A Facebook può essere ingiunto di rimuovere commenti dichiarati illeciti

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Regolamento dell’Unione europea in merito ai commenti lesivi e illeciti sui servizi di hosting. L’Ue non osta che a un social possa essere chiesto di attuare misure di censura

14 Ottobre 2019 | di | Europa

L’ austriaca Eva Glawischnig Piesczek deputata della Camera dei rappresentanti del Parlamento austriaco, nonché portavoce federale e presidente dei Verdi fino al 2017 ha portato dinanzi ai giudici austriaci uno, se non il primo, dei social network più utilizzati: Facebook.

La deputata chiedeva che Facebook eliminasse un commento postato da un utente, che era offensivo e lesivo della propria immagine. Nella fattispecie, l’utente aveva condiviso sulla propria pagina un articolo del noto giornale austriaco online Oe24.at  dal titolo “I Verdi: a favore del mantenimento di un reddito minimo per i rifugiati” accompagnato da una foto della Glawischnig Piesczek.

I commenti che erano stati pubblicati dall’utente, sono stati considerati dai giudici ingiuriosi e lesivi dell’immagine del  deputato, aggiungendo anche che, essendo un post pubblico, qualsiasi utente su Facebook avrebbe potuto leggere tali commenti.

Per tali ragioni, l’Oberster Gerichtshof (Corte Suprema austriaca) ha richiesto alla Corte di giustizia di applicare la Direttiva sul commercio elettronico, essa stabilisce che un prestatore di servizi di hosting come nel caso specifico Facebook, non è da ritenere responsabile delle informazioni memorizzate nel caso in cui esso non sia a conoscenza dell’illiceità dei contenuti, o nel caso in cui non agisca prontamente nel rimuovere o limitare l’accesso a tali contenuti una volta venuto a conoscenza di tale illecito.

La direttiva vieta di obbligare il prestatore di servizio di hosting di sorvegliare le informazioni memorizzate e di ricercare attivamente quei commenti o informazioni che possano essere considerate illecite, ma l’esonero di responsabilità non pregiudica la possibilità di eliminare, censurare o impedire l’accesso a qui dati ritenuti illeciti nel momento in cui vengano posti all’attenzione dell’hosting.

In risposta alla Corte Suprema austriaca, la Corte Costituzionale europea ha sentenziato che la direttiva sul commercio elettronico, non osta a che un giudice di uno Stato membro possa ingiungere a un prestatore di servizi di hosting di eliminare le informazioni che sono state dichiarate illecite e di bloccarne l’accesso, purché la sorveglianza e la ricerca delle informazioni oggetto di tale ingiunzione siano limitate a informazioni che veicolano un messaggio il cui contenuto rimane sostanzialmente invariato rispetto a quello che ha dato luogo alla dichiarazione d’illiceità e che contengono gli elementi specificati nell’ingiunzione e purché le differenze nella formulazione di tale contenuto equivalente rispetto a quella che caratterizza l’informazione precedentemente dichiarata illecita non siano tali da costringere il prestatore di servizi di hosting a effettuare una valutazione autonoma di tale contenuto (il prestatore di servizi di hosting può  ricorrere a tecniche e mezzi di ricerca automatizzati). Anche a livello mondiale può attuare misure di censura, bloccando o eliminando post illeciti o invariati, tenendo però conto del diritto internazionale pertinente di ciascuno degli Stati membri.

 

Gianfranco Cannarozzo

Foto © Publicdomainpictures, Flickr, Wikipedia

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