Olio extravergine italiano sui mercati internazionali

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Nonostante l’annata 2018-2019 sia stata una delle più complesse degli ultimi anni, l’olio extravergine punto di riferimento nel mondo per qualità e biodiversità con 553 cultivar

22 Maggio 2019 | di | Enogastronomia - Eventi

Si fa presto a dire olio quando le annate sono buone, ma quando risultano difficili come il 2018-2019 tutto diventa problematico per l’olivicoltura. L’ultima è stata «una delle più complesse degli ultimi 30 anni a causa di eventi atmosferici, dalle gelate alle bombe d’acqua» ha spiegato David Granieri, presidente Unaprol.

L’annata negativa ha avuto ripercussioni con il calo della produzione soprattutto in Puglia e nel Lazio. Ma l’olio extravergine italiano, nonostante tutto, è sempre più al centro delle attenzioni sui mercati internazionali per la sua qualità. L’olivicoltura italiana è un punto di riferimento nel mondo per la qualità e biodiversità con 533 cultivar che rappresentano una ricchezza per il Paese.

In una serata dedicata all’olio organizzata dal Gambero Rosso, che dopo la storica e autorevole guida del vino ha voluto quella sugli Oli d’Italia, è stata presentata anche una guida ragionata dei migliori evo prodotti lungo la penisola che raccontano la storia di oliveti secolari e del territorio. Una guida che con l’edizione del 2019 (giunta alla nona edizione) è anche in lingua inglese con il “nuovo corso” impresso dal curatore Stefano Polacchi per rendere questa nuova guida «uno strumento indispensabile per chi ama l’olio italiano, per chi lo utilizza, per chi lo compra e per chi lo vende».

«È auspicabile un aumento quantitativo attraverso l’incremento della superficie coltivata, ma le vere sfide del futuro passano per una nuova classificazione dell’olio extravergine e per lo sviluppo di una politica basata sul valore» ha concluso Granieri.

Nella serata di degustazione dell’olio con la presenza di produttori premiati, si è svolto il seminario guidato dall’oste GiorgioneNon sono uno chef, non mi sento chef, io sono un oste»), che ha realizzato piatti per comprendere l’importanza e il ruolo fondamentale dell’olio extravergine di olivo. E con l’intervento di un sommelier del Gambero Rosso per abbinare cibo e vino.

L’abilità dell’oste Giorgione si è concretizzata con “zuppa di roveja e bruschetta con olio a crudo”, “strozzapreti acqua e farina, fave, pecorino e guanciale croccante”, “lasagnetta di castrato e caciotta abruzzese”, “goulash e patate alla tirolese”. Piatti abbinati con “Trebbiano d’Abruzzo superiore ’16” della Tenuta Terraviva, Tortoreto (Abruzzo); “Roero Valmaggiore ’16” di Cascina Ca’ Rossa, Canale (Cuneo); “Chianti Classico ’15” Badia a Coltibuono, Gaiole in Chianti (Siena); “Duemani ’15” di Duemani, Riparbella (Pisa); “Etna Rosso ’15” Tenute Bosco, Castiglione di Sicilia (Catania).

                         Claudio Di Mercurio

Olio, fortissimamente olio. Soprattutto quello prodotto in località Serrungarina, frazione del Comune di Colli al Metauro in provincia di Pesaro e Urbino, da Massimo Mosconi, che con “Emozioneolio” (monocultivar Raggiola) è risultato il miglior fruttato intenso, premiato per i “profumi complessi che raccontano bene la vocazione olivicola del centro Italia”.  Premiato “Frantoio Hermes” di Claudio Di Mercurio, che produce mediamente 200 quintali di olio nei suoi 24 ettari di oliveti a Penne in provincia di Pescara.

 

Enzo Di Giacomo

Foto © Enzo Di Giacomo

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