In Europa la peggiore siccità dal 2003. Tra le zone meno piovose anche il Nord Italia

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Nel rapporto della Commissione europea allarme pure per Benelux, Francia, Repubblica Ceca, Spagna, Ungheria e soprattutto Germania

22 Agosto 2015 | di | Ambiente - Attualità - Europa

Scarsità di piogge e prolungate ondate di caldo e afa hanno provocato in Europa una delle peggiori siccità dell’ultimo decennio: fra le aree più colpite c’è il Nord Italia. E’ tutto scritto in un rapporto del Joint Research Centre della Commissione europea, che riporta come, tra giugno e luglio di quest’anno, la maggior parte del Vecchio Continente sia stato meno piovoso della decade, portando a una siccità fra le peggiori mai registrate.

Tra le altre zone più ferite dalle condizioni meteo ci sono il Nord della Spagna, il Benelux (Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo), La_Garonne_à_Toulouse_1l’intera Francia, la Germania – per i meteorologi tedeschi si è trattato della più grave siccità degli ultimi 50 anni – Repubblica Ceca e Ungheria. Modelli informatici e immagini satellitari, come spiegano diversi scienziati, hanno rivelato che la carenza di pioggia dal mese di aprile in Europa ha avuto effetti visibili già da inizio giugno sul contenuto di umidità dei suoli e sulle condizioni della vegetazione.

Non mancasse questo le stesse aree sono state, inoltre, interessate dall’eccezionale ondata di caldo di origine africana che quest’anno ha fatto raggiungere livelli record per il continente europeo, come evidenziato anche dagli ultimi dati del Noaa (agenzia federale statunitense per la meteorologia) che hanno rilevato come luglio sia stato a livello globale il mese più caldo da quando c’è disponibilità dei dati, ovvero dal 1880.

Embalse_de_CalandaIl rapporto diffuso da Bruxelles mette in risalto come le anomalie termiche abbiano riguardato in particolare l’area mediterranea, soprattutto la Spagna, dove l’ondata di afa è stata ancora più estesa di quella registrata nel 2003, con temperature massime al di sopra dei 30 gradi per 30-35 giorni, con punte di 40, appunto, per la penisola iberica.

Non solo danni, però: per attività quali turismo, produzione vitivinicola e rifornimento di energia solare hanno ovviamente beneficiato di queste condizioni, come si legge nella ricerca, ma molti altri settori produttivi e ambientali ne hanno sofferto: dalle restrizioni idriche alle perdite agricole, dalle interruzioni per la navigazione all’aumento di incendi.

 

Sophia Ballarin

Foto © Wiki e Creative Commons

(Nelle prime due la Garonna a Tolosa in Francia, nell’ultima la diga semi prosciugata del comune aragonese di Calanda in Spagna)

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