“Il botanista”: l’avventura di Marc Jeanson dell’Herbier di Parigi

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Con 8 milioni di esemplari catalogati, l’erbario del Museo di Storia Naturale è il più grande del mondo. Uno scrigno di biodiversità al quale attingere per ricavare informazioni preziose

8 Ottobre 2019 | di | Ambiente - Libri - Scienza

Il libro Il botanista, scritto da Marc Jeanson con Charlotte Fauve, è un racconto sorprendente. A cominciare dal suo autore: Jeanson dal 2013 è direttore dell’Herbier National, l’erbario che a Parigi in seno al Museo Nazionale di Storia Naturale conserva 8 milioni di esemplari di piante e funghi. Una funzione che questa istituzione svolge da qualche secolo: per la precisione, dal 1708, quando il botanico Joseph Pitton de Tournefort ne diede l’avvio, donando la sua collezione. È la più grande raccolta di questo genere nel mondo, e come quantità supera persino quella dell’erbario dei Royal Botanic Gardens di Kew a Londra, faro mondiale nello studio delle piante.

La parola erbario a molti evoca ricordi d’infanzia: la margherita raccolta con la nonna e riposta in un libro, il trifoglio preso nel prato con la maestra alle elementari e incollato sul quaderno… Cose di altri tempi, che nell’era in cui tutto è digitalizzato e le piante si riconoscono cliccando su una app possono sembrare totalmente inutili e superati. Già, a cosa serve mantenere un gigantesco erbario come quello parigino? E cosa spinge un trentenne come Marc Jeanson a lavorare fra campioni di piante essiccate, su carta ingiallita dal passare del tempo? Le risposte a questi interrogativi sono nel libro Il botanista, che è al contempo una sorta di autobiografia e di viaggio nel passato, alla scoperta delle personalità che con il loro contributo hanno consentito lo sviluppo dell’erbario parigino, segnando in parallelo la storia della botanica.

A volte le scelte cruciali della vita dipendono da un’altra opzione che abbiamo dovuto scartare. Alla fine del liceo, l’autore si iscrive a Veterinaria. Il primo impatto con le dissezioni è un trauma. Disgustato dall’odore dei guanti di lattice e dei cadaveri degli animali, scopre per caso l’esistenza di un tempio della botanica, l’Herbier. Inizia così una carriera in cui Marc trova finalmente la strada accademica per dedicarsi alle palme, che lo affascinavano fin da ragazzino, coronando il suo sogno di diventarepalmologo”. L’erbario è un mondo popolato da bizzarri studiosi. Curioso è il ritratto del professor Gérard Aymonin, precedessore di Jeanson, una vita dedicata alle piante. «Si aveva l’impressione che avesse memorizzato tutto ciò che cresceva sulla superficie della Terra», scrive.

Le dettagliate schede non sono più solo una testimonianza dei secoli passati, in cui gli imperi coloniali sognavano attraverso le piante di impossessarsi di nuove ricchezze. E in cui i botanici erano al servizio di sovrani e di compagnie commerciali, che finanziavano le loro spedizioni. Gli studi sul Dna oggi ci consentono una mappatura ben più precisa delle piante e da un campione dell’erbario talvolta è possibile ricavare informazioni preziosissime sulla biodiversità, sull’evoluzione e sulla distribuzione geografica della pianta. Oggi sono censite circa 400 mila piante vascolari (cioè dotate di steli, foglie e radici), ma potrebbero essere ben di più. Quell’Arca di Noè che sono gli erbari risultano strategici in questo Antropocene in cui le distruzioni provocate per mano umana stanno portando all’estinzione di tante piante. Sapere dove è stato avvistato un vegetale in passato aiuta gli studiosi di oggi a mettersi sulle sue tracce.

Tutto questo ce lo racconta Jeanson, attraverso le sue esperienze personali. Non solo: gli aneddoti sui botanici del passato ci aiutano a entrare in un mondo sconosciuto ai più. Un universo di personaggi caratterizzati – oltre dall’amore per le piante – da spirito di avventura, un pizzico di incoscienza, bruciante curiosità e voglia di scoprire il mondo. Il viaggio, infatti, non era mai privo di rischi. Il grande Linneo, padre della classificazione botanica, mandava giovani studiosi in giro per il mondo a raccogliere piante. Dopo la morte di uno di essi e il risentimento della vedova, saggiamente decise di reclutare solo scapoli. Una scelta oculata: oggi sappiamo che uno su tre dei suoi botanici, infatti, non ritornò indietro vivo in Svezia.

 

Maria Tatsos

Foto: © Ufficio stampa Corbaccio

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Marc Jeanson, Charlotte Fauve

Il botanista

Corbaccio

Traduzione di Maddalena Togliani Fessart

pp.220, €16

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