L’autonomia militare europea non è contro la Nato

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I Paesi del Vecchio Continente (Ue + UK) vogliono realizzare il progetto di Difesa. Per velocizzare le decisioni Juncker propone fine unanimità. Dentro anche i britannici

17 febbraio 2018 | di | Attualità - Europa - in evidenza

Alla conferenza sulla sicurezza di Monaco un dato è certo: l’Unione europea nella sua attuale formula (28 Paesi comprensivi della Gran Bretagna) vuole la sua difesa. Distinta dall’alleanza atlantica. Con un metodo decisionale “emancipato”, come ha insistito senza mezzi termini il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, chiarendo anche che per diventare più “efficienti” e “capaci” nella politica mondiale. «Su Esteri e Difesa occorre eliminare il criterio dell’unanimità», ha spiegato il capo dell’esecutivo Ue. Ma senza strappi con la Nato: nessuno intende mettere in dubbio il ruolo dell’Alleanza Atlantica, è la precisazione che ricorre nei diversi interventi al summit.

Perfino una molto rassicurante Theresa May ha auspicato che il contratto sulla difesa fra Bruxelles e Londra possa partire senza esitazioni entro la fine del 2019, nonostante la Brexit. Perché la
sicurezza europea e quella del Regno Unito coincidono, ha dichiarato la premier di Sua Maestà. E con un “ritorno” a pieno titolo del protagonismo francese, anche se in passato la Ced finì proprio perché furono loro a sfilarsi: il discorso del premier Edouarde Philippe era tutto teso a rivendicare una «difesa europea di cui essere orgogliosi». Non solo, la Francia «vuole svolgere un ruolo attivo nell’Alleanza atlantica, e vuole stare a fianco ai partner», ha rimarcare ancora di più l’invariabilità dei ruoli e rapporti con la Nato. Attenzione ha destato il premier austriaco Sebastian Kurz, secondo il quale nel mondo di oggi «non sono i più grandi a mangiare i più piccoli, ma i più veloci a mangiare i lenti».

Anche Sigmar Gabriel, ministro degli Esteri tedesco, ha usato toni molto decisi. L’Europa deve avere una «comune proiezione di potere nel mondo», perché oggi la partita è fra sistemi concorrenti, liberali e autoritari. Un ragionamento che non pare essere diretto alla Russia, vista la richiesta di assicurare la tregua di Minsk con i caschi blu dell’Onu, ma più probabilmente contro la Cina. Unico Paese «ad avere un’idea geostrategica precisa, portata avanti in modo coerente», un «vero sistema alternativo, che non si fonda sulle libertà democratiche e sui diritti umani». L’Unione europea deve rafforzarsi, «senza concentrarsi esclusivamente sull’aspetto militare, ma anche senza rinunciarci. Perché sarebbe maledettamente difficile stare da vegetariani in un mondo in cui tutti divorano carne». E nessuno (Usa compresi, ndr) «dovrebbe provare a dividere l’Europa»

Qual è la posizione dei potenziali antagonisti sul quadrante orientale? Per il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov «il rifiuto dei meccanismi collettivi di cooperazione tra Ue e Russia come summit, consigli permanenti, incontri settoriali, e la fiducia negli strumenti di pressione non hanno reso più sicuro il nostro continente». Il potenziale di conflitto «sta visibilmente crescendo in Europa e il numero di problemi e di crisi al suo interno e vicino ai suoi confini stanno aumentando».

 

Nicola Del Vecchio

Foto © European Union, Gov.Uk, KyivPost

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