Italia unica ad aver diminuito il numero di ingegneri e scienziati

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Lo rende noto Eurostat, l’Ufficio di statistica dell’Unione europea, per i dati dello scorso anno. Sicilia prima tra le regioni per numero giovani neet, Campania seconda

19 settembre 2018 | di | Europa - Lavoro - Scienza

Nel 2017, il numero di ingegneri e scienziati nell’Unione europea è aumentato del 2% rispetto al 2016, arrivando a contare 16,5 milioni di persone, pari al 21% della forza lavoro in scienza e tecnologia in Europa. Riguardo la distribuzione dei lavoratori, si nota che per la maggior parte dei Paesi la quota di scienziati e ingegneri riflette la quota della popolazione, salvo i casi dei quattro Stati membri più popolosi: Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia.

Si vede infatti che in Germania e nel Regno Unito sono impiegati il 38% degli scienziati e ingegneri europei, mentre la quota di popolazione è del 29%. All’opposto, Francia e Italia impiegano il 16% di scienziati e ingegneri pur avendo una popolazione pari al 25% dell’Unione europea. Il Belpaese rappresenta un caso emblematico, in quanto unica Nazione ad aver diminuito gli occupati, scesi di 1.200 unità, raggiungendo quota 6,11% dell’Unione europea, a fronte di una popolazione pari al 11,8%.

Il segnale è certo sconfortante, specie perché i problemi di fondo risalgono alla metà degli anni ’80 e a questi se ne sono aggiunti poi di nuovi. Alla mancanza di un raccordo tra scuola e lavoro, è seguita una inesistente politica industriale, e continui tagli alla ricerca e istruzione. In sostanza è mancata una visione strategica di medio/lungo periodo e ci si è limitati a intervenire sui problemi immediati, avendo orizzonti temporali basati sul mero ciclo elettorale.

A questo si unisce il problema del Mezzogiorno. La fotografia scattata da Eurostat spiega come più di un giovane su tre è neet, ovvero non studia, non lavora e non sta nemmeno seguendo un percorso formativo. La Sicilia con il suo 39,6% si conferma anche nel 2017 maglia nera in Europa per numero di questi ragazzi nella fascia di età 18-24 anni. Vero è che rispetto al 2016 un leggero miglioramento c’è stato, dato che all’epoca il dato aveva toccato il 41,4%. Ma non basta per risalire le posizioni.

Se anche fosse avvenuto a scapito della penultima, la seconda peggior performance del Vecchio Continente è molto vicina: si tratta della Campania, con il 38,6% di neet (+2,4% dal 2016). Non solo, fra le 11 peggiori risultati d’Europa troviamo pure la Puglia (36,4%, +2,9% sul 2016) e Calabria (36%, +0,1%). Non bastasse questo le stesse regioni sono fra le ultime 5 regioni europee dove meno della metà della popolazione fra i 20 e i 64 anni lavora.

Posto che i problemi sono ben noti, è evidente che non si possa uscire dalla situazione attuale senza una visione complessiva che vada oltre il contingente e che sia in grado di formare una nuova realtà. I dati del Mezzogiorno spiegano chiaramente perché i giovani di queste zone preferiscono emigrare osedersi“, dato che sono tagliati fuori, scoraggiati anche nella ricerca di qualsiasi impiego legale.

 

Michele Nove

Foto © Eurostat, The Romanian Journal, lavoce.be, Il Fatto Quotidiano, Money

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