Nasce Alleanza Ue a difesa della politica di coesione

  • Condividi questo articolo

Centinaia di Enti locali europei a supporto dell’iniziativa. Regioni e città unite per difendere l’attuale sistema di distribuzione dei fondi comunitari strutturali

10 ottobre 2017 | di | Economia - Europa - in evidenza

Nel giorno in cui le attese sono tutte per l’eventuale annuncio di secessione della Catalogna dalla Spagna, a Bruxelles si è riunito il Comitato europeo delle Regioni (CdR), col dichiarato intento di cominciare una battaglia in difesa della politica di coesione europea, il cui futuro è minacciato da nuove priorità politiche e tagli di bilancio dovuti alla prossima uscita del Regno Unito dall’Unione europea (Brexit). Nasce ufficialmente l’Alleanza degli enti locali e regionali per garantire la sopravvivenza del principale strumento d’investimento dell’Unione, che nel periodo 2014-2020 vale oltre 630 miliardi di euro tra fondi Ue e co-finanziamento nazionale, di cui 72,6 per l’Italia.

Tutto questo s’inquadra in quella che è la quindicesima “Settimana europea delle regioni e delle città“, un evento, della durata di quattro giorni, che si svolge ogni anno a Bruxelles e che consente a funzionari delle amministrazioni regionali e locali, esperti e accademici di scambiare buone pratiche e competenze tecniche in materia di sviluppo regionale e urbano. Si tratta inoltre di un’importante piattaforma di comunicazione politica in merito allo sviluppo della politica di coesione dell’Unione europea, che contribuisce a sensibilizzare i responsabili decisionali al fatto che regioni e città contano nell’elaborazione delle politiche dell’Ue. La “Settimana europea delle regioni e delle città” è il più grande evento pubblico del suo genere in Europa, animato da convegni, workshop e dibattiti.

«Proclamare la propria identità europea, nazionale, regionale e locale, non significa in alcun modo rinunciare ad uno o all’altro di questi aspetti. Al contrario. Le nostre identità devono comunicare pacificamente ed essere costantemente aperte verso l’esterno, più che chiudersi in loro stesse. In questo modo si rafforzeranno l’una con l’altra». Questa la dichiarazione del presidente del CdR, Karl-Heinz Lambertz, nel suo discorso sull’Unione visto dalla prospettiva locale, con cui si è aperta la sessione plenaria del Comitato europeo delle Regioni, con la partecipazione del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.

La gestione della crisi dei migranti e la Brexit sono due “fallimenti” dell’Ue, secondo il presidente del CdR, che nel suo discorso ha richiamato alla necessità di “unità e solidarietà”. «La gestione della crisi dei migranti rappresenta il fallimento di un’Unione che rischia di voltare le spalle ai propri valori. Fin dall’accordo su un piano d’emergenza sulla distribuzione dei profughi negli Stati membri, nel settembre 2015, meno del 20% di quelli previsti dagli obiettivi iniziali sono stati veramente ricollocati», ha affermato il presidente Lambertz. «Questo è un fallimento deplorevole, che non è all’altezza dei valori di solidarietà che sostengono la nostra Unione».

«La politica di coesione funziona», ha ribadito la commissaria Ue alle Politiche regionali, Corina Cretu, che ha partecipato, insieme a centinaia di rappresentanti locali europei, al lancio dell’iniziativa promossa da CdR, dal Comitato economico e sociale e dalle principali associazioni delle città e regioni Ue, tra cui il Consiglio dei comuni e delle regioni d’Europa (Ccre) e la Conferenza delle regioni periferiche marittime d’Europa (Crpm). Negli ultimi 10 anni la politica di coesione europea ha aiutato le regioni a riprendersi dallo shock della crisi economica, ma le disparità territoriali in campi come la disoccupazione e l’innovazione industriale, sono aumentate invece di assottigliarsi. A maggio l’esecutivo comunitario presenterà la sua proposta per il bilancio Ue post 2020 e il timore degli Enti locali è che questo si traduca in dolorosi tagli per la politica di coesione, visto che con la Brexit l’Ue dovrà affrontare per la prima volta l’addio di un suo Stato membro.

Con l’Italia che resta fanalino di coda nell’Ue, unica insieme alla Grecia ad aver registrato un calo medio del Pil pro capite superiore al 15% fra il 2000 e il 2015, nonostante i milioni di fondi Ue investiti. La “fotografia” è stata scattata dalla settima relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale pubblicata dalla Commissione europea in occasione dell’apertura a Bruxelles della manifestazione suddetta. Dal 2007, la politica di coesione – che vale l’8,5% degli investimenti pubblici nell’Ue) – ha creato 1,2 milioni di posti di lavoro, ma il tasso medio di disoccupazione nell’Unione (8,6%) resta ancora superiore a quello del 2008 (7%). Ma soprattutto mostra una crescita a due velocità per le regioni europee. Fra i miglioramenti proposti dalla Commissione nel suo report c’è anche l’incremento della quota di cofinanziamento nazionale ai progetti “per aumentare il senso responsabilità” degli Stati membri.

Una proposta vista favorevolmente dal ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti, che ha portato il sostegno del governo italiano all’Alleanza europea e ha incontrato la delegazione nazionale al CdR, guidata dal sindaco di Catania Enzo Bianco. «Il nostro Paese soffre di un impatto della crisi economica fra il 2008 e il 2013 molto pesante, che ha accentuato i divari tra le regioni», ha detto il ministro, «questo ci dà l’idea del punto da cui siamo partiti nel 2014, recuperando la spesa dei fondi per il 2007-2013 e oggi siamo fra i Paesi più avanti nell’attivazione dei fondi» per il periodo in corso. «L’unica perdita» per il settennato ormai chiuso «riguarda la Sicilia, ma sono 152 milioni su decine di miliardi, quindi un ottimo risultato», dove «la Sicilia ha fatto uno sforzo straordinario».

 

Nicola Del Vecchio

Foto © European Union

  • Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *