L’Unione europea dichiara guerra alla plastica

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Le politiche contro i polimeri saranno presentate martedì. Già in campo Roma e Londra. Le alternative bio in materiali compostabili hanno però ancora costi superiori

14 gennaio 2018 | di | Ambiente - Attualità - Europa - in evidenza

La plastica è passata in questi anni da sinonimo di progresso negli anni ’60 a nemico pubblico numero uno delle politiche ambientali. L’offensiva dell’Unione europea partirà martedì 16 gennaio quando la Commissione europea annuncerà nuove misure per ridurre le stoviglie monouso in plastica e vietare le microsfere dello stesso materiale presenti in prodotti come detersivi, cosmetici o cuscini da viaggio. Nella “Strategia Ue sulla plastica nell’economia circolare” ci saranno iniziative per limitare lo scarico di rifiuti dalle navi dotando i porti di specifiche strutture, aumentare la domanda di plastiche riciclate e assicurare che entro il 2030 tutti gli imballaggi siano riutilizzabili o riciclabili in modo conveniente ed economico. Misure queste ultime che interverranno a monte, sugli standard di qualità e sulle norme di commercializzazione del packaging e rinforzano il target di recupero a valle del 55% degli imballaggi in plastica, previsto dal pacchetto rifiuti che dovrebbe essere approvato definitivamente dal Parlamento europeo in primavera.

La strategia conterrà, inoltre, un riferimento alla “tassa sulla plastica“, che l’esecutivo Juncker vorrebbe inserire come parte integrante delle entrate del bilancio dell’Unione. Anche se fonti Ue precisano che sul tema la riflessione è in corso e non c’è ancora una proposta formale. Da Bruxelles a Londra. Il governo del Regno Unito ha promesso, sebbene nell’arco di qualche decennio, entro il 2042, l’eliminazione totale dei rifiuti di plastica. La premier Theresa May ha infatti lanciato un piano che nel breve periodo prevede l’estensione a tutti i commercianti del Regno della tassa di 5 pence sui sacchetti della spesa monouso ora imposta solo alle grandi catene e l’introduzione nei supermercati di corridoi con prodotti alimentari (in particolare le verdure) liberi da imballaggi di plastica.

In Italia, dopo le feroci polemiche sui sacchetti biodegradabili per alimenti, nella legge di Bilancio ha trovato posto il bando dei cotton fioc non biodegradabili e delle microplastiche nei cosmetici. Iniziative che caratterizzano una vera e propria guerra alla plastica. Politiche che comunque intercettano un sentire diffuso. Secondo Eurobarometro tre europei su quattro (74%) sono preoccupati per l’effetto delle plastiche sulla salute e quasi nove su dieci (87%) dell’impatto sull’ambiente. Il Belpaese esprime tra le percentuali più alte d’Europa, rispettivamente 83% e 93%.

Ci sono alternative ecologiche a piatti, bicchieri e stoviglie di plastica usa e getta. Solo, costano di più. Ma il vantaggio per l’ambiente è innegabile. Tanto è vero che l’Unione europea ha annunciato una tassa sulla plastica, per disincentivarne l’uso, e la premier britannica Theresa May ha presentato un piano per ridurre drasticamente l’utilizzo di questo materiale in 25 anni. In Italia i Verdi hanno messo nel loro programma elettorale l’abolizione delle plastiche monouso per alimenti. I piatti di plastica possono essere riciclati, ma questo comporta consumo di energia (per il trasporto e la lavorazione), e quindi produzione di gas serra CO2. Inoltre, una parte dei rifiuti finisce nell’ambiente, e inquina terra e mare. Un oggetto in plastica impiega dai 100 ai 1000 anni per degradarsi. In commercio si trovano piatti e bicchieri di carta, che possono essere riciclati con la carta, e se finiscono nell’ambiente sono biodegradabili. Cioè, secondo la direttiva europea, si decompongono al 90% entro 6 mesi. Poi ci sono piatti, bicchieri e stoviglie compostabili. Ovvero, sempre secondo le norme europee, si disintegrano in meno di 3 mesi e non sono più visibili, trasformandosi in concime compost. Questi oggetti una volta usati vanno gettati con i rifiuti organici.

Le stoviglie compostabili sono fatte in genere di Mater-bi, la bioplastica brevettata dalla italiana Novamont e utilizzata anche per i sacchetti riciclabili per il rifiuto umido e l’ortofrutta (oggetti di recenti polemiche, dopo che sono diventati obbligatori e a pagamento dal 1° gennaio). È un materiale prodotto in diverse varietà, e che viene ricavato da componenti vegetali (cellulosa, glicerina e amidi). I bicchieri compostabili sono in polilattato, polimero ricavato dal mais, mentre i piatti sono in polpa di cellulosa, proveniente dalle fibre di piante a ricrescita veloce, come la canna da zucchero. Il problema è il prezzo. Su internet, 50 bicchieri di plastica si comprano a 1,19 euro. Quelli compostabili costano dieci volte tanto, sui 12 euro, quelli di carta sui 10 euro. Una cinquantina di piatti di plastica si possono acquistare a 4 euro, quelli di carta a 9 euro, quelli compostabili a 14 euro. Minore il divario per le posate: un set da 150 in plastica (50 forchette, 50 coltelli e 50 cucchiai) costa sui 7 euro, in Mater-bi ne costa sui 10.

Günther Oettinger

Ma l’Unione europea farà un passo ancora più ampio nella lotta alle plastiche inquinanti, cercando di renderla anche remunerativa. L’idea l’ha presentata il commissario al bilancio, Günther Oettinger: una tassa sulla plastica aiuterà i cittadini a ridurne il consumo, la produzione calerà e il gettito finirà direttamente nelle casse del bilancio europeo, andando a colmare in parte quel buco da 12-14 miliardi che si aprirà dopo la Brexit. La Commissione europea, ha spiegato Oetteinger, dovrebbe presentare la proposta assieme al pacchetto in arrivo il 16 gennaio. Si tratta di una “strategia europea sulle plastiche“, nell’ambito della politica per lo sviluppo di un’economia “circolare” sostenibile e rispettosa dell’ambiente. Ma anche capace, con un adeguato sostegno finanziario e normativo, di agevolare la riqualificazione delle industrie coinvolte e di stimolare l’innovazione.

«Noi utilizziamo e produciamo troppa plastica, che nonostante il riciclaggio finisce nei rifiuti», e dal 1 gennaio non va nemmeno più in Cina, dove «diventava giocattoli per bambini», ha dichiarato il commissario. «Dal primo gennaio la Cina ha chiuso il mercato e noi dobbiamo ridurre la quantità di plastica», ha aggiunto. Per questo Bruxelles ha pensato ad un modo «per disincentivare» la circolazione del materiale inquinante, che sia anche utile ai fini economici. «Ci sarà una tassa sulla plastica», ha spiegato, chiarendo però che mancano ancora tutti i dettagli. Non è infatti chiaro cosa andrà a colpire il balzello, se le componenti che si usano per fabbricarla oppure il prodotto finito, e se ci saranno esenzioni, ad esempio, per prodotti di uso quotidiano come i cartoni del latte. L’idea non si inserisce solo nel quadro della lotta all’inquinamento, ma anche in quello dei negoziati del prossimo quadro finanziario europeo, che parità dal 2021. Oettinger ha spiegato che il buco della Brexit andrà colmato per metà con tagli al bilancio e per metà con nuove risorse. La tassa sulla plastica è un esempio, ma Oettinger suggerisce anche di destinare al bilancio comune i ricavi dello scambio di quote di emissioni nocive (Ets), che oggi invece incassano i singoli Stati.

 

Elodie Dubois

Foto © European Union, EcoWatch

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