La pittura eclettica di Carlo Bononi fra Rinascimento e Barocco

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Il Palazzo dei Diamanti di Ferrara dedica una retrospettiva a questo pittore ingiustamente sconosciuto al grande pubblico e trascurato dalla critica

9 dicembre 2017 | di | Arte - Cultura

In un contesto dominato da strategie espositive che tendono a presentare sempre i medesimi nomi, in un’ottica che antepone il successo commerciale alla ricerca, piace segnalare una mostra dedicata a Carlo Bononi, nome quasi sconosciuto al grande pubblico, ospitata nelle sale del Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Ultimo sognatore lo definisce il sottotitolo dell’esposizione, individuando le coordinate di una maniera che, fortemente orientata verso un’impaginazione teatrale delle composizioni, sembra anticipare le acquisizioni del barocco.

La vocazione erratica, la tenacia infaticabile, l’indeterminatezza del dato biografico formano la geografia frammentaria di una personalità ancora tutta da indagare. Itinerari impervi definisco il suo percorso stilistico. Incerta la data di nascita, collocabile attorno agli anni ottanta del Cinquecento. La sua esperienza artistica muove dunque i primi passi all’inizio del nuovo secolo.

Il patrimonio rinascimentale, filtrato attraverso le incarnazioni di Domenico Monio, di Bastarolo e del Bastianino, costituisce il terreno dove attecchisce l’ispirazione di Bononi. Fascinazioni venete, riferibili in particolare al luminismo del Tintoretto, e bolognesi, definite dal naturalismo dei Carracci, lasciano un’impronta profonda nella sua arte. Eppure il contesto ferrarese, ancora legato a vecchi stilemi, non raccoglie subito le suggestioni crescenti della modernità.

Dopo gli inizi un po’ acerbi, Bononi conquista una propria voce riconoscibile e solida. Se il mercato pontificio è stabilmente nelle mani del più noto Scarsellino, altre commissioni permettono al giovane pittore di mettersi in mostra.

L’aspetto emozionale incrina l’impostazione tradizionale della pala d’altare, dispiegando tutto il proprio bagaglio narrativo. Esempio mirabile il San Carlo Borromeo (1611), prima opera pubblica realizzata a Ferrara, dall’impostazione sentimentale e già barocca, debitrice nei confronti di Ludovico Carracci. La coeva Annunciazione mostra un pittore già consapevole dei propri mezzi. La partecipazione emotiva non è immune dal modello tizianesco. L’introduzione di elementi tratti dalla vita quotidiana evidenzia un’aspirazione alla semplicità, al carattere intimo della visione divina.

Un evento traumatico è alla base della grande impresa di Santa Maria in Vado, emblema dell’arte bononiana. Dopo il sisma del 1570, l’edificio sacro viene infatti ricostruito e abbellito da un ampio progetto decorativo, incentrato su un programma iconografico ben definito. Il riferimento veneto è obbligato. Bononi prende a modello le formule già sperimentate con successo dal Tintoretto, in particolare nelle ardite prospettive dal basso verso l’alto e nelle soluzioni teatrali, anticipatrici della stagione pienamente barocca. Il ciclo appare come una complessa macchina destinata a infondere stupore.  

Un viaggio a Roma, dalle coordinate piuttosto nebbiose, completa l’esperienza del Bononi. Nell’assenza di documenti al riguardo, unico riferimento sono le opere. Il contatto con l’esperienza caravaggesca appare chiaro ad esempio nel San Paterniano che risana la cieca Silvia. Contrariamente a quanto fatto in passato, qui l’artista impagina le figure in maniera drammatica, mettendo in scena gestualità decise e pose peculiari che testimoniano l’influsso del Merisi.

La morte dello Scarsellino apre nuove possibilità di committenza nel panorama ferrarese. Nelle Nozze di Cana (1622) dimostra di aver assimilato il colorismo del Barocci e del Veronese, evidenziando una notevole versatilità. Numerose occasioni di lavoro vengono anche da Reggio Emilia, abitata da influenti famiglie, culla di nuovi poteri. Un clima certo favorevole all’ascesa di Bononi. Commissioni pubbliche e religiose consolidano la sua fama, il suo ruolo nell’ambito delle politiche artistiche della Casa d’Este.

Fra le altre opere esposte citiamo ancora l’Angelo custodeuna delle sue tele più celebri. Il soggetto, di rilevante novità, viene declinato in una maniera che rimanda al Reni. Un quadro divenuto icona della sensibilità seicentesca.

Strano destino quello del Bononi. All’ammirazione dei contemporanei segue un progressivo oblio. La sua riabilitazione si inserisce nel solco della riscoperta del Seicento italiano prima, e di quello emiliano poi. L’esposizione ferrarese costituisce un’occasione unica per riscoprire un artista centrale nelle dinamiche dell’arte ferrarese e non solo, eclettico e a volte contraddittorio, comunque sempre interessante nella sua capacità di riassumere le caratteristiche di un’intera civiltà figurativa.

 

Riccardo Cenci

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CARLO BONONI
L’ultimo sognatore dell’Officina ferrarese
Ferrara, Palazzo dei Diamanti
14 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018

Mostra a cura di Giovanni Sassu e Francesca Cappelletti, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara in collaborazione con Musei di Arte Antica del Comune di Ferrara.

Informazioni
tel. 0532 244949 | diamanti@comune.fe.it
www.palazzodiamanti.it

Ufficio stampa
Studio ESSECI – Sergio Campagnolo
tel. 049 663499 | info@studioesseci.net
www.studioesseci.net

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Immagini

In evidenza

Carlo Bononi

Trinità adorata dai Santi

Ferrara, Chiesa di Santa Maria in Vado

All’interno dell’articolo

Carlo Bononi
Annunciazione, 1611
Olio su tela, cm 284 x 194
Gualtieri, parrocchia di Santa Maria della Neve

Carlo Bononi
Angelo custode, c. 1625
Olio su tela, cm 240 x 141 Ferrara, Pinacoteca Nazionale

 

 

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