L’Ue e la Blockchain Partnership, il rapporto dell’Osservatorio europeo

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Le raccomandazioni di dicembre sono di sfruttare la tecnologia per ottenere sviluppo sostenibile e al tempo stesso migliorare sicurezza e protezione dati

5 Gennaio 2019 | di | Europa - Hi-Tech - Politica - Scienza

Il Comitato europeo per la standardizzazione (Cen) e il Comitato europeo per la standardizzazione elettronica (Cenelec) hanno pubblicato il primo Libro Bianco sul tema della tecnologia blockchain, il registro digitale che raggruppa pagine concatenate in ordine cronologico garantendone l’integrità grazie alla crittografia.

Ue Blockchain partnershipIl titolo del manuale è Raccomandazioni per adottare standard comuni in Europa sulla blockchain e sui registri distribuiti (anche noti come DLT, Distributed Ledger Technologies) e contiene studi sugli impatti che queste tecnologie avranno in settori chiave come la pubblica amministrazione, salute, energia e sviluppo sostenibile, protezione dati, finanza e condivisione transfrontaliera delle informazioni.

Il progetto rientra nell’ambito dell’adesione dell’Unione europea alla Blockchain Partnership, siglata da ventuno Stati membri e dalla Norvegia ad aprile 2018, per puntare al miglioramento dei servizi che richiedono particolare qualità e sicurezza. A coordinare il piano nel Belpaese sarà l’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID), chiamata a riferire gli aggiornamenti alla Commissione europea, continuando un lavoro iniziato nel 2017.

A febbraio 2018 l’esecutivo comunitario ha creato l’Osservatorio e Forum europeo sulla blockchain, organismo che ha già stilato dei rapporti su tre macrotematiche. Nel primo, pubblicato a luglio, ci si è focalizzati sull’innovazione. Il secondo, di ottobre, sulla Regolamentazione generale per la protezione dati (Gdpr).

Eu blockchain partnershipL’ultimo, appena reso pubblico, si è soffermato sul ruolo spendibile dalla blockchain per i governi, a patto che questi rispettino dei prerequisiti che sfruttino appieno l’ampio potenziale offerto dalla tecnologia. Primo fra tutti, l’identità digitale: «i governi dovranno sviluppare un sistema di identità digitale che possa essere usate nelle piattaforme blockchain», si legge nella relazione.

Il paradigma attuale dell’identità digitale è da perfezionare, internet non ha un sistema incorporato e le identità sono assegnate dai provider dei social media o dell’e-commerce e gli individui hanno ancora poco controllo su di esse. Il resoconto riconosce i dovuti meriti alla Gdpr, tuttavia migliorabile dalla tecnologia blockchain con soluzioni di identità autosufficiente, dove l’individuo manterrebbe le proprie informazioni verificate.

In questa cornice, i governi potrebbero rilasciare certificati che attestino la veridicità delle informazioni personali, immuni da manomissioni e contraffazioni grazie alla protezione del blockchain. Il problema più pressante, per gli autori del resoconto, è «definire gli standard», su cui però alcune organizzazioni stanno già lavorando.

Eu BlockchainIn conclusione, il rapporto incoraggia l’Ue a implementare l’uso della blockchain attraverso quattro misure: organizzazione di infrastrutture appropriate; sviluppo di politiche e normative su misura; educazione di pubblico e imprenditoria; leadership europea nei progetti. L’Unione europea prevede di alzare il budget relativo alla blockchain dai 94 milioni di dollari del 2018 a 386 milioni entro il 2020.

L’Italia, assieme ad altri quattro Paesi (Grecia, Romania, Danimarca e Cipro), ha aderito alla Blockchain Partnership per ultima, a settembre 2018. Proprio negli ultimi giorni il governo ha fatto un passo indietro sul riconoscimento giuridico della tecnologia blockchain, nonostante la legge fosse praticamente già inserita nel decreto legge sulla semplificazione – poi licenziata dal Consiglio dei ministri anche per le indicazioni della presidenza della Repubblica. A breve si prevede comunque una discussione parlamentare in materia, dopo studi più approfonditi.

eu Blockchain partnershipGli emendamenti al testo hanno per ora ridotto la portata della norma, con il riconoscimento giuridico limitato alla validazione temporale elettronica, a fronte delle informazioni certificate tramite registri distribuiti parificati alle altre tecnologie, come previsto in precedenza.

In questo, Malta si è dimostrata pioneristica, essendo stata la prima nell’Ue a immettere nel proprio ordinamento delle leggi in grado di gestire blockchain, criptovalute e DLT, ora si spera che tutta l’Unione si muova in un terreno ancora non del tutto esplorato e che perciò può lasciare un ampio margine di azione e soprattutto di sviluppo e progresso.

La Commissione europea ha stanziato 190 mila euro per un bando che analizzi gli aspetti legali delle applicazioni della blockchain. Ma anche il Fondo monetario internazionale apre al fatto che le banche nazionali emettano una propria criptovaluta, ribaltando lo scenario attuale e riformando borse e mercati finanziari, aprendoli a maggiore trasparenza e rispondendo adeguatamente alle sfide globali.

 

Raisa Ambros

Foto © Alamy; cryptonomist.ch; videoblocks.com;
dcforecasts.com; cio.com

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