Longino aiutò il Cristo nella salita al Calvario

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Nei racconti della veggente e mistica Maria Valtorta la figura del comandante dei soldati romani venerato come martire dalla Chiesa ortodossa e come santo dalla Chiesa cattolica

21 Aprile 2019 | di | Religione

I riti della Pasqua si susseguono in tutte le città del mondo con la rappresentazione della Salita al Golgota di Gesù e la Sua crocifissione, il terzo giorno la Resurrezione. C’è pero una mistica, Maria Valtorta (Caserta 1897 – Viareggio 1961) che ha “visto” tutto quello che ci raccontano i vangeli, con dovizia di particolari che risultano interessanti. Maria Valtorta ebbe una vita travagliata, nel 1920 subì una aggressione da parte di un sovversivo che sprangandola con un ferro, le lesionò la spina dorsale e la vide da quel momento costretta a letto semiparalizzata dalla vita in giù.

Profondamente credente, dopo la lettura dell’autobiografia di Teresa di Lisieux Storia di un’anima, fece maturare la decisione di offrirsi al Signore come vittima. Un venerdì Santo degli anni ’40 Maria sentì una “voce” che la indusse a scrivere come sotto dettatura quella che sarebbe diventata un’opera monumentale “L’Evangelo così come mi è stato raccontato”. Si tratta di “visioniche la mistica ebbe tra il 1943 e il 1947 con singoli episodi della vita di Gesù e Maria. L’opera attirò l’attenzione del Sant’Uffizio che ordinò il ritiro di tutti i dattiloscritti in circolazione, fino a quando, l’allora pontefice Pio XII, dopo averla attentamente consultata, dispose il 27 febbraio 1948, che venisse pubblicata e di leggerlacosì come è stata scritta”.

Prendendo in esame le pagine che riguardano la Salita al Calvario, spicca nelle visoni della Valtorta, la figura di Quinto Cassio Longino, il soldato romano che trafisse il costato di Gesù crocifisso per accertare che fosse morto, come riporta il vangelo secondo Giovanni. Nei vangeli canonici non è presente il nome del soldato; il nome di Longinus deriva dagliAtti di Pilatoapocrifi. Longino è venerato come martire dalla Chiesa ortodossa e come santo dalla Chiesa cattolica.

Luca, Matteo e Giovanni parlano di un soldato che prima che il corpo fosse concesso a Giuseppe di Arimatea e Nicodemo per la sepoltura, colpì il fianco con la lancia da cui “uscì sangue e acqua”. Secondo una tradizione orientale, passata in occidente, si trattava di un soldato romano cieco da un occhio o afflitto da grave disturbo agli occhi che sarebbe guarito a contatto con il sangue sprizzato dal costato del Cristo. Longino sarebbe nato nella città di Anxanum (oggi Lanciano), dove sarebbe tornato in vecchiaia dopo essere stato di stanza in Siria e nella Palestina attorno l’anno 30 (d.C.).

Fu lui che comandava i soldati di guardia al sepolcro di Gesù e andò insieme alle altre guardie dai sommi sacerdoti a riferire della Resurrezione. Questi tentarono di corromperli con doni e promesse, affinché testimoniassero falsamente che i soldati di guardia al sepolcro si erano addormentati, consentendo ai seguaci del Cristo di trafugarne il corpo, per poi dire che era risorto. Mentre gli altri soldati si fecero corrompere, Longino rifiutò di dire il falso e contribuì a diffondere a Gerusalemme il resoconto della Resurrezione.

Ritornando alla Salita al Calvario così come la “vide” Maria Valtorta, essa racconta: “prima che Gesù fosse condotto sulla via per ricevere la croce, il centurione si accosta a Gesù e gli offre dalla borraccia un liquido biondo roseo, forse del vino. «Ti farà bene» – gli dice – «fuori c’è il sole e devi avere sete, lunga è la via» e Gesù gli risponde: «Dio compensi della tua pietà. Ma non te ne privare». Gesù non ricusa e ne beve più di un sorso della bevanda. Ha le mani slegate e lo può fare da sé. Longino prosegue: «prendi…prendi…mi fai pietà, si pietà…Non eri Tu da uccidere fra gli ebrei. Cercherò di farti soffrire solo il necessario».

«Dio ti renda in benedizioni questo sollievo» gli risponde Gesù. È l’ora di andare. Longino dà gli ultimi ordini, una centuria si dispone tra due file distinte tre metri l’una dall’altra ed esce nella piazza, un’altra centuria – “ vede” la Valtorta – si dispone a quadrato per respingere la folla che si accalca. Le due croci dei ladroni sono più corte di quella di Gesù. «Prima il Nazzareno» – ordina Longino – «dietro i due ladroni, una decuria intorno ad ognuno, le altre sette a fare ala e di rinforzo per tenere a bada la folla e sarà responsabile il soldato che farà ferire a morte i condannati».

Longino vorrebbe fare presto prendendo la via più breve per arrivare al Golgota perché non è sicuro della resistenza del condannato. Gesù procede ansando ogni buca della via è un tranello per il suo piede vacillante. È congestionato dalla fatica, dalla febbre e dal caldo. I giudei lo colpiscono con sassi mentre i soldati lo difendono come possono allontanandoli con le lance. Davanti la Porta Giudiziaria Gesù sta per cadere ma un soldato impedisce che cada a terra. La gentaglia urla e ride. Inizia la salita con il  selciato a pietre sconnesse. Gesù sfinito trova una pietra sporgente e vi inciampa e cade sul ginocchio destro.

Longino incita a spicciarsi. Gesù sembra ebbro, barcolla, e urta ora l’una e l’altra delle file dei soldati. Longino ha paura che il Cristo muoia per via e non vuole noie per cui ordina di arrivare al Calvario per la via più lunga ma più agevole per il condannato. Tra le donne che piangenti seguono Gesù, una di esse Giovanna di Cusa ha in mano un’anfora con acqua che porge al Cristo ma questi la ricusa. Con la mano si asciuga il sudore sulle guance paonazze. Il collo è turgido del battito affannoso del cuore.

Dichiara poi la Valtorta: “vedo una donna che prende da una servente con uno scrignetto tra le mani, lo apre e ne trae un lino quadrato e lo offre al Redentore. Questi lo accetta e poiché non può con una mano fare da sé, la pietosa gli preme il lino sul volto. Gesù preme il lino sulla faccia e ve lo tiene come trovasse ristoro. (Velo della Veronica? Ndr). La strada prosegue. Si giunge al Calvario, qui Maria con Giovanni e altre pie donne aspettano Gesù. Longino vicino alla sommità incontra un cireneo che vede fermo con il suo carretto trainato da un asino e sta per scendere verso la città. Prontamente gli ordina «uomo vieni qua» il cireneo finge di non sentire ma Longino ripete l’ordine, viene vicino al centurione, «vedi quell’uomo?», gli dice e indica Gesù «non può più procedere, tu sei forte prendi la sua croce e portala per Lui sino alla cima».

«Non posso…ho l’asino…è riottoso», risponde il cireneo. Ma Longino intima «vai se non vuoi perdere l’asino e acquistare venti colpi di castigo». Il cireneo va da Gesù. Nel frattempo il centurione ha dato l’ordine ai soldati di far passare Maria. Questa va a braccia tese verso la Creatura straziata. Libero del peso della croce Gesù procede meglio. Ansa fortemente e si porta la mano al cuore come avesse grande dolore. La plebaglia urla verso le donne che attorniano Gesù: «a morte i Galilei». Longino dà l’ordine di sgomberare la piazzola e al cireneo di andarsene. La via dolorosa è terminata.

Secondo il Vangelo di Matteo la Crocifissione del Cristo fu caratterizzata da un terremoto e “fu buio su tutta la terra”. Un Centro tedesco di ricerca che ha esaminato sedimenti profondi della spiaggia di Ein Gedi, a sud-est di Gerusalemme sul Mar Morto, ha evidenziato che due scosse importanti colpirono la zona in quell’epoca “negli anni in cui Ponzio Pilato era procuratore della Giudea“. Il buio, secondo il geologo Jefferson Williams, potrebbe essere stato provocato da una tempesta di sabbia che dovrebbe aver lasciato tracce nei sedimenti rocciosi della zona.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Reliquiosamente, Facebook

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