La Repubblica Ceca contro le restrizioni Ue per l’acquisto di armi

  • Condividi questo articolo

L’avvocato generale Eleanor Sharpston suggerisce alla Corte di respingere ricorso contro la normativa perché non incide sulla libertà di circolazione

28 Aprile 2019 | di | Europa

Quante volte sentendo o leggendo notizie di tragedie abbiamo pensato a come sia possibile che reperire armi da fuoco possa essere così facile?!

Un tema affrontato negli ultimi anni anche dall’Unione europea per il 2015-20 con il “programma europeo sulla sicurezza” che tra i vari punti comprendeva un Bando di Cooperazione di Polizia dal titolo “Iniziative transnazionali per combattere il traffico di stupefacenti e di armi da fuoco“.

Fortemente voluto per contrastare la criminalità e per tenere sotto controllo la vendita di armi, soprattutto a seguito degli attentati del 2015 a Parigi avvenuti nei pressi dello Stade de France a Saint-Denis, tra cui ricordiamo per la ferocia e il numero di vittime (circa 90) la strage del Bataclan nell’XI arrondisement, o gli attentati avvenuti a Copenaghen in cui persero la vita dei civili e degli agenti di polizia. Si ipotizzò che uno degli obbiettivi degli attentati potesse essere lo scultore e vignettista svedese Lars Vilks il quale si trovava in un noto locale jazz per un convegno in ricordo dell’attentato ai danni del giornale di stampo satirico Charlie Hebdo.

Per cercare di contrastare la criminalità il Parlamento e il Consiglio hanno introdotto delle modifiche alla direttiva 91/477/CEE in merito al controllo dell’acquisizione e alla detenzione di armi proibendo per uso civile quelle semiautomatiche e maggiori controlli sulla tracciabilità, anche delle parti essenziali. Definendo anche una misura di accompagnamento per il mercato interno. Nonostante queste modifiche siano state introdotte rendere più efficienti ed efficaci i controlli sulle armi, la Repubblica Ceca ha storto il naso e, anzi, ha mosso ricorso contro la nuova normativa.

Praga contesta la validità della direttiva di modifica sostenendo che «non mirerebbe a garantire la libera circolazione delle armi da fuoco in virtù della loro natura di merci specifiche commercializzate nel mercato interno ai sensi dell’articolo 114 TFUE (Trattato sul funzionamento dell’Unione europea) ma piuttosto avrebbe l’intento di armonizzare la materia della prevenzione dei crimini, in violazione dei Trattati. Inoltre, la Repubblica ceca fa valere che, nell’adottare la direttiva di modifica, il legislatore dell’Unione avrebbe completamente omesso di esaminare la questione della proporzionalità delle misure di cui trattasi, che sarebbero, invero, manifestamente sproporzionate, e che la direttiva di modifica violerebbe anche i principi di certezza del diritto, di legittimo affidamento e di parità di trattamento».

Sostiene inoltre che tale modifica violi il principio di proporzionalità e che non è stata condotta alcuna analisi d’impatto in conformità con l’Accordo interistituzionale di legiferare meglio tra il Parlamento europeo, il Consiglio dell’Unione europea e la Commissione europea.

Con la Sentenza dell’11 aprile 2019 l’avvocato generale, la londinese Eleanor V. E. Sharpston, suggerisce alla Corte di rifiutare tale ricorso in quanto le modifiche introdotte non intaccherebbero la libertà di circolazione di alcune tipologie di armi da fuoco e delle loro parti essenziali all’interno dell’Unione e che queste misure di sicurezza sono state adottate per scongiurare altri attentati terroristici come quelli del 2015 e cercare in generale di contrastare la criminalità, quindi era possibile che avendo ogni Paese preso delle misure di sicurezza, la libera circolazione sarebbe stata sottoposta a rigidi controlli.

L’avvocato ha anche spiegato come la normativa non intacca il diritto di proprietà in alcun modo, semplicemente prevede la confisca delle suddetta a determinati individui per motivi di ordine pubblico e ricorda come la Commissione abbia fatto in modo di non intaccare in alcuna maniera il mercato interno. Sono anche state riclassificate alcune tipologie di armi semiautomatiche.

Già dall’aprile dell’anno scorso con il primo ministro Milan Chovanec la Repubblica Ceca ha espresso il proprio disappunto, sostenendo in un’intervista per una tv locale che «in un momento storico in cui il mondo sta diventando meno sicuro, disarmare coloro che rispettano la legge è semplicemente illogico» e che questa direttiva potrebbe creare delle tensioni e incrinare i rapporti con l’Unione.

Il ministro teme che tale normativa sia inefficacie e che anzi possa far aumentare i guadagni del mercato nero e che possa causare un problema per la stabilità del Paese, oltre al causare danni alle associazioni pro armi. Anche l’europarlamentare Dita Charanzová, vicepresidente della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori nonchè vicepresidente del partito Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa, si è espressa contro tali modifiche sostenendo che questo argomento potrebbe portare a una sfiducia dei cittadini cechi nei confronti dell’Ue e che questa legge non sia particolarmente efficace. Limiterebbe i legali possessori piuttosto che aumentare la sicurezza, sarebbe semplicemente una manovra più che altro politica.

La Charanzová si è battuta molte volte su questo tema, sostenendo anche che la legge ceca su tale argomento è molto funzionale e dovrebbe essere presa da esempio dall’Unione. Il dibattiti è così acceso per il semplice fatto che la Repubblica Ceca ha la più alta percentuale di porto d’armi per difesa personale e su tale argomento, una delle leggi più liberali dell’Unione.

Nonostante questi dati risulta essere uno dei Paesi più sicuri dell’Unione. Questo è un argomento molto caro per i cittadini cechi che la vivono come un senso di libertà ritrovata dopo anni di dittatura, per questo hanno spesso manifestato contro il disarmo sostenendo che un cittadino armato potrebbe fermare un criminale. Hanno anche un emendamento che consente ad ogni cittadino di possedere armi da fuoco per la difesa personale e della proprietà, e possono utilizzarle anche per la difesa del Paese in casi particolari come potrebbe essere un atto terroristico. La Repubblica Ceca suggerisce l’idea che i cittadini armati siano una risorsa, un esercito silente pronto all’azione nel caso sia necessario, piuttosto che un possibile problema.

 

Gianfranco Cannarozzo

Foto © Wikipedia, Pixabay

 

 

  • Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *