Antonio Tajani, sovranismo europeo per un’Ue dei cittadini

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A tu per tu con il presidente del Parlamento a due settimane dallo scioglimento della Camera di Strasburgo per le prossime elezioni del 26 maggio

8 Aprile 2019 | di | Attualità - Europa - in evidenza - Politica

Il primo presidente italiano da quando l’elezione del Parlamento europeo è a suffragio universale, Antonio Tajani, a poche settimane dalle elezioni che riguarderanno tutti gli Stati membri dell’Unione europea (con l’incognita Brexit) e a circa due dallo scioglimento dell’Eurocamera, rilascia un’intervista a Eurocomunicazione facendo il punto della situazione sulle ultime novità europee e italiane.

Già commissario europeo ai Trasporti dal 2008 al 2010 e poi all’Industria e all’Imprenditoria dal 2010 al 2014 (quando poi lasciò per candidarsi alle Europee), Antonio Tajani ha una lunga storia di partecipazione alla politica europea e ancora prima italiana. Giornalista, Ufficiale dell’Aeronautica Militare Italiana, ha vissuto in gioventù cinque anni in Francia, dove la famiglia aveva seguito il padre distaccato presso il comando della NATO.

  • Presidente Tajani, recentemente il Parlamento europeo ha approvato la Direttiva Copyright: perché è così importante per i cittadini degli Stati membri?

«L’accordo raggiunto fra Parlamento e Consiglio europeo mette fine al Far West digitale. I giganti del web dovranno prendersi le loro responsabilità. Con il via libera del Parlamento europeo la nostra Unione potrà beneficiare di regole moderne ed eque per la tutela dei diritti d’autore per il più grande mercato digitale al mondo.

Ricordo che le industrie culturali e creative sono uno dei settori più dinamici dell’economia europea, da cui dipende il 9% del PIL e 12 milioni di posti di lavoro. Senza norme moderne e adeguate per proteggere i contenuti europei e garantire un’adeguata remunerazione per il loro utilizzo online, molti di questi posti sarebbero stati a rischio, così come l’indotto.

Queste regole permetteranno di proteggere efficacemente i nostri autori, giornalisti, designer, e tutti gli artisti europei, dai musicisti ai commediografi, dagli scrittori agli stilisti. Garantire ai giornalisti un equo compenso per il loro lavoro era una priorità del Parlamento.  Con questa riforma assicuriamo una vera libertà di stampa e contrastiamo il fenomeno sempre più diffuso delle fake news, salvaguardando l’indipendenza e la qualità dei media, essenziali per una robusta democrazia. È nostro dovere difendere la cultura, senza buone norme scompare la nostra identità di cittadini europei».

  • Altro tema che interessa sono le politiche concrete del Parlamento Ue contro il cambiamento climatico

«La salvaguardia dell’ambiente è una delle priorità del Parlamento europeo. Siamo in campo a livello globale per il rispetto degli accordi sul clima di Parigi e garantiamo che ogni nuovo accordo commerciale preso con Paesi terzi rientri nei nostri parametri di sostenibilità ambientale.

Anche a livello interno, l’Unione europea è all’avanguardia mondiale. Soltanto nell’ultima plenaria di Strasburgo abbiamo approvato due leggi per controllare le emissioni di CO2 per i veicoli immatricolati nell’Ue e proibire la produzione e la distribuzione di plastiche monouso».

  • Recentemente in Italia ci si è molto concentrati sugli investimenti stranieri, in particolare cinesi: qual è la situazione in Europa e come sono protette le nostre aziende?

«L’Ue è da sempre paladina della libera concorrenza e di mercati aperti ad investimenti e commercio. A patto, però, che nessuno bari. La Cina non è un’economia di mercato, e utilizza in modo sistematico sussidi pubblici per drogare la competitività delle sue imprese, spesso controllate dallo Stato. Sottrae, inoltre, tecnologie europee sensibili attraverso pratiche sleali.

Ben vengano gli investimenti cinesi se aiutano a far crescere la nostra economia, ma dobbiamo fare attenzione che le regole siano valide per tutti, un vero level playing field globale.

Il caso dell’acciaio cinese importato dall’Indonesia ne è un’ulteriore dimostrazione. Soltanto in un’Europa in cui vigono regole di investimento chiare per tutti si può competere con le altre potenze mondiali. La nuova normativa sugli investimenti stranieri nell’Ue mira proprio a proteggere le nostre aziende da operazioni di investimento ostili dall’estero e promuove la competitività dell’industria europea».

  • In vista delle elezioni europee e delle alleanze post voto come si conciliano le politiche di Forza Italia e Lega alla luce dell’aperta denuncia di FI del fallimento delle politiche economiche del governo gialloverde?

«La realtà è che il governo Lega-5 Stelle non ha fatto nulla di ciò che è scritto nel programma di centrodestra. Se avessero ascoltato le nostre proposte per il rilancio dell’economia, come gli incentivi per l’assunzione dei giovani o il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione alle imprese, oggi il Paese non andrebbe verso la recessione. La Lega ha dovuto accettare il provvedimento assistenziale del reddito di cittadinanza, ma se tornasse tra i ranghi del centrodestra potremmo finalmente iniziare a lavorare insieme per rilanciare la crescita economica del nostro Paese, riducendo le tasse alle imprese, rilanciando il Sud e investendo nelle infrastrutture.

Inoltre da quando c’è questo governo, il fardello del debito pubblico che pesa su ognuno di noi ha subito una brusca accelerazione. Quest’aumento mi preoccupa molto. L’alto debito è il principale ostacolo alla nostra crescita e alla creazione di nuovo lavoro.

Anche a livello europeo, il centrodestra è l’unica alternativa per cambiare e migliorare l’Ue. Un’alleanza tra sovranisti è una contraddizione in termini, gli alleati perseguono obiettivi comuni, non interessi individuali. In Europa c’è spazio solo per sovranisti europei, perché solo uniti abbiamo la forza per dare risposte concrete ai cittadini e far sentire la nostra voce al tavolo con attori globali come Cina, Stati Uniti e Russia».

  • Gli ultimi preoccupanti sviluppi in Libia rischiano non solo di scatenare il caos nel Paese ma anche di acutizzare la crisi migratoria, con aumento di flussi principalmente verso Italia e altri Paesi del Mediterraneo

«In Libia l’Unione europea deve intervenire immediatamente e parlare con una voce unica e autorevole, contribuendo a una soluzione pacifica e democratica, nel quadro delle Nazioni Unite, come chiesto a più riprese dal Parlamento europeo. Un nuovo conflitto causerebbe solo altre perdite di vite umane e danni enormi al Paese e alla sua popolazione. La Libia è un partner strategico dell’Ue, il Paese gioca un ruolo chiave nella stabilità dell’intero Mediterraneo e nella gestione dei flussi migratori».

 

Giovanni De Negri

Foto © European Union, Giovanni De Negri

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