Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

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In Italia calano gli omicidi ma non le vittime femminili. Lucia Annibali presenta il libro scritto a quattro mani con la giornalista del Corriere Giusi Fasano “Io ci sono”

25 novembre 2017 | di | Attualità - Mondo

In Europa e nel mondo si moltiplicano le iniziative in occasione del 25 novembre, giornata dedicata a contrastare la violenza maschile contro le donne. Le vittime di sesso femminile di omicidi sono aumentate. Nel 2011 erano al 61% del totale, nel 2016 sono salite al 63%. E nei primi mesi di quest’anno, secondo l’ultimo dato disponibile del Viminale, siamo al 71% con 61 donne vittime, su 86 omicidi avvenuti in ambito familiare. È stata l’Assemblea generale dell’Onu a designare nel 1999 il 25 novembre, ufficializzando il giorno del lontano 1981, quando un gruppo di donne attiviste si riunirono a Bogotà, nell’incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi ricordando a tutte le donne del mondo l’efferato assassinio delle Sorelle Mirabal avvenuto nel 1960, uccise dopo diverse ore di tortura da parte di agenti del Servizio di informazione militare del regime di Rafael Trujillo,  mentre si recavano a far visita ai loro mariti nelle prigioni del dittatore. Una delle pagine più nere nella storia della Repubblica Dominicana. È dal 2007  che centinaia di migliaia di donne in Europa e nel mondo scendono in piazza per far sentire la loro voce.

Secondo recenti dati Istat sono i partner e gli ex compagni i principali autori delle violenze. Oltre 7 milioni di donne nel Belpaese hanno dovuto subire umiliazioni, mutilazioni, abusi, molestie fisiche sessuali gravi, minacce, schiaffi, pugni, calci. Una minoranza sono state sfregiate dall’ex compagno e proprio di questa orribile vendetta se ne è parlato a Roma, presso la Sala Solari di Confcommercio, alla presentazione del libro “Io ci sono” – organizzata dal Direttivo dell’Associazione 50&Più della Capitale – con la presenza dell’avvocatessa Lucia Annibali sfregiata nel 2013. Questo libro è stato scritto a quattro mani da lei con la giornalista del Corriere della Sera Giusi Fasano. Nella prefazione, la Annibali ha voluto dedicarlo «a tutti gli ustionati che ogni giorno soffrono e lottano per riconquistare un pezzetto di vita. Siate orgogliosi dei segni che resteranno sulla vostra pelle perché ogni piccola cicatrice sarà per sempre testimone della vostra forza». Alla presentazione era presente il capitano dei Carabinieri Lauria e Eugenia Gammarota, funzionaria presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento Pari opportunità, che con la Annibali collaborano per la messa a punto di un Piano Strategico Nazionale (2017-2020) per il contrasto alla violenza sulle donne.

Quel 13 di aprile del 2013 era un giorno qualunque in cui Lucia Annibali si apprestava a fare le cose di sempre, dopo essere andata in palestra stava ritornando a casa. Ma ad aspettarla c’erano due albanesi, assoldati dal suo ex compagno, che gli gettarono sul viso dell’acido. Quel giorno di aprile è stato per Lucia come l’11 settembre, perché ha segnato uno spartiacque tra la Lucia di prima e la Lucia di dopo. È un libro-diario nel quale l’avvocatessa racconta con lucidità di particolari tutto il suo percorso. Le sofferenze fisiche in ospedale – ha dovuto subire ben 13 interventi – ma soprattutto psicologiche. Purtuttavia  è riuscita a risollevarsi. Lucia narra di  come, nonostante fosse donna di  cultura, si fosse invischiata in dinamiche psicologiche che non ti fanno vedere chi hai davanti, una persona che ti sta manipolando, che ti sta mentendo. Secondo quanto afferma Lucia ella aveva davanti un uomo che le mentiva spudoratamente e che aveva un’altra donna, e Lucia credendo che quello  fosse amore ha continuato a giustificarlo, perché lei come tante altre donne, è caduta nella cosiddetta Sindrome di Desdemona.

Come spiegano gli psicologi stava in silenzio come fanno moltissime donne giustificando il comportamento del suo compagno-carnefice. Lucia ad un certo punto se ne accorge e cerca di staccarsi da questa perversa storia. Comincia quindi lo stalking, la persecuzione da parte dell’ex compagno. Al termine di tutto ciò che è avvenuto possiamo affermare che non è Lucia che ha perso ma ha perso l’uomo (che ha avuto 20 anni di galera). Costui voleva trasformare la sua identità in bruttezza fisica. Lucia ha avuto il coraggio di presentarsi al processo con il suo volto bendato «e da qui – ha detto la Annibali – voglio ricominciare, questo è il mio progetto, voglio essere di aiuto a tutte le donne che come me non hanno capito che non era amore». Tra i vari interventi si segnala quello del presidente nazionale di 50&Più Renato Borghi che ha dichiarato: «purtroppo le violenze domestiche contro le donne sono in crescita. Bisogna smettere di trovare giustificazioni a queste persone che si comportano come animali. Questi individui che sono malati e sono in giro, vanno fermati a tutti i costi». L’impegno espresso da Lucia Annibali è quello ora di portare nelle scuole il suo messaggio di antiviolenza e l’invito alle donne di  denunciare subito alle autorità i maltrattamenti, precisando che è in fase avanzata un progetto europeo per la realizzazione di centri psicologici per aiutare gli uomini a comportarsi bene. Servono  anche azioni concrete, con l’applicazione di leggi per tutelare le donne e un reddito di autodeterminazione per quelle che decidono di uscire dalla violenza.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Giancarlo Cocco

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