Olandesi bocciano accordo Ue-Ucraina. Più legami con Russia

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Euroscetticismo sempre più forte, è arrivato il momento di iniziare a preoccuparsi? Da Amsterdam avvisano che la bordata era diretta a Bruxelles, non a Kiev

8 Aprile 2016 | di | Attualità - Economia - Europa - in evidenza - Mondo - Politica

Il referendum olandese ha dato un chiaro segnale. Raggiunto (di poco) il quorum, la vittoria del no è stata netta. Ma a cosa hanno detto “geen”, no, gli olandesi?
Si sono opposti a un’area di libero scambio tra Unione europea e Ucraina. Non è un vero e proprio ingresso dell’Ucraina nell’Unione, ma la percezione è stata quella di un primo passo per una integrazione politica con Kiev, osteggiata da molti. Solo il 17% degli elettori infatti, ritiene che l’accordo sia esclusivamente di tipo commerciale.

L’accordo di associazione Ue-Ucraina, in realtà, è già in vigore in via provvisoria dal 1° gennaio, approvato sia da parte del Parlamento europeo che dalla Rada. Il referendum dunque di per sé non era vincolante, ma una “prova” per le politiche europee. Prova fallita, come già successo nel 2005 in tema di referendum sul Trattato costituzionale.

L’ennesima vittoria dell’euroscetticismo dunque, che è riuscito a unire estrema destra ed estrema sinistra.

Perché no?

Il referendum è stato fin da subito posto come la bandiera dell’euroscetticismo, in risposta alle politiche sbagliate per i migranti, ai vincoli economici, alle imposizioni fiscali. Arjan van Dixhoorn, leader di Burger Comité Eu, ossia il comitato che ha promosso il referendum olandese ha ribadito «In realtà non ci importa nulla dell’Ucraina» e Geert Wilders, politico di estrema destra ha subito rafforzato l’idea: «gli olandesi hanno detto di no all’élite europea e non al trattato con l’Ucraina; e questo rappresenta l’inizio della fine dell’Ue.[…] è una mozione di sfiducia del popolo contro le élite di Bruxelles e dell’Aia».

E a Bruxelles?

Petro Oleksijovyč Porošenko, Presidente dell'Ucraina
Petro Oleksijovyč Porošenko, presidente dell’Ucraina

La Commissione europea ha bollato il referendum come una “questione interna dell’Olanda”, anche se il presidente della Commissione Jean Claude Juncker si è detto “triste” per il risultato ottenuto.
Considerato il caso della Gran Bretagna, forse un pizzico di preoccupazione in più non sarebbe stata male: la questione olandese sembra essere l’ennesimo caso di totale insofferenza verso l’Unione.
Dal canto suo Poroshenko durante una visita ufficiale in Giappone ha affermato che il processo di avvicinamento all’Unione europea deve andare avanti: «Continueremo il nostro movimento verso l’Ue».

La notizia raggiunge Mosca

Il no olandese sicuramente deve aver fatto piacere a Putin, che guarda con ostilità tutti i tentativi dell’Ucraina di volgersi verso Occidente.
Le relazioni russo-olandesi si erano intensificate a partire dal luglio 2014 con l’esplosione del volo della Malaysia Airlines MH17 abbattuto su territorio ucraino: delle 298 vittime ben 194 erano olandesi.
Dopo la tragedia e le dichiarazioni seguite al fatto, l’Olanda era stata considerata un Paese molto vicino a Mosca, anche a ragione del grosso flusso economico tra i due Stati. Persino durante le Olimpiadi invernali di Sochi, il re olandese era stato fotografato insieme a Putin mentre bevevano birra, mentre tutto il resto del mondo prendeva le distanze da Mosca a causa delle dichiarazioni sull’omofobia e per quello che stava accadendo a piazza Maidan a Kiev.

Re Willem Alexander
Re Willem Alexander

La Nato ha espresso su precisa volontà americana di aumentare la presenza di propri soldati sul territorio dell’Est Europa, proprio per fronteggiare possibili minacce russe. A questo proposito molto interessante il commento di Harry van Bommel, parlamentare olandese appartenente alla sinistra socialista: «Non supportiamo la visione di Putin, ma comprendiamo i sentimenti della Russia riguardo i movimenti verso est di Nato e Ue». La ratifica dell’accordo di intesa tra Unione europea e Ucraina «Condurrà sicuramente a una tensione crescente con la Russia che non è negli interessi di nessuno».
Un avvertimento a non svegliare il can che dorme insomma. Certo è che l’interesse con cui Bruxelles sta tentando di coinvolgere l’Ucraina nelle proprie politiche non può lasciare indifferente Putin, considerando l’enorme frontiera che condividono (1.576 km). L’Ucraina è sempre stato considerato uno stato cuscinetto dalla Russia, una separazione dal blocco occidentale. Se è del tutto legittimo che Kiev decida del proprio futuro, lo è anche che la Russia rinforzi le proprie difese, a ragion dell’atavico terrore dell’accerchiamento. Se poi aggiungiamo la volontà statunitense di aumentare uomini e strategie anti-Mosca, il cocktail diventa senza dubbio esplosivo.

 

Ilenia Maria Calafiore

Ph credits © Global Panorama, Glyn Lowe, europamaidanpress

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