Giornata contro le mutilazioni genitali femminili

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200 milioni le donne sottoposte a questa pratica inumana. Per il segretario generale dell’Onu Guterres: «Se non agiamo ora, questo numero è destinato a crescere»

6 febbraio 2018 | di | Attualità - in evidenza - Mondo

Quella delle mutilazioni genitali femminili (FGM “female genital mutilation”) è una pratica terrificante che si ripete da secoli in 30 diversi Paesi, di cui 27 si trovano in Africa. Interessa popolazioni musulmane, cristiane e animiste. Diverse sono le modalità praticate: dalla rimozione dei genitali esterni fino alla pratica più grave e dolorosa: l’infibulazione, che prevede l’asportazione tramite cauterizzazione (un’operazione di bruciatura) cui segue la cucitura della vulva.
Sono 200 milioni le donne che, nel mondo, hanno subìto una forma di mutilazione genitale. Mezzo milione nell’Unione europea. Queste pratiche barbare, cui solitamente vengono sottoposte bambine e ragazze fino ai 15 anni, non hanno alcun tipo di motivazione medica o sanitaria e nella maggior parte dei casi vengono effettuate in condizioni terribili, senza l’uso di anestesia e servendosi di strumenti rudimentali come coltelli da cucina. Le conseguenze per le donne sono tragiche non solo dal punto di vista psicologico, ma anche fisico, tanto da portare talvolta alla morte.
Il 6 febbraio è la Giornata internazionale per la tolleranza zero contro le mutilazioni genitali femminili, e in quest’occasione è più che mai doveroso ricordare la brutalità di questa pratica inumana e fare il punto su quanto fatto fin qui per arginarla.
L’Eige (Istituto europeo per l’uguaglianza di genere) ha evidenziato casi di mutilazioni genitali in almeno 13 Paesi dell’Ue nel corso del 2013, fra i quali figura anche l’Italia.

Oggi a Strasburgo è stata discussa una risoluzione del Parlamento in cui si ricorda che « sebbene il diritto penale tuteli le donne dalle mutilazioni genitali in tutti gli Stati membri, solo un numero limitato di casi vengono portati dinanzi alla giustizia». Proprio per questo sono «necessari programmi di formazione per i responsabili dell’individuazione, delle indagini e dell’azione penale». È dunque fondamentale pensare delle misure di prevenzione dalle mutilazioni genitali femminili da introdurre «in tutti i settori strategici (tra cui sanità, assistenza sociale, istruzione e giustizia)» nonché «rafforzare la cooperazione intersettoriale e garantire una forte azione preventiva nei campi per rifugiati».

Un messaggio forte è arrivato anche dall’Onu, attraverso una nota del segretario generale, Antonio Guterres : «La mutilazione genitale femminile costituisce una ripugnante violazione dei diritti umani di donne e ragazze. A meno di un’azione concertata e tempestiva, altri 68 milioni di ragazze rischiano di subire la stessa rivoltante pratica entro il 2030». «Quando c’è un forte impegno politico – spiega Guterres – registriamo un progresso in diversi Paesi, che non è comunque abbastanza se rapportato al ritmo di crescita della popolazione globale. Se non agiamo ora, questo numero è

Antonio Guterres

destinato a crescere. Lo sviluppo sostenibile non può prescindere dal pieno rispetto dei diritti umani di donne e ragazze».

In questa ottica si collocano anche altre importanti iniziative, come il progetto “After” lanciato da ActionAid che prevede percorsi di empowerment per le donne e attività di informazione ed educazione per le loro comunità affinché rifiutino questa pratica. Il progetto, finanziato dal Programma Diritti, Uguaglianza e Cittadinanza dell’Unione europea, interessa cinque Stati membri: Italia, Spagna, Belgio, Svezia e Irlanda.

 

Valentina Ferraro
Foto © European Union and Creative Commons

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