Il paradosso dell’Europa Centrale: Polonia Paese che ama e odia l’Ue

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La destra estrema marcia su Varsavia con tacito sostegno del governo, ma gli ultimi sondaggi indicano che i cittadini rimangono convinti europeisti

24 Novembre 2019 | di | Europa - in evidenza - Politica

Lunedì 11 novembre decine di migliaia di persone si sono messe in marcia a Varsavia per una manifestazione organizzata da diversi gruppi dell’estrema destra polacca. Il giorno dell’indipendenza della Polonia dà occasione ormai annuale a una delle più grandi manifestazioni nazionaliste di tutta l’Europa. Si sentivano gli slogan di “Dio, onore, patria!” e “No all’Unione europea!” nella folla di bandiere bianche e rosse.

«Dobbiamo ritornare alle nostre radici. Il nostro mondo ha abbandonato Dio e il Cristianesimo», urla Robert Bakiewicz, capo di uno dei gruppi organizzatori della marcia. «Moriremo come le nazioni dell’Europa occidentale stanno morendo». Il giorno 11 novembre i polacchi celebrano la fondazione, nel 1918, della seconda repubblica di Polonia, nata dopo la fine della prima guerra mondiale.

Secondo il municipio circa 47.000 persone hanno partecipato alla marcia. Per gli organizzatori invece stimano che fossero 150.000. Anche un piccolo gruppo di esponenti dall’Italia di Forza Nuova ha preso parte alla manifestazione. Nel 2015 il partito Legge e Giustizia (PiS) vinse le elezioni con il 37.6% dei voti, avendo fatto una campagna elettorale con un programma politico ultracattolico, conservatore, euroscettico, e antiliberale.

Nell’ottobre del 2019, quando i polacchi ritornarono alle urne per eleggere il nuovo parlamento, PiS vinse ancora con il 43.6% dei voti, però perdendo la sua maggioranza nel Senato. L’affluenza alle urne era al 61%, la più elevata da almeno tre decenni. Critici della manifestazione accusarono il PiS di tacitamente incoraggiare i gruppi di radice fascista e antisemitica, che ogni anno organizzano la marcia. I portavoce di PiS hanno sempre negato tutte le accuse.

Nel 2018 il presidente Andrzej Duda, alleato del PiS, indisse un evento in concomitanza con la marcia, però decise di camminare a parte, distante dalle manifestazioni più aperte di nazionalismo. E quest’anno anche il PiS ha optato per tenere i propri eventi separati dal resto della marcia. «La nostra nazione ha una missione e dovrà compierla», ha dichiarato il capo di PiS Jaroslaw Kaczynski. «La nostra missione è di sostenere le fondazioni della nostra civiltà cristiana».

Frequentemente la retorica di PiS è caratterizzata da attacchi a gruppi minoritari e dall’affermazione di politiche identitarie. Leistituzioni dell’Unione europea sono accusate di voler imporre i propri valori liberali sulla Polonia; valori considerati incompatibili con una certa visione religiosa e tradizionale del Paese. Le tensioni fra Varsavia e Bruxelles rimangono alte. La Commissione ha avviato una procedura da Articolo 7 dei Trattati (sul funzionamento dell’Unione europea) contro la Polonia, esprimendo preoccupazioni che essa stia violando le norme democratiche dell’Ue. Inoltre la Commissione ha anche presentato due casi alla Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) contro il governo. Il più recente a ottobre per presupposti attacchi illiberali del governo contro l’indipendenza della magistratura.

Nonostante gli scontri accesi tra la Commissione e la Polonia, sia il governo che l’Ue si rivelano popolari fra il popolo. Anzi i sondaggi indicano che i polacchi hanno più fiducia nel Parlamento europeo che nel loro medesimo. Per di più, tra 13 Paesi dell’Unione intervistati, i cittadini polacchi sono i più inclini ad assentire che l’Ue è democratica, effettiva, e importante per il futuro del loro Paese. Invece hanno espresso una fiducia nel proprio Parlamento di solo 3 o 4 su una scala di 10, un valore sotto la media europea.

Certamente la popolarità dell’Ue e la fiducia posta in essa dai polacchi nasce in parte dalla repentina crescita economica di questi ultimi anni. Infatti la crescita del Pil della Polonia nel 2018 era la terza maggiore in tutta l’Unione dopo Irlanda e Malta, sfiorando il 5,2%. Inoltre l’80% degli export e il 69% degli import della Polonia si effettuano con Stati membri dell’Ue.

Infine ma certamente di non minor importanza, ogni anno lo Stato polacco riceve significanti contributi fiscali dall’Unione europea. Prendendo il 2017 come anno rappresentativo, il governo polacco ha contribuito circa 3 miliardi di euro al bilancio comune, mentre ha ricevuto 12 miliardi in aiuti, cioè il 2.67% del Pil. Infatti la Polonia rimane il Paese che ottiene, sottraendo i contributi versati, la maggiore parte dei fondi spesi dall’Unione.

Invero i sentimenti dei cittadini e del governo polacco verso l’Ue hanno qualcosa di paradossale. Vi esiste allo stesso tempo sia un ripudio dei valori culturali e sociali dell’Europa a 28, sia un riconoscimento che una parte non insignificante della prosperità degli anni recenti è intrinsecamente legata al fatto che lo Stato sia membro dell’Unione. Per giunta il vantaggio che la Polonia trae dal libero movimento di beni e soprattutto di persone dentro l’Ue, rimane incontestata all’interno del Paese.

Alla domanda qual è il primo sentimento che vi viene in mente quando pensate all’Unione, il 30% dei polacchi risponde speranza, e il 30% dubbio. Tuttavia le relazioni con l’Ue sono tinte da una certa ambivalenza, che nei prossimi anni potrebbero mutarsi verso il peggio, se i fuochi del populismo illiberale continuassero a divampare nell’Europa centrale, alimentati da rancori storici.

Quello su cui non c’è dubbio è il fatto che il desiderio dei cittadini polacchi di abbandonare l’Ue in imitazione del Regno Unito, è pressoché inesistente. In un sondaggio recente il 91% favorisce la continuata appartenenza all’Ue, diversamente solo il 5% sostiene una cosiddetta Polexit“.

Però le infrazioni contro il governo polacco continuano ad ammontarsi. Intanto alcuni Paesi membri cominciano a risentire il fatto che pur rifiutando la solidarietà e i valori dell’Unione europea, la Polonia continui a ricevere sostanziali aiuti economici. In effetti nell’Unione non mancherebbero Paesi con economie rallentate a cui una parte di quegli aiuti gioverebbe molto. Prima o poi il governo polacco, o più precisamente il popolo, si troverà a dover decidere quali siano le sue vere priorità. Ma quel giorno non è ancora arrivato, e per adesso l’estrema destra marcia a Varsavia svettando le bandiere bianche e rosse.

 

Sikandar Amiji

Foto © EuroNews, Times of Israel, Wikimedia Commons

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