Gaetano Donizetti: il Romanticismo dal volto umano

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Esce un libro sul compositore bergamasco firmato dal musicologo Mario Dal Bello, ultimo volume di una collana dedicata ai principali operisti italiani dell’Ottocento

10 ottobre 2018 | di | Cultura - Libri - Musica

Ultimo tassello di una collana edita da Solfanelli e dedicata dal musicologo Mario Dal Bello ai massimi protagonisti del melodramma italiano ottocentesco (già pubblicati gli studi su Rossini, Bellini e Verdi), il volume su Gaetano Donizetti vuole far luce su un compositore dalla vena estremamente prolifica, inevitabilmente discontinua considerando le circa settanta opere liriche al suo attivo. Una rapidità dettata dalle condizioni proprie del suo tempo, dedito al veloce consumo melodrammatico, ma anche frutto di una potente volontà di autoaffermazione.

Romanticismo recita il sottotitolo del volume, a marcare le coordinate di un’indagine che non resta limitata al puro ambito musicale, ma aspira restituire un’immagine completa del Donizetti uomo di cultura, consapevole di quanto accade intorno a lui. Numerosi gli appigli letterari, a cominciare dalle atmosfere lunari e crepuscolari di alcune opere, che richiamano analoghi atteggiamenti del lirismo leopardiano. Il teatro donizettiano spazia dal comico al tragico, dal dramma sacro a quello storico, dal gotico al buffo, in una varietà di atteggiamenti che trova pochi termini di paragone. La sua disinvoltura nel trattare generi diversi non è sinonimo di superficialità, ma addita anzi un percorso sostanzialmente coerente.

Dal Bello individua una particolare adesione al sentimento, che rappresenta a suo avviso la specificità del teatro donizettiano. «Se Verdi pianse e amò per tutti, come scrisse d’Annunzio, si potrebbe concludere che Donizetti ha saputo piangere e amare con tutti», come a sottolineare l’osmosi che lega il compositore bergamasco alle sue creature. Donizetti è dentro i personaggi in una maniera diversa rispetto ad altri autori coevi, più vicina all’umano. Un sentimento manzoniano di comprensione e condivisione intesse la sua esperienza teatrale.

Anche quando devia verso il buffo, consegnandoci capolavori immortali come L’Elisir d’amore e Don Pasquale, lo arricchisce di una complessità psicologica inusuale, di sentimenti ignoti al comico rossiniano, a parte rare eccezioni.  Il personaggio di Nemorino ad esempio abbandona d’improvviso i panni del sempliciotto per farsi portavoce di una passione autentica e diretta. La sfera del patetismo, solitamente terreno femminile, investe un personaggio maschile facendo intuire la volontà sperimentatrice di Donizetti.

La sua originalità è indubbia. Donizetti si distanzia sia dalla radiosità di Rossini quanto dall’idealità elegiaca di Bellini, o dall’amarezza di fondo di Verdi. Un’esperienza che, fondamentalmente, non trova eredi, anche se lascerà numerose tracce nel cammino del bussetano.

Un libro che non aspira esaurire il tema, ma vuole fornire spunti di riflessione tanto al neofita quanto allo specialista della materia. Caratteristica peculiare la consueta facilità espositiva, l’attrattiva di uno stile che lascia trasparire la passione per questo autore ancora in parte trascurato.

La cosiddetta Donizetti renaissance ha avuto sino ad ora prospettive più limitate rispetto ad esempio all’analogo fenomeno che ha interessato il teatro di Rossini. Pur considerando le riscoperte della fine degli anni cinquanta legate al nome di Maria Callas (su tutte Anna Bolena Poliuto), i pionieristici esperimenti della britannica Donizetti Society, le acquisizioni e gli studi legati all’attività dell’istituzione bergamasca, molto resta ancora da fare.

Focalizzandosi su un ristretto numero di titoli, ma abbastanza ampio da rendere conto delle diverse declinazioni del teatro donizettiano, Dal Bello vuole fornirci un ritratto il più ampio possibile delle differenti direzioni nelle quali si incanala la sua torrenziale ispirazione.

Nell’ultimo periodo la sua tavolozza si incupisce, complici anche le vicissitudini e i lutti familiari. Donizetti morirà pazzo come tante sue eroine, le facoltà mentali aggredite dalla sifilide. Forse una segreta affinità lo legava a questo destino. Nessuno come lui nel melodramma italico ha saputo tratteggiare il progressivo declinare di una mente già preda dei deliri della follia. Lucia di Lammermoor, sin dall’inizio, appare minata da un’intima sofferenza. L’autore dipinge il suo distacco dalla concretezza terrena, l’insinuarsi sottile dell’alienazione nella sua fragile coscienza. In questo risiede, forse, il massimo lascito donizettiano, la sua incontestabile modernità.

 

Riccardo Cenci

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Donizetti

Romanticismo

di Mario Dal Bello

Solfanelli editore

pg. 168 – € 13,00

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Ritratto Donizetti da Wikipedia

 

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