G7: entro il 2030 fine dell’emergenza fame per 500 milioni di persone

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Approvata all’unanimità la Carta di Bergamo. Oggi cerimonia alla FAO della giornata internazionale dell’alimentazione 2017, con Papa Francesco e il commissario Ue Hogan

16 ottobre 2017 | di | Ambiente - Enogastronomia - in evidenza - Mondo

«Riflettere su come la sicurezza alimentare può incidere sulla mobilità umana significa ripartire dall’impegno per cui la FAO è nata, per rinnovarlo. La realtà odierna domanda una maggiore responsabilità a tutti i livelli non solo per garantire la produzione necessaria o l’equa distribuzione dei frutti della terra, ma soprattutto per tutelare il diritto di ogni essere umano a nutrirsi a misura dei propri bisogni, partecipando altresì alle decisioni che lo riguardano e alla realizzazione delle proprie aspirazioni, senza doversi separare dai propri cari». Così Papa Francesco ha aperto la cerimonia che si è tenuta stamattina presso la sede centrale della FAO a Roma per la Giornata mondiale dell’alimentazione, come avevamo anticipato lo scorso luglio, nel discorso rivolto ai rappresentanti dell’Agenzia delle Nazioni Unite contro la fame nel mondo, a cui erano presenti diversi ministri dell’Agricoltura del G7, ieri a Bergamo.

«Di fronte a un obiettivo di tale portata è in gioco la credibilità dell’intero sistema internazionale. Sappiamo che la cooperazione è sempre più condizionata da impegni parziali, che addirittura limitano ormai anche gli aiuti nelle emergenze. Eppure la morte per fame o l’abbandono della propria terra è notizia quotidiana, che rischia di provocare indifferenza» – ha aggiunto il pontefice – «è urgente dunque trovare nuove strade, per trasformare le possibilità di cui disponiamo in una garanzia che consenta ad ogni persona di guardare al futuro con fondata fiducia e non solo con qualche desiderio». Oltre a Papa Francesco sono intervenuti il “padrone di casa”, il direttore generale della FAO José Graziano da Silva, diversi ministri dell’agricoltura del G7 – Lawrence MacAulay (Canada), Stéphane Travert (Francia), Maurizio Martina (Italia), Sonny Perdue (Usa)il commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale Phil Hogan, il presidente dell’IFAD Gilbert F. Houngbo e il direttore esecutivo del WFP David Beasley.

La Giornata mondiale dell’alimentazione 2017 si svolge nel contesto di un mondo dove milioni di persone sono costrette a fuggire dalle loro case – mai come adesso dalla Seconda Guerra Mondiale – a causa di guerre e instabilità politica. La fame a livello mondiale, in crescita per la prima volta dopo decenni, la povertà e un aumento di eventi meteorologici estremi legati al cambiamento climatico sono altri fattori importanti che contribuiscono alla sfida dell’emigrazione. La mattina era iniziata con la donazione, da parte del pontefice, di una scultura dell’artista italiano Luigi Prevedel raffigurante il povero Alan Kurdi, il bambino siriano il cui annegamento nel 2015 è diventato il simbolo della drammatica situazione dei rifugiati di tutto il mondo, in un atrio della stessa FAO.

          Il commissario Ue Phil Hogan

Il tema della Giornata mondiale dell’alimentazione quest’anno è “Cambiare il futuro delle migrazioni. Investire nella sicurezza alimentare e nello sviluppo rurale” (incontro visibile in diretta all’indirizzo Web: http://www.fao.org/webcast/home/en/item/4460/icode/).

A precedere l’incontro di oggi era stata la riunione di Bergamo dei ministri dell’Agricoltura del G7, a cui aveva partecipato lo stesso direttore generale FAO José Graziano da Silva, sottolineando il ruolo dell’agricoltura e dello sviluppo rurale nel prevenire e dare risposte ai conflitti, alle migrazioni e alla sicurezza alimentare. Il dg nel 2018 presiederà il Gruppo delle Migrazioni Globali delle Nazioni Unite (GMG) assieme all’Organizzazione internazionale per la Migrazione per ribadire ancora di più il legame tra lo sviluppo agricolo e rurale e l’emigrazione.

Sette nuovi alberi, tanti quanti i Paesi partecipanti alla due giorni bergamasca: li hanno piantati i ministri dell’Agricoltura del G7 dopo la conclusione dei lavori ad Astino, alla periferia di Bergamo, in compagnia degli studenti. Su ogni albero era stata messa la bandiera di un Paese del G7. Un gesto semplice ma con un obiettivo ambizioso: portare cinquecento milioni di persone fuori dalla fame entro il 2030. Sull’impegno per raggiungerlo si è registrata – mai così difficile di questi tempi – l’unanimità tra i rappresentati dei Sette Grandi che si erano riuniti per il fine settimana a Bergamo. La sintesi del confronto è stata la cosiddetta carta di Bergamo che individua «cinque priorità», come ha spiegato il ministro italiano per le Politiche agricole Maurizio Martina a cui è toccato analizzare i risultati del vertice, ma anche «dell’ottimo lavoro preparatorio» del G7 che si è tenuto nel corso del semestre di presidenza italiana.

La priorità principale è difendere i redditi dei produttori agricoli, soprattutto piccoli, dai disastri climatici. «Per questo è stato dato mandato alla FAO di studiare azioni e individuare una definizione comune di eventi catastrofici che oggi manca» ha sostenuto il ministro italiano, secondo il quale questo studio, «può partire immediatamente» così da poter portare i risultati «nelle mani dei responsabili del prossimo G7» in Canada nel 2018. Altra priorità: «l’aumento della cooperazione agricola, nel continente africano, dove il 20% della popolazione soffre di povertà alimentare». Poi l’impegno «a rafforzare la trasparenza nella formazione dei prezzi e nella difesa del ruolo degli agricoltori nelle filiere soprattutto di fronte alle crisi di mercato e alla volatilità dei prezzi»; quello di «battere con nuove politiche gli sprechi alimentari, che oggi coinvolgono un terzo della produzione alimentare mondiale» e, infine, l’adozione di politiche concrete per la tracciabilità e lo sviluppo di sistemi produttivi legati al territorio.

 

Giovanni De Negri

Foto © FAO, Mipaaf

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