Hahn, nessun accordo finale venerdì a Bruxelles per il Kosovo

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Per il commissario Ue servono altri negoziati Belgrado-Pristina. Juncker: «il dialogo è ben avviato e deve andare avanti». Il problema dei confini e delle comunità autonome

4 settembre 2018 | di | Attualità - Europa - Politica

Altro che premio Nobel per la pace, per il responsabile all’allargamento della Commissione europea Johannes Hahn, dal nuovo incontro di venerdì prossimo a Bruxelles per i negoziati fra i presidenti serbo e kosovaro Aleksandar Vučić e Hashim Thaçi non bisogna attendersi un accordo finale sulla questione del Kosovo, per il quale a suo avviso servono altri mesi di negoziato. Citato dall’agenzia austriaca (il Paese del commissaio, ndr) Apa durante una visita a Tbilisi, in Georgia, il membro dell’esecutivo Ue ha dichiarato che è ancora troppo presto per la realizzazione di un accordo finale sul Kosovo. Vi sono ancora molte questioni da risolvere e per questo è necessario che le parti lavorino seriamente per arrivare a un’intesa.

                    Il commissario Hahn

Eppure per il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, il dialogo fra Belgrado e Pristina è ben avviato e deve andare avanti a Bruxelles, come ha confermato nel corso di una telefonata con il presidente del Kosovo. Juncker ha espresso tutto il suo sostegno, come ha affermato anche oggi nella capitale comunitaia il portavoce dell’esecutivo europeo, Margaritis Schinas, rispondendo alle domande dei giornalisti nel consueto inconto giornaliero. Appoggio condiviso anche dalle due superpotenze, Usa e Russia, ai rispettivi Paesi che stoicamente appoggiano.

Il presidente del parlamento kosovaro Kadri Veseli ha ricevuto l’ambasciatore degli Stati Uniti in Kosovo, Greg Delawie, come ha confermato lui stesso in un messaggio pubblicato sul suo profilo Facebook. Al centro dei colloqui, la fase finale del dialogo tra Pristina e Belgrado. Veseli ha riconfermato l’impegno delle istituzioni del Kosovo nella fase finale del dialogo per la normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi. «È fondamentale avere un consenso e una piattaforma comune come in questa fase», ha scritto Veseli sottolineando che gli Stati Uniti sostengono «con successo la conclusione del dialogo, che garantisce stabilità e pace nei Balcani, mentre apre la via al Kosovo per l’adesione all’Onu, alla Nato e all’Ue», ha chiarito il presidente del parlamento di Pristina.

Dall’altro lato, lo storico legame tra Serbia e Russia porterà il presidente Vladimir Putin in visita a ottobre o a novembre a Belgrado per restituire quella che il suo omologo farà il prossimo 15 settembre per parlare poprio di Kosovo e dell’integrità territoriale e alla sovranità della Serbia. L’ambasciatore Aleksandr Cepurin, secondo quanto riferisce l’emittente Rts, ha precisato che la visita del presidente russo sarà preceduta dall’arrivo di centinaia di rappresentanti delle istituzioni e delle imprese di Mosca, poiché nel mese di ottobre si terrà una riunione del Comitato misto per la cooperazione Serbia-Russia. Nei primi otto mesi dell’anno, ha reso noto l’ambasciatore, lo scambio commerciale fra i due Paesi è aumentato del 20%. Cepurin ha auspicato a questo proposito che il volume totale dello scambio commerciale possa alla fine dell’anno superare i 3 miliardi di dollari.

La giornata era iniziata con la sessione straordinaria del parlamento di Pristina, per l’approvazione del nuovo team per i negoziati con la Serbia. Il vicepremier Fatmir Limaj è stato individuato dal governo kosovaro quale nuovo capo negoziatore, mentre il suo vice è l’altro vicepremier Enver Hoxhaj. Componenti della squadra saranno anche il ministro degli Esteri Behgjet Pacolli e l’ex capo negoziatore Avni Arifi. Il primo ministro Ramush Haradinaj non ne fa parte, ma ha ribadito che nessuno nell’ambito di questo processo ha il mandato per discutere su una modifica dei confini tra Kosovo e Serbia. Nonostante questa sia la volontà e la linea del presidente kosovaro Thaçi, l’opposizione, e in buona parte anche il governo, sono contrari a proposte che «mettano a rischio gli attuali confini del Kosovo». Ma è anche vero che «l’adesione Ue dei Paesi dei Balcani occidentali può avvenire solamente dopo la risoluzione delle dispute bilaterali e quindi dopo la demarcazione dei confini tra tutti i Paesi», come ha ribadito lo scorso 26 agosto il commissario Hahn.

L’accordo finale fra Belgrado e Pristina potrebbe contenere degli elementi vincolanti per la formazione di una comunità autonoma di municipi serbi in Kosovo: lo rivela l’agenzia di stampa serba Tanjug citando fonti riservate a Bruxelles. Mentre il ministro degli esteri serbo Ivica Dačić ha evocato la possibile convocazione di una conferenza internazionale per chiudere il contenzioso. Dačić ha parlato di una possibile “Dayton 2“, con riferimento agli accordi di Dayton (Usa) che nel novembre 1995 posero fine alla guerra in Bosnia. «Presupposto per questo è che vi sia un avvicinamento tra le rispettive posizioni», ha spiegato il ministro degli esteri serbo al quotidiano Srpski Telegraf. Anche a suo avviso le posizioni sono ancora lontane. Una eventuale conferenza internazionale, ha osservato Dačić, dovrebbe comunque tenersi prima del maggio 2019, quando scadrà il mandato della Commissione europea.

 

Fiasha Van Dijk

Foto © Fomiche.net, European Commission, Artizans, Inavukic

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