Il lungo viaggio musicale dell’Accademia di Santa Cecilia

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Annunciata la nuova stagione, che si aprirà con “West side story” di Leonard Bernstein diretta da Antonio Pappano; presenti il governatore Zingaretti e la sindaca Raggi

10 maggio 2018 | di | Cultura - Musica

La stagione 2018/19 dell’Accademia di S. Cecilia si apre all’insegna di Leonard Bernstein, del quale ricorrono i cento anni dalla nascita. Dopo avergli dedicato un grande festival, l’istituzione romana vuole ribadire l’importanza del Maestro non solo dal punto di vista direttoriale, per il quale è universalmente riconosciuto, ma anche da quello compositivo. Per questo l’apertura del prossimo ottobre vedrà l’esecuzione di West side story, diretta da Antonio Pappano, alla sua tredicesima annata con l’Accademia.

Lo stesso Bernstein, del resto, si lagnava sovente di non essere adeguatamente considerato dal punto di vista autorale, mentre nessuno gli negava la gloria quando era sul podio, il gesto ampio e vitale, la passione del far musica che trasudava letteralmente dal suo volto. L’occasione è dunque ghiotta, per approfondire il discorso attorno a un protagonista imprescindibile del secolo scorso.

Ventotto concerti sinfonici, diciotto da camera, tre tour europei e una tournée asiatica, questi i numeri snocciolati dal presidente Michele Dall’Ongaro, il quale ha insistito sulla fondamentale presenza di un nuovo nucleo direttoriale, in grado di raccogliere l’eredità del passato. Figure che abbiano qualcosa da dire, sottolinea Pappano, evidenziando come la parola routine non figuri nel vocabolario ceciliano.

Fra i nomi che, negli ultimi anni, hanno caratterizzato i concerti dell’Accademia, troviamo Mikko Franck, reduce dal recente successo del wagneriano Olandese, Andres Orozco-Estrada, Gustavo Dudamel, Daniele Gatti e altri ancora. Grande colpo la presenza di Kiril Petrenko, il cui incarico con i Berliner rende di ardua reperibilità. E ancora veterani come Temirkanov e Bychkov. Da segnalare infine la prima volta di John Eliot Gardiner, impegnato in un concerto dedicato a Berlioz e Dvořák che testimonia la sua vocazione per nulla limitata alla musica antica, ma aperta alle esperienze più varie.

Musica antica che annovera alcuni dei più accreditati specialisti del repertorio come Ton Koopman, Trevor Pinnock, Fabio Biondi, Marc Minkowski, Federico Maria Sardelli, Giovanni Antonini e altri ancora. Nella stagione da camera non mancano poi i grandi solisti, da Yefim Bronfman a Radu Lupu, da Emanuel Ax ad András Schiff, solo per nominarne alcuni.

Pappano ha voluto sottolineare alcuni momenti ai quali tiene particolarmente, come quello che accosta il concerto per violino di Berg, sorta di requiem profano, al Requiem di Mozart (nel gennaio 2019). Peculiare il programma che avvicina Schönberg a Gerschwin (a cavallo fra gennaio e febbraio), un’alchimia suggerita dalle comuni esperienze statunitensi, pur nella totale diversità d’ispirazione.

Presenza autorevole quella del compositore John Adams, che dirigerà il suo oratorio The gospel according to the other Mary nel prossimo novembre, un evento in coproduzione con Romaeuropa Festival.

Il governatore della Regione Lazio  Zingaretti e la sindaca Raggi, eccezionalmente presenti alla conferenza di presentazione, hanno sottolineato le importanti sinergie fra l’istituzione musicale e la politica. In un momento di incertezza, alla cultura spetta il compito di risollevare le sorti della tanto tormentata Capitale italiana.

Grande notizia per gli under 18, che potranno accedere gratis ai concerti se accompagnati da un adulto maggiorenne, che avrà comunque lo sconto del 10%. Una maniera per formare le nuove generazioni, avvicinandole al nostro patrimonio musicale.

In conclusione Dall’Ongaro ha, come di consueto, anticipato l’apertura della stagione 2019/20, che vedrà l’esecuzione della Grande Messa dei Morti di Berlioz. Future importanti iniziative riguardo la musica contemporanea verranno infine annunciate prossimamente.

 

Riccardo Cenci

Foto © Riccardo Musacchio / Ianniello

 

 

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