La “Natività” del Caravaggio simbolo e patrimonio dell’umanità

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Il Vaticano si mobilita per ritrovare l’opera sottratta a Palermo dalla mafia nel 1969. Al Palazzo della Cancelleria della Santa Sede l’incontro per spiegare gli antefatti

15 ottobre 2018 | di | Arte - Attualità - Religione

Un mistero che dura da quasi cinquantanni e sul quale i magistrati tornano ad indagare. La procura di Palermo ha riaperto l’inchiesta sul furto dellaNativitàdel Caravaggio avvenuta nell’oratorio di San Lorenzo a Palermo nella notte del 17 ottobre 1969. Se ne è parlato a Roma presso il Palazzo della Cancelleria ove ha sede il Dicastero dello sviluppo umano integrale, della Santa Sede, per iniziativa del filosofo Vittorio V. Alberti con gli interventi dell’Arcivescovo Silvano Tomasi, la già presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi, che ha seguito il caso, l’insigne storico dell’arte Claudio Strinati, il Generale dell’Arma dei Carabinieri Fabrizio Parrulli del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale.

                     Rosy Bindi

Grazie al lavoro svolto dalla Commissione Antimafia e scorrendo le pagine della relazione stilata in merito, si scoprono interessanti rivelazioni dei pentiti di mafia che portano diritti in Svizzera. Come riporta la presidente Rosy Bindi: «determinanti sono state le testimonianze rese dal pentito Giuseppe Grado. Il quadro fu rubato nella notte tra il venerdì e sabato del 17-18 ottobre del 1969 da due ladruncoli analfabeti. Essi non conoscevano l’importanza del quadro» – prosegue  Rosy Bindi – «e lo portarono in una stalla in un quartiere malfamato di Palermo». Ne parlarono i giornali dell’isola ma anche di tutta Italia.

Racconta sempre Grado, «due giorni dopo il boss Gaetano Badalamenti mi chiese di ritrovare questo quadro, lo chiamava “U Caravaggiu”- ho sentito che ha un valore inestimabile – vedi tu che conosci tutti i ladri». Grado non ebbe difficoltà a rintracciare i due ladri che gli dissero: «… siamo usciti stanotte per rubare….stiamo morendo di fame». Grado tranquillizzò i ladri e disse loro che sarebbero stati ricompensati e davanti alla Commissione ha poi dichiarato che avrebbero preso 4 o 5 milioni di lire. Alla domanda se il furto era stato commissionato da cosa nostra, il pentito ha risposto negativamente,  che era stata una operazione autonoma della “batteria” dei ladri.

Secondo la relazione della Commissione, Badalamenti, all’epoca indiscusso capomafia, decise di lucrare sull’opera, si fece consegnare il quadro dai ladruncoli ricompensandoli con una somma irrisoria per il valore dell’opera, quindi avrebbe contattato un antiquario svizzero, trafficante di opere d’arte, che giunto a Palermo – riferisce la Bindi – «avrebbe pianto dinanzi alla grandezza dell’opera». Il Caravaggio è indubbio che partì dalla Sicilia intero – dice la relazione della  Commissione – ma per essere venduto con maggiore facilità sarebbe stato diviso in Svizzera in quattro parti. Il trafficante avrebbe rivenduto i vari pezzi dell’opera e tornato a Palermo avrebbe consegnato al capomafia una somma ingente.

Badalamenti ripagò Giuseppe Grado con una busta contenente 50 mila franchi svizzeri. I PM sono ora sulle tracce di questo misterioso trafficante. Come ha voluto ribadire Claudio Strinati, «è una storia semplice della banalità del male e del potere mafioso, capace di trattare un capolavoro d’arte – secondo recenti stime varrebbe 20 milioni di euro – come una cassetta di sigarette di contrabbando o una partita di droga, rapidamente trasferito all’estero in cambio di denaro sporco a beneficio di collezionisti stranieri privi di scrupoli».

                Claudio Strinati

La “Natività” del Caravaggio è il quadro più ricercato al mondo, per questo è nella FBI TopTen Art Crimes. Le ricerche continuano con il sostegno di tutte le istituzioni in particolare l’Arma dei Carabinieri con il suo fiore all’occhiello “Nucleo di Tutela del Patrimonio Culturale” che opera anche a livello internazionale, per arrivare un giorno a ritrovare l’opera e restituirla finalmente alla Chiesa, alla Città di Palermo all’intero mondo della cultura, e a tutti i cittadini che hanno subito l’ affronto di privarci di questo quadro prestigioso, formidabile simbolo e patrimonio dell’umanità che supera la distinzione tra credenti e non credenti.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Giancarlo Cocco

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