Italia premiata nell’Ue per la gestione della risorsa sangue

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Per l’organizzatore Zacharowski, «è un esempio per gli altri Paesi». Per il direttore del centro nazionale Liumbruno, «sono quasi due milioni di volontari» nella Penisola

4 aprile 2018 | di | Attualità - Scienza

L’Italia, capofila in Europa nella gestione della risorsa sangue del paziente prima, durante e dopo gli interventi chirurgici maggiori, che può salvare migliaia di vite, è stata premiata al Global Symposium Patient Blood Management di Francoforte. «L’Italia è il primo Paese in cui il Pbm è supportato ufficialmente dal Ministero della Salute e potrebbe fare da esempio per gli altri Stati membri», ha dichiarato Kai Zacharowski dell’ospedale universitario di Francoforte, organizzatore del convegno a cui hanno partecipato oltre 200 esperti di tutta Europa. Secondo alcuni studi, affrontare da anemici un intervento di chirurgia maggiore può aumentare il rischio di mortalità dal 3% al 10%. Il problema può riguardare dal 5 al 20% della popolazione italiana, mentre a livello globale, secondo una stima del settimanale scientifico Lancet, nel 2016 l’anemia da carenza di ferro era al quarto posto tra le patologie per anni vissuti con disabilità in 195 Paesi.

«La corretta gestione del paziente alla vigilia di un intervento chirurgico è un momento cruciale», ha spiegato Giancarlo Maria Liumbruno (al centro, nella foto d’apertura), direttore del Centro Nazionale Sangue, che ha ritirato il premio a Francoforte e illustrato il sistema italiano durante una sessione del simposio. «Sappiamo che il mancato trattamento dell’anemia pre-operatoria equivale all’erogazione di prestazioni sanitarie sub-ottimali, con un aumento del rischio di complicanze anche gravi». Il Pbm (dall’acronimo inglese patient blood management ) consiste in una serie di tecniche farmacologiche e non da adottare prima, durante e dopo l’intervento secondo tre passaggi: ottimizzare la capacità di produrre globuli rossi, ridurre al minimo il sanguinamento, ottimizzare la tolleranza verso l’anemia. Se ben applicato, il Pbm oltre a evitare le complicanze, può ridurre i tempi di degenza e ridurre sensibilmente i costi legati alle terapie trasfusionali.

In Italia sul Pbm sono state avviate diverse iniziative coordinate dal Centro Nazionale Sangue, per mandato del decreto ministeriale del 2 novembre 2015. Fra queste la campagna “Only One” con una pagina web dedicata e del materiale informativo tra cui un video sulla “giusta trasfusione”. Sono state inoltre pubblicate le linee guida regolatorie sul PBM per tutti gli ospedali del SSN, e messi a punto degli indicatori per verificarne l’applicazione. Come lo stesso direttore del Centro Nazionale Sangue Liumbruno aveva dichiarato lo scorso 29 marzo al Quotidiano Sanità «il plasma è una risorsa davvero strategica al pari dell’energia e dell’acqua potabile. Una ricchezza per tutti che è volontariamente donata da quasi due milioni di volontari in Italia».

 

Klivia Böhm

Foto © Centro Nazionale Sangue, Patient Blood Management

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