La Siria, fra molti fuochi ma dimenticata

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Russia e Cina bocciano la proposta di tregua, tra l’indifferenza di Bruxelles e di Washington, che sembra avere altro a cui pensare dopo l’elezione di Trump

8 Dicembre 2016 | di | Attualità - Mondo - Politica

La Siria si è trasformata nella cartina di tornasole del cambiamento della politica internazionale. Basti considerare gli ultimi avvenimenti: lunedì la richiesta in seno al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di adottare una risoluzione che stabilisse la tregua ad Aleppo è stata bocciata dal veto di Russia e Cina.

I rapporti tra le due potenze asiatiche diventano sempre più stretti: non soltanto per i numerosi accordi commerciali stipulati in ogni settore, ad iniziare da quello energetico, ma anche e soprattutto per gli accordi di natura politica.64002_security_council_adopts_ceasefire_agreement_in_gaza

La Cina non ha ostacolato in nessun modo le operazioni russe in Ucraina del 2014, non ha alzato la voce in ambito internazionale contro Mosca, né ha chiesto sanzioni. Parliamo di prismi differenti con alcune facce combacianti: Paesi poco aperti all’Occidente, con governi non campioni di democrazia, dove le influenze esterne non sono bene accette. Alla luce di questo si legga la telefonata da Washington per Taiwan: l’idea di un presidente americano apparentemente incontrollabile e incontrollato non può di certo calmare gli animi, al massimo potrebbe far compattare i fronti. Di certo c’è che la telefonata arriva all’indomani delle critiche esposte da Trump verso la svalutazione dello yuan e il potenziamento dell’esercito cinese.

Nel frattempo, sale negli Stati Uniti l’insofferenza verso Putin e la sua Russia, come sembrano dimostrare le recenti dichiarazioni di Deborah Lee James, segretario dell’Aeronautica statunitense: «Ci occupiamo di tante minacce, ma la Russia è una minaccia reale per gli Usa a causa della sua potenza nucleare»

Donald Trump, da parte sua, non ha ancora mostrato interesse o inamicizia verso Putin. Rimane da capire che atteggiamento deciderà di adottare il neoeletto presidente degli Stati Uniti. Certo è che un possibile obiettivo di separazione dell’asse Mosca-Pechino sarà difficile da raggiungere se le offerte non saranno adeguate.

Anche in questo caso, la gestione della crisi siriana però non getta buona luce suoi reciproci rapporti: Washington sembra aver un po’ tirato i remi in barca e lasciato a Mosca il controllo della situazione o comunque la parte attiva delle operazioni. Continue accuse reciproche avvelenano rapporti già tesi. Aleppo è stata riconquistata in queste ore dalle truppe di Assad: in un ipotetico scenario di vittoria contro l’Isis, chi potrà mai schierarsi contro il legittimo sovrano per rovesciarne il potere?

In queste ore Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti e Canada, tornano a chiedere una tregua affermando «l’urgente necessità di un cessate il fuoco immediato, per permettere alle Nazioni Unite di portare assistenza umanitaria alla popolazione di Aleppo est e di fornire soccorsi umanitari ai fuggiaschi», ma Mosca non può permettersi di mollare un nemico in fuga e non ha nessuna intenzione di concedere la tregua.

La Siria, ormai è sotto gli occhi di tutti, non può più contare su un intervento, anche tardivo, dell’Europa, che ha preferito risolvere la questione pagando Ankara affinché si occupasse dei rifugiati. Una Turchia sempre più asiatica e sempre meno europea, decisa a rafforzare l’alleanza con Pechino e Mosca attraverso l’entrata nella SCO.

 

Ilenia Maria Calafiore

Foto © hir.ma e UN

 

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