I demoni di Odessa: fra passato e attualità

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Pubblicato per la prima volta in Italia il romanzo “I cinque” di Vladimir Jabotinsky, intellettuale e politico, figura cardine per la nascita dello Stato ebraico

25 Febbraio 2019 | di | Cultura - Libri

Esorcismo del tempo potrebbe definirsi il romanzo I cinque di Vladimir Jabotinsky, tentativo di recuperare, attraverso la narrazione, i fantasmi della propria giovinezza, mettendo in scena il mito della città che li ha realmente ospitati: Odessa. Un universo cosmopolita, animato da cento lingue diverse, abitato da un gran numero di ebrei, ma anche di italiani, di greci e da numerose altre etnie. Una città dall’afflato mediterraneo, capace di evocare sentimenti nostalgici struggenti, come nei celebri racconti di Babel’.

Rispetto a quest’ultimo la figura di Jabotinsky appare più sfuggente, ritagliata frettolosamente nel diorama di un’epoca particolarmente contrastata, forzatamente piegata alle esigenze di un’ideologia, quella della destra israeliana, in verità molto più complessa nella declinazione offerta dallo scrittore di quanto possa apparire a prima vista.

Un perenne oscillare fra individualismo ed esigenze collettive, fra liberalismo e nazionalismo marchia la sua esperienza estetica, della quale I cinque è uno dei frutti maggiori. Anche il suo ebraismo appare sradicato dalle radici yiddish, trapiantato in un contesto russo al quale risulta ugualmente estraneo. La categoria del tragico segna dunque l’esperienza di Jabotinsky, perennemente lacerato fra realtà e idealismo.

La pacifica convivenza odessita inizia a scricchiolare nel pogrom del 1871. Al tramonto del secolo Odessa è già un luogo decadente, lontano dalla fioritura culturale ed economica degli anni precedenti. Il romanzo si inquadra allora in quel filone letterario che vede fra i suoi massimi esponenti Musil, Roth, Perutz, Lernet-Holenia, e con essi tutta una messe di scrittori in grado di cogliere i germi del disfacimento. Un mondo si sgretola per rendere possibile l’edificazione del nuovo. Nella sua caduta, molte vite vengono travolte.

È questa la trama de I cinque. Una famiglia ebraica si sfalda, disgregandosi sotto le spinte della storia. I rampolli dei Mil’grom scelgono traiettorie impervie, tutte più o meno fallimentari nella loro incapacità di rapportarsi a un mondo in rapida e violenta evoluzione, si dibattono come marionette sull’orlo del baratro destinato a inghiottirli.

Figure del sottosuolo incontrano tragici destini. Il ciarlatano Serëža, inadatto alla vita per sua esplicita ammissione, una sorta di Stavrogin ebraico, seduce la moglie e la figlia di Rovenskij, venendo da questi sfigurato con il vetriolo. Marko, il cercatore di Dio, assume atteggiamenti che ricordano l’idiota di Dostoevskij, salvo poi sparire misteriosamente seguendo il miraggio di una voce immaginaria.

Indimenticabile il personaggio di Marusja dalla quale il narratore, alter ego dello stesso Jabotinsky, è inevitabilmente attratto. “Un fiore della decadenza”, viene definita nel libro, una ragazza capace di irradiare amorevole sollecitudine attorno a sé, toccando nel contempo gli estremi di una moralità distante dalle convenzioni borghesi. Una figura ricca e controversa, destinata a una tragica fine.

Su tutto aleggia lo spirito di Odessa, una città sfiorata dall’utopia della fratellanza universale, improvvisamente preda di un odio sconosciuto sino ad allora. Scenari di grande attualità, se pensiamo alla strage perpetrata nel medesimo luogo nel 2014, un episodio odioso sul quale ancora non è stata fatta piena luce. I semi dell’odio, già sparsi a piene mani all’epoca di Jabotinsky, hanno attecchito in profondità. Per questo non possiamo far altro che provare un senso di ineffabile nostalgia per la vecchia Odessa, per quel vento di spensieratezza che, per un’epoca effimera, ha accarezzato le sue coste, sparendo per sempre nelle pieghe del tempo trascorso.

 

Riccardo Cenci

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Vladimir Jabotinsky

I cinque

Voland Editore

Traduzione e cura di Marta Zucchelli

Pg. 320 € 16,00

 

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