«Le relazioni internazionali in Europa? Pronti ad una nuova era»

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Intervista a cura dell’AEG alla senatrice Cinzia Bonfrisco, esponente della Lega relatrice sulla partecipazione dell’Italia nell’Unione europea per l’anno 2019 lo scorso mese

28 Marzo 2019 | di | Giovani - in evidenza - Politica

La senatrice Cinzia Bonfrisco, esponente della Lega – Salvini Premier, è una delle figure del partito di governo a poter vantare maggiore conoscenza delle tematiche economiche ed europee. La sua carriera politica inizia a Verona, nei primi anni ’90, per approdare in Senato nel 2006, eletta per il PDL nella circoscrizione Veneto. E’ stata per le legislature seguenti più volte membro della Commissione Politiche dell’Unione europea, segretario di presidenza del Senato e, nella scorsa legislatura, presidente della Commissione di Vigilanza sulla Cassa depositi e prestiti. Lo scorso mese è stata relatrice in Commissione Affari Esteri sulla Relazione di partecipazione dell’Italia nell’Unione europea per l’anno 2019.

  • Senatrice Bonfrisco lei è una delle esponenti della Lega maggiormente preparate sui temi europei, anche grazie all’esperienza istituzionale maturata nel corso degli anni. Attualmente il quadro politico del nostro continente si sta definendo secondo nuovi parametri e diverse linee di faglia, e le elezioni di maggio sono ormai alle porte. Crede che un avanzamento dei così detti partitipopulisti”, tra cui viene annoverata la Lega, possa mettere in pericolo l’esistenza stessa dell’Unione europea?

«No, anzi! L’esistenza dell’Unione europea è messa in pericolo da coloro che fanno finta che negli ultimi anni non sia cambiato nulla, sia nella percezione che guardando all’incisività delle politiche messe in campo per aiutare le fasce di cittadini più in difficoltà. Mi riferisco soprattutto alla Commissione europea uscente, che si è occupata per lo più di alta finanza invece di focalizzare l’azione politica a favore di chi è rimasto indietro. La Grecia, anzi, i cittadini greci, sono i testimoni viventi di quel che dico».

  • Dopo l’elezione di Emmanuel Macron in Francia sembra che ci sia stato un serio tentativo di rilancio dell’asse franco-tedesco, simboleggiato anche dall’accordo di Aquisgrana. I detrattori di questo governo sottolineano come l’attuale esecutivo sia sempre più escluso dalle tradizionali potenze continentali e rischi di diventare marginale nel processo di futura integrazione europea, che potrebbe paradossalmente vedere la Spagna tra i Paesi di testa e l’Italia tra quelli di coda. Pensa che quest’Europa dalle velocità differenziate si concretizzerà? Se sì, l’Italia quanto potrà incidere su riforme significative in vista, come quella sulla cooperazione fiscale nella zona euro?

«Quello che descrive sembra più che altro la sceneggiatura di un film scritto ad uso e consumo dell’establishment uscente, che rappresenta la proiezione dei risultati elettorali e degli equilibri formatisi 5 anni. Questo periodo, in politica, rappresenta un’era geologica. Mi pare che la realtà ora sia un’altra: la Francia di Macron ha più di un problema interno (per usare un eufemismo), mentre la Germania oggi è molto meno forte; la Spagna, il cui Parlamento ha bocciato la legge di bilancio, si trova d’altro canto ad andare ad elezioni anticipate, con una frequenza ormai degna dell’Italia della Prima Repubblica. In questo contesto, l’accordo di Aquisgrana rappresenta un’intesa su pochi e circoscritti aspetti per tutelare gli interessi congiunti ed esclusivi di Francia e Germania. Siamo autorizzati anche noi italiani a tutelare i nostri interessi? Io penso proprio di sì e i risultati delle elezioni europee auspico ci premieranno».

  • Una questione di estrema attualità in questi giorni è il piano di investienti cinesi in Italia, noto come “nuova via della seta”. Nel nostro Paese è arrivato il presidente cinese Xi Jinping per firmare con il governo e il presidente Mattarella un memorandum d’intesa, che getterà le basi per aprire quest’importante, ma controversa, nuova rotta mediterranea verso l’Europa. Secondo diversi commentatori, uno fra tutti il fondatore di Limes Lucio Caracciolo, l’Italia è il primo obiettivo europeo di questa serie di investimenti, stimati attorno ai 1.000 miliardi, perchè considerato debole sia economicamente che politicamente. Qual è la sua opinione su ciò che sta accadendo?

«La Lega di Matteo Salvini è attentissima alla questione. Il nostro obiettivo – ma è anche quello del memorandum sottoscritto a Roma – è di aumentare le esportazioni italiane verso la Cina. Rimango basita però dalle critiche mosse dai “due Paesi di Aquisgrana” sul testo sottoscritto, se non altro perché, come al solito, Francia e la Germania parlano bene ma razzolano male. Non vorrei che tutte le polemiche attorno all’iniziativa italiana fossero dovute al malcelato fastidio proprio verso la prima vera “rumorosa” presa di posizione italiana da molti anni a questa parte».

  • Un’ultima domanda sui rapporti tra Italia e Stati Uniti. La Lega in questo momento è il partito più forte nel nostro Paese, almeno secondo i sondaggi che verranno confermati o smentiti dai risultati alle elezioni europee, ma è anche una delle realtà politiche in Europa che ha rapporti più solidi con Russia Unita, il partito di Vladimir Putin. Ora questa apertura verso la Cina sembra confermare che Roma stia guardando sempre più ad est nei suoi nuovi rapporti, e sempre meno ad ovest. Pensa che si riuscirà nella difficile impresa di coniugare le alleanze tradizionali dell’Italia, verso l’Europa e verso l’Atlantico, con questa nuova direttrice orientale?

«L’Alleanza Atlantica èe rimarràil nostro faro, ora e nel futuro. La battaglia di Matteo Salvini contro le sanzioni alla Russia è solo una questione di buonsenso, visto e considerato che costano decine di miliardi di mancate esportazioni delle nostre imprese. Anche per quanto riguarda i nostri rapporti con la Cina, il nostro interesse è di aprire – e mantenere aperti – gli spazi commerciali per le nostre aziende. Niente di più».

 

Federico Castiglioni

Foto © AEG

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