Gentiloni all’Economia, un trionfo o un rischio?

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Affari economici e monetari per il commissario italiano, per la prima volta, ma c’è l’incognita Dombrovskis. E domani dalla von der Leyen arriva Conte

10 Settembre 2019 | di | Europa - Politica

La nomina dell’ex premier italiano Paolo Gentiloni a commissario europeo agli Affari economici e monetari e le prime mosse del governo Conte, che ha incassato la fiducia anche al Senato dopo la Camera, sono le due notizie della giornata. Già da ieri pomeriggio a Bruxelles per due giorni di “costruzione della squadra” (team-building) nella capitale belga (e dell’Unione europea) il commissario ufficiale Gentiloni parteciperà a un seminario di due giorni con gli altri commissari designati.

Un orgoglio per quel partito Democratico (di cui l’ex premier è tuttora presidente) che nonostante due anni di elezioni senza primeggiare, tra elezioni nazionali ed europee, ha portato negli ultimi due mesi a detenere il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, il commissario appunto all’Economia Ue che è la maggiore responsabilità nel governo comunitario, Paolo Gentiloni, il ministro per le politiche europee, Vincenzo Amendola, e infine, last but not least, il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, già presidente della commissione Bilancio dell’Unione europea. Se poi ripensiamo a chi è tuttora il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, il predecessore Giorgio Napolitano e l’ultimo presidente della Commissione europea italiano (Romano Prodi) facciamo bingo.

Ora la speranza per i più è che la nomina di prestigio ottenuta trovi un consenso generale, e sia ovviamente utile anche per il Belpaese. Un’opportunità per l’Italia, non solo per chi l’ha ottenuta. Premiata dunque l’esperienza e i buoni rapporti con chi all’interno dell’Ue decide tutto: a partire da Angela Merkel ed Emmanuel Macron anche superando gli ostacoli messi sul campo dai Paesi nordici e dal gruppo di Visegrad, come previsto da Eurocomunicazione.

Ma, c’è un ma. Dopo venti anni l’Italia non ha più presidenza (come con Prodi) o vicepresidenza. Stavolta il ruolo è da semplice commissario – anche se con la delega più ambita – con alle spalle il ruolo “forte” di Valdis Dombrovskis, un osso duro, già presente nell’attuale Commissione con delega all’Euro. Ex premier della Lettonia, fa parte di quei Paesi baltici che si battono per l’austerità e per non rivedere il patto di stabilità. Perciò Gentiloni dovrà essere abile a sapersi imporre e non subire la sua presenza, portando a quella revisione che è il vero obiettivo nazionale italiano, almeno per quanto riguarda l’Economia. Perfino il presidente Mattarella ha chiesto riforme e flessibilità, recentemente.

L’altra grande missione da ottenere è quella di condividere l’arrivo dei flussi migratori che sbarcano prevalentemente nello Stivale. Ma anche qui la sfida è ardua, visto che la revisione di Dublino è consentita solo con un voto all’unanimità degli Stati membri e difficilmente ciò avverrà. Intanto però già domani il premier italiano Giuseppe Conte a Bruxelles per incontrare Ursula von der Leyen, presidente eletta della Commissione europea.

Perciò il faccia a faccia sarà incentrato su dossier immigrazione, con la stessa von der Leyen ha già dichiarato come fra i punti del suo programma c’è che «Dublino deve essere revisionato». La riforma del Trattato è ferma al palo da anni, vedremo cosa accadrà questa volta, dopo che recentemente anche il Parlamento europeo ha approvato a maggioranza la sua revisione. Secondo ambito di confronto sarà proprio l’economia. Nella lettera di investitura la presidente ha scritto a Gentiloni che dovrà assicurare «l’applicazione del Patto di stabilità, utilizzando appieno la flessibilità permessa all’interno delle regole».

Tutta rose e fiori quindi? Nemmeno per sogno. Perché Gentiloni non sarà solo sotto osservazione del lettone, ma dovrà farsi sentire dal governo italiano affinché rispetti il Patto di stabilità. Sicuramente c’è stato un ulteriore segnale di un cambio di rotta, in senso maggiormente collaborativo, nelle relazioni tra istituzioni europee e italiane. Obiettivo raggiunto, anche perché è tornata la fiducia nei confronti del Belpaese. E questa, insieme all’immagine, contano tantissimo in economia e in politica.

Il vicepresidente Valdis Dombrovskis, esponente del Nord Europa iper-rigorista, con competenze esecutive sulle politiche economiche e finanziarie della Ue, non consentirà facilmente l’allentamento dei vincoli di bilancio, o magari addirittura di parlare di eurobond. Un esercizio, piuttosto riuscito, di equilibrio quello della von der Leyen: la nuova Commissione europea, in base alla sua composizione, ruoli e portafogli ha perseguito una parità o quasi fra i Paesi del Nord e del Sud, e fra piccoli e grandi e vecchi e nuovi Stati membri. Idem per l’equilibrio politico fra le tre maggiori “famiglie” politiche europee (Popolari, Socialisti e Democratici, Liberali di Renew Europe). E, infine, la parità di genere, con il raggiungimento sostanziale dell’obiettivo – mai conseguito prima – del 50% di donne fra i commissari (vi sono 13 donne, tra cui la stessa presidente, e 14 uomini).

 

Nicola Del Vecchio

Foto © Xinhuanet, The Economist, EUobserver

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