I restauratori degli orologi posti negli antichi campanili medievali

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Novelli Indiana Jones del nostro tempo, il caso di un gruppo di appassionati marchigiani di meccanica che intervengono per rispristinare il funzionamento dell’antico simbolo

22 Agosto 2019 | di | Costume

Nell’agosto del 2013 un gruppo di cittadini di Montefiore dell’Aso (Ascoli Piceno), appassionati di meccanica, decisero di restaurare l’antico orologio solare presente sulla facciata della vecchia chiesa di San Filippo del loro Paese. L’orologio appariva scolorito e prossimo a scomparire del tutto. Nel mentre il gruppo di lavoro, costituito dall’Ing. Oronzo Mauro, Giampaolo Valori, Guido Cossignani, Giuseppe Basili, Oliviero Gottardi, operavan al restauro, si pose il problema del rispristino del funzionamento dell’antico orologio meccanico della torre della stessa chiesa, costruito dall’orologiaio meccanico Pietro Mei nel 1855, e fermo da oltre 60 anni, che un rovinoso progetto di automazione avvenuto negli anni 80, ne aveva aggravato il funzionamento.

Il gruppo di lavoro ebbe grande successo, il ché ha portato l’associazione culturale, con il patrocinio del Comune di Montefiore, ad aprire un vero e proprio museo dellaMeccanica del Tempo”. L’Ing. Oronzo Mauro è membro attivo del SISFA – Società italiani storici della fisica e dell’Astronomia, è direttore scientifico del Science Museo Lab (una rete di musei scientifici e didattici tra le province di Ascoli Piceno, Fermo e Milano) nonché della associazione restauro antichi strumenti scientifici di Brera, e Managing director presso Accenture nell’ambito del quale lavora in diversi Paesi europei. È fautore di un progetto europeo per ripristinare antichi orologi in tutte le città o paesi che richiedano l’intervento del gruppo di lavoro specializzato.

Nell’intervista concessa a Eurocomunicazione, l’ingegnere (nella foto a destra) dichiara che nel Museo di Montefiore è riuscito a raccogliere testimonianze antiche: «sono esposti 5 orologi solari di cui 1 emiciclo romano del II secolo, ci sono orologi da parete e 10 orologi da torre Monumentali, oltre a 200 altri tipi di orologi». Vista la notorietà del gruppo e la missione, ripristinare antichi orologi a torre, il sindaco Enrico Piergallini e l’assessore Rossi del Comune di Grottammare, non lontano da Montefiore dell’Aso, hanno dato incarico a Oronzo Mauro di restaurare l’antico orologio civico del vecchio incasato sito in Piazza Peretti, meccanismo anche questo prodotto dal maestro orologiaio Pietro Mei a metà dell’Ottocento.

La prima parte del restauro si è conclusa ai primi di agosto di quest’anno e il curatore lo ha presentato nella medievale piazza intitolata a Felice Peretti (Sisto V – 227^ pontefice, in carica dal 1585 al 1590 e nativo di questo paese) al sindaco e ai cittadini. Il curatore dell’opera, l’Ing. Oronzo, ha poi intrattenuto i presenti  con un’interessante lezione sugli orologi antichi. Ha rivelato di aver trovato nell’archivio del comune documenti risalenti ai primi anni del 1800 quando il territorio de la Marca era territorio pontificio: «c’è un calendario del 1843 – dichiara Mauri- su come inviare la corrispondenza a Fermo e in altri distretti e di come i cittadini potessero ritirarla a un certo orario e in certi giorni al suono delle campane, un servizio che veniva dato ai cittadini e ai contadini.

Nella piazza Peretti si affacciano l’antica chiesa di San Giovanni Battista, ove è sito ora il museo sistino, il Palazzo Priorale, l’Altana dell’orologio e il Teatro dell’Arancio del 1700. Poco distante la seicentesca chiesa di Santa Lucia attribuita all’architetto Fontana voluta da Sisto V. «La misurazione del tempo» – spiega Oronzo Mauro – «è caratterizzato da tre momenti storici: l’ora del tempo dei romani che arriva  al primo medioevo nel quale il giorno finisce con il tramonto del sole, le terme dei romani avevano l’orologio solare sulle pareti e tutte le case dei patrizi ne erano dotate. L’ora Italica, dal 1300 in poi con orologi forniti di  meccanismi e contrappesi o ad acqua. Gli orologi erano mono lancetta ed erano a sei ore o dodici ore.

L’ora nel periodo francese, che va dal XVIII secolo alla Rivoluzione francese, dove le lancette finiscono alla mezzanotte e le 12 ore si ripetono due volte. Le Marche all’epoca, erano territorio pontificio, e Grottammare, come in tutte le altre diocesi, la vita dei cittadini era scandita dalle ore dedicate alla preghiera. Col tempo tutte queste preghiere andarono a formare la Liturgia delle Ore o Ufficio Divino. Questa liturgia venne incontro all’esigenza dei monaci medievali – qui erano presenti quelli di Farfa – che con la riforma di San Benedetto decretò la regola da applicare a questa consuetudine, stabilendo i sei momenti di preghiera: le Lodi all’alba, la Prima alle sei, la Terza ora alle nove, la Sesta alle 12, la Nona alle 15 e i Vespri al tramonto, tutte rigorosamente scandite dagli orologi a torre esistenti sui campanili delle chiese.

L’orologio, ora restaurato di Grottammare, è in ferro battuto con telaio a castello di forma quadrata con contrappesi costituiti da grossi ciottoli ed è opera del maestro orologiaio Pietro Mei del 1844. Un anno era necessario al maestro per costruire un orologio. Nel Catasto Gregoriano «abbiamo trovato che nella piazzetta era presente anche un orologio solare, quest’ultimo apparteneva alla Compagnia del Santissimo Sacramento. L’edificio è del 1813 ed era del Comune, qui c’era anche un forno e in questo territorio una ferriera. «Anche Galileo Galilei» – prosegue Oronzo Mauro – «si rese conto che il pendolo era strumento utilissimo per la misurazione del tempo e costruì un meccanismo apposito. Negli ultimi due anni della sua vita, nella villa dello scienziato, confluirono sedicenti discepoli con il compito di carpire allo scienziato le sue conoscenze.

Novelli 007 per spionaggio scientifico sugli studi del tempo. Ma Galileo fu anche un industriale ante litteram – spiega l’Ing.Mauro – perché aveva una bottega con oltre trenta lavoranti, con i quali impinguava il suo patrimonio costruendo cannocchiali che vendeva in Europa a caro prezzo». Durante il periodo napoleonico le Marche subirono anche la rivoluzione del tempo perché le ore del giorno, secondo Napoleone, dovevano essere di 10 ore e i giorni della settimana altrettanti, ma questa rivoluzione durò solamente sei mesi. Ritornando  all’orologio di Grottammare costruito da Pietro Mei, questi ebbe come maestro orologiaio Antonio Po che morì a Cingoli nel 1826 mentre stava costruendo, aiutato dal Mei, l’orologio della torre che aveva un pendolo di oltre due metri di lunghezza.

A Grottammare esistono  importanti chiese come quella di San Martino, eretta sulle rovine di un antichissimo tempio dedicato alla Dea Cupra e la cui presenza è attestata già dal X secolo. La Chiesa di Sant’Agostino, collocata su una ripida strada che porta al borgo antico, ha il campanile mozzato, perché ubbidendo a una disposizione pontificia, il convento annesso alla chiesa, aveva ospitato il monaco agostiniano Martin Lutero durante il suo viaggio verso Roma prima del grande scisma. Dal punto di vista storico questa cittadina è nota per l’incontro che si ebbe il 12 ottobre 1860, nel Palazzo Laureati tra Vittorio Emanuele II lì ospitato, e una delegazione di notabili partenopei che gli offrirono formalmente il Regno delle Due Sicilie, il cui confine era a pochi chilometri di distanza. Insomma una terra ricca di storia ma anche di grande gastronomia visto che in questi territori le olive all’ascolana e i cremini fritti, i maccheroncini di Campofilone, la fanno da padroni, annaffiate da Rosso Piceno e bianco Falerio.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Giancarlo Cocco

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