Lo scatto d’orgoglio e di dignità della Grecia di Tsipras

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Europa: responsabilizzare i cittadini può essere l’unica risposta per uscire dalla crisi, a partire proprio da quella ellenica

28 Giugno 2015 | di | Attualità - Europa - Politica

Il 26 gennaio 2015 Syriza, il partito di Tsipras, ottiene con un affluenza del 63,87% degli aventi diritto mandato per formare il governo greco, da quel giorno ripartono i negoziati con l’Europa, un voto che riconsegna la Grecia alla sinistra, un voto espresso da cittadini che chiedono meno austerity e più dignità, cittadini che soffrono un malgoverno di una politica spesso fatta di scelte sbagliate.

EurozonaUn breve excursus storico. La Grecia entra nell’Unione europea nel 1981, nell’euro nel 2001, con bilanci che si scoprono nel tempo alterati rispetto ai parametri di Maastricht, parametri che riguardano la stabilità dei prezzi, la situazione delle finanze pubbliche, il tasso di cambio e i tassi di interesse a lungo termine, il tutto nel rispetto dell’articolo 121, paragrafo 1 del Trattato di Roma che istituisce la Comunità europea (TCE), poi modificato dal Trattato di Maastricht, parametri artatamente alterati per consentire l’ingresso nell’Unione.

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L’arrivo di Tsipras al Consiglio europeo

Questa “forzata” adesione pesa sulla Grecia e si rivela fatale nel tempo, rivelandosi sempre più per quella che era. I debiti della Grecia travolgono i cittadini, ai quali si richiede austerità e sacrifici, cittadini la cui colpa è certamente quella di aver dato fiducia ai governi sbagliati. La Grecia va al voto a gennaio 2015, stretta dalle morse di sacrifici, rischio default e austerità e vincolata da un accordo che il precedente governo greco guidato da Antonis Samaras, liberal conservatore, aveva sottoscritto con la Trojka. Si va al voto con la proposta di Syriza di rinegoziare gli accordi.

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L’arrivo di Varoufakis all’Eurogruppo

Tsipras forma il governo e avvia una serie di negoziati con l’Unione europea, non rinunciando mai nelle proposte, rielaborate sempre insieme al ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis, nel rispetto del mandato ricevuto dai cittadini greci.

Negoziati che, dal punto di vista di Alexis Tsipras, falliscono di fronte ad una Europa che da tempo è ormai solo riconoscibile per i parametri economici e finanziari che rappresenta, rinunciando sempre più implacabilmente ad avere quel ruolo politico che sarebbe necessario ai nostri tempi.

Un Europa che non è un soggetto geopolitico né mai riconosciuto come tale, una Europa che ormai appare solo una banca che mantiene gli Stati in una Unione virtuale ma in cui ogni Stato membro guarda sempre più decisamente solo ai propri interessi.

Ecco non è questa l’Europa di cui abbiamo bisogno oggi, non è quella pensata dai padri fondatori. Un’Europa che sta rinunciando man mano al processo di integrazione che garantirebbe stabilità e rispetto internazionale. Nella fase negoziale tra Grecia ed Europa, che per livello di debito pubblico mette in gioco la stabilità dell’Unione europea, l’azione politica dell’Europa, il rispetto dei valori dell’Ue, pur sottoscritti nei Trattati e nella carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, è stata completamente assente e continua sempre più a sparire dalla scena.

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La direttrice del Fondo monetario internazionale (FMI) presente all’ultimo Consiglio europeo

La scelta di Tsipras di indire un referendum rivolto ai cittadini, che l’Eurogruppo e la politica degli Stati membri tout court vuol far passare come atto di irresponsabilità è invece un atto di responsabilità, il fatto che il prestito scada il 30 giugno, non cambia sostanzialmente nulla rispetto ad un referendum che avrà luogo il 5 luglio, lo sa bene Tsipras e lo sanno bene tutte le Istituzioni europee nonché il Fondo monetario internazionale (FMI).

E’ un cambio di rotta che di fronte al 63,87% di elettori che hanno dato mandato a Tsipras di formare il governo ve ne sono più del 30% che non ha espresso un parere e che ora può farlo, di fronte ad un atto di grande decisione che è quello di riportare austerità e rigore ai cittadini greci, Tsipras non se l’è sentita di accettare e chiede il parere dei cittadini. Cosa c’è di sbagliato in questo? Il fatto che sia fuori tempo massimo? Ma possiamo continuare a pensare e a gestire l’Europa solo come una cronologia implacabile di scadenze?

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Merkel, Schulz e Hollande scherzano al Consiglio europeo

Quello che chiede e che vuol far credere l’Eurogruppo è invece un ricatto morale nei confronti di Tsipras, demolirne l’immagine, far passare il ministro delle finanze come un’incompetente, la Grecia non ha abbandonato il tavolo, come leggiamo sui titoloni dei giornali, ha scelto, e ogni scelta va comunque rispettata, specie le scelte che non piacciono e che non sono quelle standard che tutti si aspettano e che si riterrebbero corrette, Tsipras non ha detto non restituiamo il debito, dice a queste condizioni no, chiedo ai cittadini. E’ un atto democratico, fuori tempo massimo, si fuori tempo massimo.

E in un processo democratico è fondamentale responsabilizzare i cittadini e riportare al centro il valore di una scelta, chiaro che ogni scelta comporta dei rischi, rischi anche pesanti, ma solo chi sceglie anche contro tutto e tutti a volte può rischiare di cambiare il corso della storia, noi abbiamo bisogno di un’Europa più forte e non è detto che scelte così controcorrente non ci aiutino a recuperare i valori dell’Europa per come era stata pensata dai padri fondatori.

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Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo

Voi se aveste una responsabilità di fronte ai vostri cittadini, che comporta il tradimento di un mandato assunto, che comporta l’assunzione di rischi rispetto ad un accordo preso, cosa fareste, non chiedereste il loro parere? Chi ha senso di responsabilità e crede nel valore della democrazia lo fa. E plaudo al governo di Tsipras e Varoufakis che ha avuto il coraggio di affermarlo. La Grecia è la storia dell’Europa e ha il diritto di scegliere il proprio futuro.

 

La lettera di Tsipras ai greci: http://www.listatsipras.eu/blog/item/3000-la-lettera-di-alexis-tsipras-a-tutti-i-greci-e-le-greche.html

Ines Caloisi

Foto © 2015 Consiglio dell’Unione europea

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