Il terrorista Battisti non vuole l’ergastolo. Ma chi è veramente?

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Dopo essere stato il tema di frizioni e accordi tra Italia, Francia, Messico, Brasile e Bolivia, oggi il pluricondannato è in isolamento nel carcere di Oristano

23 Febbraio 2019 | di | Politica

Per giorni se n’è parlato su ogni telegiornale, video, quotidiano, magazine, notiziario, social network, non solo italiano: l’ex terrorista rosso Cesare Battisti è stato finalmente catturato e portato in Italia dopo una lunga latitanza per scontare nel carcere di Oristano una condanna all’ergastolo con sei mesi di isolamento diurno. Come ogni notizia ha perso il suo interesse e oggi pochissimi se ne occupano, anche se il suo legale ha depositato l’istanza alla Corte d’Appello di Milano per commutare la sua pena dall’ergastolo a 30 anni di carcere. Ma al di là di tutto, che cosa è successo veramente e perché quest’uomo ha fatto parlare di sè da questa e dall’altra parte del mondo?

Partiamo dall’isolamento: questo tipo di condanna nota come 41bis fu introdotta nel 1986 con la Legge Gozzini la quale aggiungeva disposizioni in materia di carcerazione come i permessi premio, la semilibertà e la detenzione domiciliare e l’annullamento delle normali regole detentive in casi particolari. A seguito della strage di Capaci ordita da Cosa Nostra nel 1992 ai danni del magistrato antimafia Giovanni Falcone, che perse la vita insieme alla moglie e alla scorta, la 41 bis fu estesa con il Decreto antimafia Martelli-Scotti esclusivamente per i detenuti accusati di mafia e agli indagati-imputati di criminalità organizzata. Le misure detentive previste l’isolamento, l’ora d’aria, sorveglianza costante da parte di un servizio speciale di polizia penitenziaria che non ha contatti con il personale carcerario, le visite sono limitate per parenti e avvocati ad una mensile, senza contatto fisico e anche la posta viene controllata costantemente e censurata.

Ma chi è Cesare Battisti?

Battisti nasce a Cisterna di Latina nel dicembre del 1954 da una famiglia contadina di tradizioni comuniste, tanto che da giovane si iscrisse al Partito Comunista Italiano da cui successivamente prese le distanze. La sua fu un’adolescenza segnata da piccoli furti e rapine che lo porteranno all’arresto nel 1977 per aver aggredito un Sottufficiale e nel carcere di Udine conobbe Arrigo Cavallina ex terrorista veronese e uno dei fondatori del gruppo eversivo “Proletari Armati per il Comunismo” dai quali prenderà le distanze durante il periodo di detenzione (verrà trasferito per questo nel carcere di Rebibbia in quanto unico carcere che all’epoca disponeva di una sezione per coloro che si dissociavano dai gruppi eversivi, per proteggerli)  entrando anche nel sistema rieducativo carcerario.

I PAC traggono le origini dalla rivistaRosso” organo ufficiale dell’Autonomia Organizzata dal 1974 e intorno alla quale gravitavano i militanti di sinistra. In quegli anni la rete della rivista cresce esponenzialmente tanto da dar vita a numerosi collettivi e qui si sviluppa il tema detto  “carcerario”. Nasce così la rivistaSenza Galere” che vede tra i propri membri Pietro Mutti e lo stesso Cavallina che ne diventerà direttore. Il passaggio da semplici rapinatori a nucleo armato avverrà a Novara col ferimento del medico del carcere. Diventeranno uno dei gruppi terroristici di sinistra più prolifici – per attentati-  degli anni di piombo (periodo storico compreso tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’80 in cui la dialettica politica spesso sfociava in violenza e attentati. Prende il nome dal film della regista Margarethe von Trotta per la similitudine col clima di quegli anni della Germania Ovest).

Battisti rimarrà affascinato dagli ideali di Cavallina tanto da entrare a far parte dei PAC nonostante abbia spesso affermato che all’epoca, militava con il “Fronte Largo”, “Autonomia Operaia” e “Lotta Continua”. Quest’ultimo, il cui leader era Adriano Sofri, oggi saggista e scrittore, era uno dei gruppi maggiori della sinistra extraparlamentare di matrice comunista operaista e rivoluzionario che operò dal 1969 a seguito della scissione nel Movimento operai-studenti di Torino durante la rivoluzione del Sessantotto. Con lo scioglimento di Lotta Continua, tra i vari gruppi nascenti vi era Autonomia Operaia, nella quale confluirono diversi militanti di vari movimenti di stampo extraparlamentare. Battisti attribuirà i reati, compresi quelli precedenti, aespropri proletariseguendo le ideologie dei gruppi armati. Fu poi accusato di aver commessi e organizzato degli omicidi, dai quali lo stesso Battisti si è sempre dichiarato innocente in quanto, a detta sua, prese le distanze dai movimenti eversivi successivamente al sequestro e uccisione da parte delle Brigate Rosse (BR) di Aldo Moro a cui prese parte un suo amico, Mutti con cui militava nei Pac.

Le BR sono state l’organizzazione terroristica più numerosa e longeva degli Anni di Piombo nate dall’unione di più movimenti simili per ideologia, ma non sempre d’accordo sul modus operandi, ideologizzando la costruzione del comunismo in Italia attraverso azioni politico militari ma rifiutando sempre l’appellativo di gruppo terroristico, preferendo quello di guerrigliero (c’era anche una sorta di gerarchia interna di stampo militare). Fu proprio Mutti, divenuto collaboratore di giustizia, ad accusare Battisti di aver commesso e organizzato gli omicidi del maresciallo agente di custodia del carcere di Udine Andrea Santoro accusato dai PAC e da Lotta Continua di maltrattamenti ai danni dei detenuti, di abuso di potere e abuso di ufficio e assassinato per strada in un agguato, del gioielliere milanese Pierluigi Torregiani, e del macellaio veneziano Lino Sabbadin, accusati di essere uomini di destra che praticavano la difesa armata come se fossero una milizia. Entrambi avevano sventato un esproprio proletario, come erano dette le rapine dell’epoca, con l’uso di armi da fuoco causando la morte o il ferimento dei rapinatori. E infine dell’omicidio di Andrea Campagna, agente della Digos responsabile di aver arrestato gli assassini del delitto Torregiani.

L’inchiesta giudiziaria che lo coinvolge si distingue in tre processi, primo grado, di appello e cassazione e si svolgeranno tra il 1981 e il 1993 con un episodio bizzarro: il primo processo fu rinviato poichè una donna colpita da un attacco di panico, tentò il suicidio buttandosi dalla finestra. La prima istruttoria con autorità giudiziaria competente territorialmente Milano in quanto il maggior numero di reati furono commessi nella città, fu condotta nei confronti di una trentina di imputati accusati di banda armata e numerosi crimini associati, tra i quali l’omicidio Torregiani. La seconda istruttoria li accusa di banda armata e per gli altri omicidi Santoro, Sabbadin e Campagna. Le accuse mosse contro Battisti risulterebbero provenire esclusivamente dalle dichiarazioni dell’ex compagno Pietro Mutti messe a confronto con le testimonianze di Cavallina e dell’ex fidanzata di Battisti. Le confessioni fatte però sembrerebbero in alcuni punti contraddittorie, come nell’omicidio Torregiani in cui Mutti accuserà anche se stesso per poi cambiare versione sostenendo che fu lo stesso Battisti a confidargli il delitto. Farà così anche per gli altri omicidi tanto che la Corte di Cassazione giungerà alla conclusione che: «Questo pentito è uno specialista nei giochi di prestigio tra i suoi diversi complici, come quando introduce Battisti nella rapina di viale Fulvio Testi per salvare Falcone […] o ancora Lavazza o Bergamin in luogo di Marco Masala in due rapine veronesi. Del resto, Pietro Mutti utilizza l’arma della menzogna anche a proprio favore, come quando nega di avere partecipato, con l’impiego di armi da fuoco, al ferimento di Rossanigo o all’omicidio Santoro; per il quale era d’altra parte stato denunciato dalla DIGOS di Milano e dai CC di Udine. Ecco perché le sue confessioni non possono essere considerate spontanee».

Alcuni membri dei PAC accuseranno anche la polizia per il presunto uso della violenza e di torture al fine di estorcere confessioni e lo stesso Battisti sostenne che nessuno avrebbe fatto il suo nome, fatta eccezione per Mutti per ottenere uno sconto della pena. Si sono creati così un gruppo colpevolista che gli attribuisce i reati ascrittigli e una frangia innocentista che sostiene la tesi per cui Battisti sarebbe stato utilizzato come capro espiatorio, non convinti dai metodi brutali e dalle accuse infondate mosse a suo carico e insospettiti anche dall’arresto dell’avvocato difensore Gabriele Fuga (il quale non ha potuto preparare un’adeguata difesa) accusato di essere un fiancheggiatore del suo assistito. Anche i test che furono condotti sulle armi non portarono ad alcun risultato, fatta eccezione per il proiettile rinvenuto sul luogo del delitto Torregiani risultante appartenere al compagno Memeo. La sentenza della Cassazione vede Battisti condannato all’ergastolo per i delitti Campagna e Santoro e a 13 anni per concorso in omicidio per l’omicidio Torregiani.

I familiari delle vittime passeranno trentasei anni nell’indignazione e nello sconforto totale a causa della latitanza di Battisti che, condannato all’ergastolo, riesce a fuggire dal carcere di Frosinone scappando prima in Messico e poi a Parigi frequentando la comunità di latitanti italiani che viveva grazie alla dottrina Mitterrand (dal presidente francese che la scrisse, volta a non concedere l’estradizione a persone imputate o condannate, in particolare italiani, ricercati per «atti di natura violenta ma d’ispirazione politica», diretti contro qualunque Stato, purché non diretti contro lo Stato francese, qualora i loro autori avessero rinunciato a ogni forma di violenza politica, concedendo di fatto un diritto d’asilo a ricercati stranieri che in quel periodo si rifugiarono in Francia. Questa prassi era basata su dichiarazioni orali di Mitterrand, e – secondo vari giuristi – si poneva in contrasto con le obbligazioni internazionali della Francia derivanti dalla vigenza di svariati trattati).

Nel periodo parigino conoscerà la donna che sarà sua moglie fino al 1997 e dalla quale avrà una figlia, lavorerà come portiere e incomincerà una carriera di scrittore di romanzi noir anche in francese come “Travestito da uomo”, “L’Orma Rossa”, “Nouvel an, nouvelle vie”, “Copier coller”. Quando nel 2004 Battisti viene arrestato a Parigi, i giudici concedono l’estradizione, grazie alpatto Castelli-Perben” che, per reati commessi prima del 1982, limitava l’estradizione solo per i casi di eccezionale gravità, per evitarla si dà alla fuga facendo perdere le sue tracce per molto tempo fino a quando viene intercettato in Brasile dove aveva chiesto asilo come rifugiato politico nel 2009 facendo così crescere dei dissapori nei rapporti tra Italia e Brasile. Qui convolerà a nozze per la seconda volta. Mossa forse determinata dal fatto che la legge brasiliana, grazie alle nozze, gli fa ottenere automaticamente un visto permanente senza quindi la possibilità di essere estradato.

Sembra piuttosto ampia la rete di protezione che si estese intorno alla figura di Battisti. Sembrerebbe, a suo dire, che furono alcuni membri dei servizi segreti francesi a fornirgli dei documenti italiani con false generalità e con un codice particolare che avrebbe permesso di rintracciarlo in qualsiasi momento, aiutandolo quindi a raggiungere il Brasile. Non solo servizi segreti, ma anche personaggi appartenenti all’ambiente radical-chic con cui poi pubblicherà alcuni dei suoi libri lo sostenevano, come la scrittrice Fred Vargas. Ha goduto della protezione e del sostegno dell’Internazionale Rossa che coordina l’azione dei comunisti nei sindacati, grazie alla quale sarà messo in contatto con il sindacato del presidente brasiliano Luiz Inácio da Silva soprannominato Lula il quale gli concesse lo status di rifugiato politico impedendone così l’estradizione dopo aver promesso solennemente al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di rimandarlo in Italia.

Divenuto presidente del Brasile Jair Messias Bolsonaro, il Tribunale Supremo Federale aveva ordinato un mandato esecutivo di arresto in quanto vi era un possibile pericolo di fuga: Bolsonaro anche prima di essere eletto aveva manifestato la volontà di estradarlo. Questo “Regalo fatto a Salvini” come da lui scritto su Twitter, può essere visto come un messaggio che il neopresidente ha voluto mandare al popolo per marcare la rottura col passato, manifestando anche in vista delle Europee, il suo apprezzamento verso Salvini e la politica del presidente Usa Trump con i quali auspica una solida alleanza. Potrebbe anche essere stata una scelta data dal bacino di voti di italiani e di italo-brasiliani (come lo stesso Bolsonaro) che sono in gran numero sul territorio. Grazie alla collaborazione tra Digos di Santa Cruz, l’Interpol e della Criminalpol, Battisti è stato alla fine arrestato in Bolivia, dove per giorni era stato rintracciato e pedinato per accertarne l’identità, e portato in Italia. Il resto è storia recente.

 

Gianfranco Cannarozzo

Foto © Exame, Jornal O Sul, Veja, Antimafia2000, YouTube

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