Marche e Macroregione, binomio per rilanciare la competitività

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Creare opportunità e attrarre investimenti in aree strategiche puntando su ricerca, innovazione e competenze, in un contesto europeo allargato

12 Aprile 2015 | di | Europa - Eventi - Politica

Creare le opportunità per attrarre investimenti in aree strategiche e di eccellenza puntando su ricerca, innovazione e competenze, a beneficio dell’intera regione, in un contesto europeo allargato grazie alla Macroregione e alle relative possibilità di finanziamento europeo. Questo il messaggio principale emerso dal dibattito tenutosi venerdì 10 aprile nell’aula Magna del XIII secolo dell’Università di Macerata sulle sfide e prospettive della Macroregione Ionico Adriatica (Mrai).

Al confronto, in una sala piena in particolare di studenti e giornalisti, sotto la regia del Rettore Luigi Lacchè, hanno partecipato il vicepresidente vicario del Parlamento europeo Antonio Tajani (FI), la deputata della commissione parlamentare cultura Irene Manzi (Pd), il segretario dell’Iniziativa Adriatico Ionica Fabio Pigliapoco e il consigliere dell’Ordine dei giornalisti delle Marche Alessandro Feliziani.

foto 1Una Macroregione foriera di nuove opportunità, all’interno di un «disegno strategico per la cultura, l’innovazione e la ricerca», come ha sottolineato Antonio Tajani. Opportunità da non mancare, puntando sull’internazionalizzazione delle imprese, «da non confondere con delocalizzazione», ha precisato il vicepresidente vicario del Pe, con progetti europei dedicati alle PMI come Cosme e i suoi 2.5 miliardi di euro per l’accesso al credito, grazie a progetti di venture capital (finanziamenti a costo zero), Horizon 2020, con 80 miliardi di euro dedicati all’innovazione e alla ricerca, i fondi pensione da investire in progetti di finanziamento della Mrai o le ricadute economiche del corridoio 8.

Puntare poi sull’eccellenza del turismo, come ricordato da Irene Manzi, sfruttando le potenzialità inespresse del turismo sostenibile, «superando il problema della stagionalità con scadenze frazionate durante l’intero anno». Un comparto, quello turistico, che deve essere pensato come una vera e propria industria, così Tajani, che ha prima ricordato come il settore sia stato uno dei pochi a sapere reggere alla crisi economica, poi ha messo in guardia dai rischi di programmazioni sbagliate: «Occorre agire senza perdere ulteriore tempo per riuscire con l’aggancio all’Europa, uscendo dal provincialismo», se si vuole approfittare delle eccellenze regionali nel confronto internazionale.

foto 2Dopo gli anni di ideazione e creazione dalle ceneri della guerra nell’ex Jugoslavia nel 2000, come ha bene tracciato l’ambasciatore Pigliapoco nel suo intervento, ricordando il percorso storico della Macroregione, con al centro il ruolo delle Marche, si è passati al lavoro di informazione e presa di coscienza dal 2010 al 2014. Un ruolo premiato con la sede del segretariato della Mrai, passando attraverso il documento di riferimento dell’intero progetto, la Carta d’Ancona. Un’intuizione e una capacità, ha proseguito l’ambasciatore, di chi ha creduto e saputo costruire un percorso da quel canale di dialogo, anche grazie al ruolo svolto dal forum delle camere di commercio e delle città, per chi si era combattuto fino al giorno prima.

Occorre ora accelerare per utilizzare le sinergie di cooperazione dell’intera Macroregione con i suoi 80 milioni di abitanti, anche grazie alle opportunità del piano Junker per il periodo 2014-2020. Pur se occorrerà sapersi misurare concretamente con le risorse disponibili a livello europeo: senza nessuna nuova spesa che esuli un’attenta programmazione, seppur forti della strategicità della Macroregione. Ciò vale anche per i settori dove si è ancora fatto troppo poco, ma da cui ha origine la filiera dell’eccellenza: la cultura e la formazione.

MaceL’idea della Macroregione deve arrivare, infatti, proprio alle Università, in linea con quanto programmato dall’Ateneo maceratese, che ha dedicato un corso di laurea specifico in comunicazione e scrittura digitale. In un momento dove il mercato digitale europeo attraversa una fase centrale con le nuove tecnologie e il digitale protagonisti della competitività mondiale dei prossimi anni. Oltre all’importanza di saper sfruttare i più tradizionali progetti Erasmus ed Erasmus per imprenditori, ancora da utilizzare al meglio delle capacità.

Uno scambio culturale, ha fatto notare il giornalista Feliziani, che può generare nuovi confronti, mettendo magari in rete più soggetti grazie a lungimiranti iniziative editoriali. Centralità culturale ribadita anche dal Rettore Lacchè, che ha parlato di «saper rispondere alla rinata domanda di formazione in campi innovativi e tecnologici, interpretando il cambiamento digitale in corso», in linea con il motto dell’Università a sua guida: l’Umanesimo che innova.

 

Nino Cingolani

Ultima immagine: screenshot sito cronache maceratesi

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