La “Frexit” spaventa tutti. È la fine dell’Ue?

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Per il commissario (francese) europeo Moscovici l’eventuale uscita paventata dalla Le Pen potrebbe segnare la fine del progetto comunitario. Germania e Italia in pista

13 febbraio 2017 | di | Attualità - Europa - Politica

L’uscita della Francia dall’Unione europea (la cosiddetta “Frexit“), proposta da Marine Le Pen, «sarebbe una tragedia per l’Europa e una catastrofe per la stessa Francia». Il programma della leader del Front National manda in fibrillazione la Commissione europea.

Nel giorno della pubblicazione delle previsioni economiche, è «l’incertezza politica» a dominare il dibattito. La ripresa continua per il quinto anno consecutivo, l’Eurozona che ha registrato 15 trimestri consecutivi di crescita e, per la prima volta da quasi un decennio, il Pil in salita in tutti i 28 Paesi dell’Ue.

Buone notizie su cui, però, pesano «rischi eccezionali» dovuti all’«incertezza politica» provocata «del brusco cambio di politiche negli Usa, per l’incerto risultato del negoziato sulla Brexit, per le crescenti divergenze in politica monetaria a livello globale e per le imminenti elezioni in grandi Stati membri».

Pierre Moscovici

Pierre Moscovici (commissario francese, ndr) lo ha scritto nel testo delle “Previsioni” presentato oggi. Ma in conferenza stampa è stato netto. In un anno elettorale per Francia, Germania, Paesi Bassi, Repubblica Ceca e, forse, Italia, i «rischi politici», come li ha definiti, che pesano sulle prospettive di crescita, «sono presenti in tutta l’Unione
europea, in molti Paesi e hanno un nome molto chiaro: il populismo anti-europeo». E ha definito «assurda e pericolosa» la volontà di uscire dall’Euro e dall’Europa «ovunque si manifesti, in Italia come in Francia», vista la domanda postagli sul Belpaese.

Tornando al proprio, il commissario, ex ministro delle Finanze, ha poi raccomandato a tutti i candidati di «seguire la traiettoria di riduzione del deficit». Percorso sul quale la Francia, a dire il vero, arranca e non poco (3,3% nel 2016, 2,9% nel 2017 e 3,1% nel 2018) e che fa scrivere al Financial Times che Parigi «è sulla via di rompere le regole di bilancio europee».

Jean-Claude Juncker

Un impegno, quello dell’esecutivo europeo contro il populismo, ribadito anche dal presidente della Commissione, Jean Claude Juncker. Che ha colto l’occasione della visita del presidente austriaco Alexander Van der Bellen (quello che nella ripetizione del ballottaggio ha nettamente battuto 54% a 45% l’ultranazionalista Norbert Hofer) per lanciare un nuovo appello agli europeisti del Vecchio Continente: «se volete battere il populismo, non ne ripetete i messaggi» e fate come Van der Bellen, che nella sua campagna elettorale «diceva e faceva esattamente il contrario» di quello che dicevano i nazionalisti. «Opponetevi ai loro punti di vista: non pensate a ragionare sulle sfumature, ma opponetevi direttamente».

Tornando alla Francia la giornata è stata molto movimentata. Nella campagna elettorale del candidato di “En MarcheEmmanuel Macron, tra i favoriti per la conquista dell’Eliseo nelle elezioni di primavera, si paventano (come si è detto in Usa) “ingerenze russe”: la denuncia arriva pubblicamente da Richard Ferrand e Benjamin Griveaux, rispettivamente segretario generale e portavoce del Movimento che appoggia Macron.

In particolare, i due puntano il dito contro l’influenza di siti internet «controllati al 100% dallo Stato russo» e «migliaia di attacchi informatici», che «guarda caso», giungono «proprio dai confini russi». Due media russi, Sputnik e Russia Today (RT), hanno pubblicato di recente le voci su una presunta “doppia vita” del trentanovenne ex ministro dell’Economia, in particolare, quelle riguardo la sua presunta love story segreta con il presidente di Radio France, Mathieu Gallet.

Federica Mogherini

Attacchi hacker russi che dal 2014 avrebbe subito anche la Farnesina, con a capo del dicastero Federica Mogherini prima (ora Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza) e Paolo Gentiloni dopo (ora presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana). Le incursioni sarebbero state scoperte a luglio dell’anno successivo, ma sono state svelate solo in questi giorni.

L’apertura di un fascicolo da parte della procura di Roma, in seguito ad una segnalazione del Centro nazionale anticrimine informatico della polizia postale, è quindi di molto antecedente la diffusione delle notizie sul cyber-attacco. Informazione in parte confermata anche dall’attuale ministro degli Esteri Angelino Alfano che, qualche giorno fa, ha rivelato di essere venuto a conoscenza della vicenda quando era ministro degli Interni del precedente governo.

La paura di subire nuovi attacchi si va diffondendo in Europa, soprattutto in quei Paesi dove nei prossimi mesi si svolgeranno delle elezioni cruciali. Secondo il quotidiano britannico Telegraph, negli ultimi giorni i servizi di Francia, Germania e Olanda avrebbero stretto un accordo di condivisione delle informazioni in vista degli appuntamenti elettorali. Il timore dell’intelligence è che gli hacker intendano confondere l’opinione pubblica.

Bernard Cazeneuve

Intanto l’importanza tuttora dell’asse franco-tedesco nella soluzione dei problemi europei è stata ribadita da Angela Merkel e dal neo primo ministro Bernard Cazeneuve nelle dichiarazioni alla stampa prima del loro incontro alla Cancelleria a Berlino. Sicurezza, lotta al terrorismo, immigrazione, Europa e rapporti transatlantici sono i temi al centro dell’incontro bilaterale, il primo da quando Cazeneuve è stato nominato premier. Domani Cazeneuve incontrerà anche il candidato Spd alla
cancelleria Martin Schulz, l’ex presidente del Parlamento europeo ora sostituito da Antonio Tajani.

Germania che pare l’unica ancorata (forse perché le conviene, vista la posizione Usa da quando è cambiato il presidente, vedi link) con buona parte delle forze politiche (almeno quelle che si contenderanno la Cancelleria) agli ideali europei. Nel giorno dell’elezione a presidente della Repubblica federale di Frank Walter Steinmeier, sembra difficile che l’AfD (Alternativ für Deutschland link) di Leif-Erik Holm e Frauke Petry possa realmente ambire a qualcosa di più di un voto di protesta.

Infine in Italia la cosiddetta “Destra trumpiana” riparte dal Congresso “sovranista”. Il cui simbolo torna la Fiamma Tricolore. La nuova forza politica di Gianni Alemanno e Francesco Storace, che guarda proprio al neo presidente americano e alla francese Le Pen, si propone come contr’altare di una coalizione di destra fortemente anti-Bruxelles, molto vicina alla Lega di Matteo Salvini e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.

Un asse talmente forte che i due ex esponenti della destra sociale di Alleanza nazionale annunciano la loro partecipazione alle primarie convocate sabato 8 aprile dal leader “lumbard”. Una coalizione aperta a tutte le realtà, da Forza Italia a Idea a Raffaele Fitto, già insieme ai tempi dei comitati del no al referendum renziano. Il progetto è ambizioso: creare un nuovo centrodestra, che, assicura Storace, «avrebbe strada spianata contro un Pd in crisi gravissima e un M5s che passa da un fallimento a un altro».

 

Klivia Böhm

Foto © Vox Political, European Union

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