Germania: crolla export, Berlino teme la recessione

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Nel secondo trimestre Pil confermato a -0,1%, rischi anche per il made in Italy e per il resto dell’Eurozona. Tedeschi costretti a sfruttare il surplus di bilancio per stimolare la crescita?

27 Agosto 2019 | di | Economia - Europa

Esportazioni tedesche a picco e Germania sull’orlo della recessione, con conseguente campanello d’allarme anche per l’Eurozona e l’Italia, che tra le imprese raccoglie molti ordini tedeschi. La lettura finale del Pil ha certificato che la Locomotiva tedesca ha avuto una forte battuta d’arresto, con una contrazione della crescita dello 0,1% nel secondo trimestre e un dato invariato su anno (+0,4%), incremento registrato nel primo quarto del 2019. A pesare è soprattutto la debacle dell’export made in Germany, motore dell’economia tedesca, che ha registrato un calo dell’1,3%, segnando la peggiore flessione da oltre 6 anni a questa parte.

Il binario morto imboccato era stato preannunciato da una pioggia di dati negativi dalle scorse settimane, ultimo in ordine di tempo il crollo della fiducia delle imprese, con l’indice Ifo (indice che misura la fiducia delle imprese in Germania e viene elaborato dal CES, Center for Economic Studies di Monaco) con la quinta flessione consecutiva su altrettanti mesi, precipitato ai minimi degli ultimi sette anni. E con previsioni di una contrazione della crescita anche nel terzo trimestre, la Germania si avvia verso una “recessione tecnica” (servono due contrazioni di fila per parlarne). L’istituto di statistica Destatis conferma dunque il dato preliminare, che risente degli effetti sulle esportazioni tedesche della guerra dei dazi tra Usa e Cina

D’altronde i colossi dell’industria tedesca, come ad esempio Henkel e Continental, non fanno mistero che la colpa per le difficoltà della Germania in questo momento sia dovuta proprio a questa guerra. E il cosiddetto “danno collateralecausato dallo scontro tra Washington e Pechino potrebbe anche ampliarsi, sottolineato gli analisti, un conflitto che potrebbe trascinare nella mischia anche l’Europa. Il presidente Usa Donald Trump ha infatti minacciato di imporre i dazi anche sulle importazioni di auto europee negli Stati Uniti, dopo aver definito l’Unione europea “peggio della Cina”. «I colloqui che ci attendono saranno difficili», afferma in merito il ministro dell’Economia tedesco, Peter Altmaier, ricordando la missione di giugno a Washington

Per scongiurare questa eventualità la cancelliera Angela Merkel ha sollecitato da Biarritz, dove si è tenuto l’ultimo G7, l’avvio di “colloqui” tra l’Ue e gli Usa. I problemi della principale economia d’Europa si ripercuoteranno inevitabilmente su tutto il continente e in particolare sull’Italia, visto che la Germania è il nostro primo partner commerciale. Nel 2018 l’interscambio economico tra i due Paesi ha raggiunto la cifra record di 128,4 miliardi di euro, +5,4% rispetto al 2017. Sempre l’anno scorso, secondo dati Istat, le esportazioni italiane verso la Germania hanno toccato quota 58,1 miliardi di euro (+3,8% rispetto al 2017) mentre il valore delle importazioni si è attestato a 70,3 miliardi di euro (+6,8% rispetto al 2017). Secondo i dati registrati oggi, su base annua le esportazioni sono diminuite dello 0,8%, il calo più forte in sei anni.

I politici a Berlino potrebbero essere costretti a sfruttare il surplus di bilancio per stimolare la crescita. Nonostante le raccomandazioni europee in tal senso, la Germania è stata sempre riluttante a utilizzare l’avanzo per aumentare gli investimenti. Il primo semestre si è chiuso con surplus di 45,3 miliardi di euro, sostanzioso e pari al 2,7% del Pil, ma in calo. Questo saldo positivo dei conti pubblici che include Stato, regioni e sicurezza sociale è in calo rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando aveva raggiunto quota 51,8 miliardi, ma resta comunque un tesoretto importante. Nel 2018 l’avanzo annuo tedesco è stato di ben 62,4 miliardi, questo anche perché da cinque anni di fila la Germania chiude l’anno in surplus.

     Jens Weidmann e Mario Draghi

Provando a gettare acqua sul fuoco, il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha affermato qualche giorno fa che anche se l’economia tedesca si è indebolita, è ancora troppo presto per nuovi interventi. «L’attuale prospettiva è incerta, ma non vedo ragione per farsi prendere dal panico», ha detto il numero uno della Banca centrale tedesca e membro del consiglio direttivo della Banca centrale europea, ridimensionando anche un futuro pacchetto di stimoli da parte della stessa Bce e mettendosi così ancora una volta in rotta di collisione col presidente Mario Draghi, che sarebbe pronto a intervenire con nuove misure straordinarie per rilanciare la crescita nell’Eurozona, come la ripresa del Quantitative easing.

Il board della Bce si riunirà il prossimo 12 settembre ed è atteso almeno un taglio dei tassi d’interesse sui depositi, attualmente a -0,4%. Nel frattempo, il 6 settembre, Moody’s esprimerà il suo giudizio sul rating dell’Italia. Contemporaneamente in Francia la fiducia di famiglie e imprese resta stabile, mentre le imprese francesi, rileva l’Insee, tagliano la stima degli investimenti per il 2019, quasi dimezzandola al +6% dalla precedente previsione di +11%. Parigi ha un fronte commerciale tutto suo aperto con gli Stati Uniti. Il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, precisa però che la minaccia di ritorsioni statunitensi sulle esportazioni di vino francesi “si sta allontanando” dopo l’accordo al vertice del G7 di Biarritz sulla tassazione dei giganti digitali.

 

Claudia Lechner

Foto © Visit Berlin, Bloomberg

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