La Venaria Reale, lo splendore dopo l’abbandono

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Recuperata grazie anche al contributo straordinario dell’Unione europea, aperta al pubblico nel 2007, la Reggia è oggi fra i siti italiani più visitati

5 novembre 2017 | di | Arte - Cultura

Nella storia della Venaria Reale il tempo della gloria e quello del declino si intrecciano indissolubilmente. La sua genesi architettonica parla di una serie di progetti grandiosi, talmente utopistici da risultare solo in parte realizzati. Dalla metà del Seicento alla fine del Settecento ben cinque architetti al servizio dei Savoia si avvicendano nell’immenso cantiere, senza venire a capo della faraonica impresa.

L’abbandono della Reggia coincide con la progressiva spoliazione dei suoi beni. Dal 1798, con l’arrivo delle truppe napoleoniche, la Venaria abdica al proprio ruolo di residenza di corte. Già nel 1804 il magnifico palazzo appare in completa rovina. Il processo di smantellamento dei pavimenti, delle suppellettili e degli arredi viene organizzato da Carlo Salmatoris di Roussillon, intendente ai Beni della Corona Imperiale in Piemonte, ormai sotto il controllo francese. Le sue ricchezze vengono destinate al Palazzo di Torino, destinato a ospitare lo stesso Napoleone in caso di un suo passaggio sul territorio, e ad altre residenze. Una rovina che non si arresta neppure quando Vittorio Emanuele I, nel 1814, torna nei suoi possedimenti.

Visto lo stato di conservazione del luogo, il Progetto La Venaria Reale assume subito le proporzioni di una sfida. Il palazzo, ferito dal trascorrere del tempo e dall’incuria degli uomini, appare come un rudere dagli equilibri precari. Nel 1998 un contributo straordinario dell’Unione europea, insieme all’impegno del ministero per i Beni e le Attività culturali e degli enti locali, rende possibile l’avvio di uno delle più ambiziose imprese di recupero mai avviate sul nostro continente, concretizzatasi nel 2007 con la restituzione al pubblico della Reggia e dei suoi giardini.

Il risultato, in continuo aggiornamento, è sotto gli occhi di tutti. Ad accogliere il visitatore un allestimento pensato dal geniale Peter Greenaway. Dieci personaggi dell’epoca, impersonati da attori quali Ennio Fantastichini, Giuseppe Battiston, Alessandro Haber, Remo Girone e altri ancora, proiettati su grandi schermi che circondano il pubblico, esemplificano gli archetipi caratteriali della vita di corte. La modernità incontra l’antico, in un risultato vitale e accattivante.

Addentrarsi nelle sale del palazzo significa seguire la complessa e avvincente storia dei Savoia i quali, partendo da un territorio marginale, riuscirono a recitare un ruolo di primo piano nello scacchiere europeo. La galleria dei ritratti espone immagini dei maggiori sovrani sabaudi, provenienti dal Castello di Racconigi e parte della collezione raccolta dall’ultimo re d’Italia, Umberto II.

Pur privo degli arredi originari, il percorso espositivo appare ben costruito e affascinante nella narrazione storica. Arricchisce la visita la  Scuderia Juvarriana con il Bucintoro, realizzato fra il 1729 e il 1731, unico esemplare originale al mondo offerto in uno spettacolare allestimento, e le carrozze regali. Infine i giardini, recuperati senza cancellare i resti archeologici delle strutture seicentesche purtroppo demolite, la Fontana d’Ercole e il Tempio di Diana. Un progetto che ben si integra con il paesaggio circostante.

Il palazzo viene inoltre usato come sede espositiva. Al momento attuale si possono visitare una mostra dedicata a Giovanni Boldini, una al fotografo Peter Lindbergh, insieme a una video installazione ispirata al genio di Caravaggio. Completano l’offerta una mostra su Lady Diana nel ventennale della morte, e un allestimento di sculture moderne incentrato su tredici maestri italiani fra i più noti del panorama attuale.

Patrimonio UNESCO dal 1997, il complesso viene oggi gestito dal Consorzio di Valorizzazione Culturale La Venaria Reale,  ammirevole esempio di sinergia fra contesto pubblico e privato. In dieci anni di apertura la reggia è riuscita a imporsi come punto di riferimento assoluto nel panorama culturale del territorio, mostrando inoltre ampi e ambiziosi margini di crescita futura.

 

Riccardo Cenci

Foto © Riccardo Cenci

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Per informazioni e prenotazioni: tel. + 39 011 4992333

www.lavenaria.it

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