possono essere innestati artificiosamente tra organismi “affini” o geni di organismi strettamente imparentati con la possibilità di essere coltivati convenzionalmente a differenza della transgenesi. Il vantaggio di tutto questo è il miglioramento della specie che può fornire non solo nuove varietà di colture più velocemente, ma anche con un minore costo.

Così è possibile creare un tubero come la patata resistente a moltissimi batteri prendendo questa caratteristica “resistenza” attraverso varietà di altre patate indicate come selvatiche, tali, però, da consentire un miglioramento genetico senza alterare le qualità produttive del sistema agroalimentare, come invece capita avviene per gli Ogm transgenici. Insomma, con i nuovi metodi di ingegnerizzazione delle piante sviluppati dalla ricerca siamo in grado di produrre degli Ogm perfettamente legali anche per la normativa europea e italiana.

John Dalli, Member of the EC in charge of Health and Consumer Policy gives the opening speech at the debate on GMO risk assessment and management.Una novità che non potrà non considerare la Commissione europea quando già il prossimo marzo sarà chiamata a decidere se gli Ogm, ottenuti con le nuove norme di ingegneria genetica, potranno essere etichettati o meno per i nostri mercati.

Il problema investe però anche altri aspetti del problema, ma ugualmente rilevanti e non secondari per l’economia; il 46% della ricerca globale sulle nuove tecniche in questo settore viene prodotta in Europa e se l’Ue dovesse pronunciarsi per un parere negativo c’è il rischio concreto che tutte le aziende che già investono tra il 10 e il 25% dei loro profitti in ricerca e sviluppo, possono trasferire queste attività fuori dai confini comunitari e, con la crisi ancora alle porte, non è certo una prospettiva incoraggiante.

 

Antonello Cannarozzo

Foto © European Commission, Wiki e Creative Commons

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