Il ruolo svolto dall’istruzione nel sostenere l’integrazione dei rifugiati

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Tavola rotonda organizzata dal Consiglio d’Europa, dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e dalla Città di Strasburgo

4 Marzo 2019 | di | Mondo

Si chiama “European qualification passport for refugees” (Eqpr), il progetto attraverso il quale viene rilasciato un documento, un vero e proprio “Passaporto”, appunto, con la valutazione delle qualifiche accademiche di rifugiati che hanno conseguito un titolo finale di scuola secondaria o universitario, ma che non hanno con sè la relativa documentazione per dimostrarlo. Un documento che contiene anche le informazioni sulle esperienze lavorative e sulle competenze linguistiche dell’individuo.

Di questo e del ruolo svolto dall’istruzione nel sostenere l’integrazione dei rifugiati nelle società di accoglienza è stato il tema di una tavola rotonda organizzata dal Consiglio d’Europa, dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e dalla Città di Strasburgo il 1° marzo presso il Municipio della città. Organizzata nell’ambito del Passaporto europeo per il riconoscimento delle qualifiche dei rifugiati (Eqpr), è stata seguita da una cerimonia, di consegna del certificato delle competenze Eqpr ai rifugiati che erano stati esaminati nel corso di una sessione di valutazione, tenutasi a Strasburgo.

Si sono rivolti ai partecipanti Nawel Rafik-Elmrini, vicesindaco di Strasburgo, incaricata degli Affari europei, internazionali e dei diritti umani, Snežana Samardžić-Marković, direttrice generale della Direzione Democrazia del Consiglio d’Europa e Roland-François Weil, rappresentante dell’Unhcr presso le istituzioni europee a Strasburgo. Rappresentanti delle Università di Strasburgo, Cagliari e Clermont-Ferrand, della Città di Bergen e dell’Ong grecaSolidarity Nowhanno raccontato le loro esperienze e gli insegnamenti tratti nell’ambito delle loro attività a sostegno dell’integrazione dei rifugiati in ambito universitario e nell’economia locale. Amel Al Ariqi, ha condiviso la sua esperienza in quanto partecipante al progetto CoLAB, finanziato dal Programma congiunto Unione europea/Consiglio d’Europa DISCO.

Primo ateneo a partire col progetto in Italia, l’Università di Cagliari è dunque stata indicata come modello dal Consiglio d’Europa. Presente il rettore Maria Del Zompo, orgogliosa del «percorso che sarà riproposto anche quest’anno», come ha commentato al Network di Redattore sociale. Il Consiglio d’Europa ha invitato il prorettore per l’internazionalizzazione, Alessandra Carucci, a raccontare il modello dell’ateneo nel corso dell’evento “Hand in hand to support refugees’ integration – education, training and recognition of qualifications”, in programma il 1° marzo nella capitale europea. L’appuntamento è stato realizzato a livello europeo per favorire il supporto e l’integrazione dei rifugiati.

Nel luglio scorso l’Università di Cagliari aveva rilasciato ilpassaporto europeoa 12 giovani che avevano superato positivamente la valutazione curata dal Centro di Informazione sulla Mobilità e le Equivalenze Accademiche, con una commissione di esperti di altri centri internazionali NARIC (National Academic Recognition Information Centres), sotto il coordinamento del Consiglio d’Europa. Gli studenti, provenienti dal Senegal, dalla Guinea, dalla Nigeria, dal Mali, dal Marocco, dal Pakistan, dall’Algeria, dal Camerun e dalla Costa d’Avorio, che avevano richiesto il riconoscimento dei propri titoli e ottenuto il documento (Eqpr), hanno avuto la possibilità di continuare gli studi presso l’ateneo con un’iscrizione regolare o con corsi singoli, in base al loro status.

 

Fiasha Van Dijk

Foto © Consiglio d’Europa

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