Papa Francesco in Romania. Riscoprire le radici cristiane d’Europa

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Il Pontefice nei suoi discorsi richiama i valori fondanti del Vecchio Continente, la solidarietà e il patrimonio culturale di cui il Paese dell’Est è portatore e a cui è radicato

2 Giugno 2019 | di | Religione

È il trentesimo viaggio di Papa Bergoglio quello intrapreso da venerdì 31 maggio a domenica due giugno in una terra straniera. Il Santo Padre si è fatto “pellegrino” per condividere il cammino di quelle comunità cristiane in Romania, farsi pastore per incoraggiare nella fede i fratelli tenendo conto dei riti che caratterizzano quella Chiesa. La Romania ortodossa  è un crocevia dove si incontrano l’Europa Orientale e quella Occidentale. Forte è lo spirito del Papa con la visita al Santuario mariano di Sumuleu-Ciuc in Transilvania. Il viaggio avviene a venti anni da quello intrapreso da Giovanni Paolo II che in quella occasione dovette limitarsi a visitare la sola capitale Bucarest e che, per diversi motivi, non poté viaggiare in quelle zone ove la presenza cattolica è più consistente. L’87% dei romeni è ortodosso e il 7 % cattolico una minoranza che però ha riempito le strade di Bucarest con migliaia di fedeli che hanno applaudito il Papa sulla Papamobile.

   Papa Francesco con Klaus Werner Iohannis

Dopo l’accoglienza ufficiale all’aeroporto, è seguita la visita di cortesia al presidente rumeno Klaus Werner Iohannis di etnia tedesca ma luterano e con moglie cattolica, al quale il Papa ha fatto dono (vedi immagine sotto) di una medaglia raffigurante al centro la cartina della Romania e la lettera M a rappresentare la Vergine Maria. Sopra la corona con 12 stelle simbolo del mondo e della vittoria. C’è da ricordare che fino a giugno la Romania presiede il semestre europeo. Nel palazzo Cotroceni davanti alle autorità, nel suo discorso Papa Francesco ha ricordato la visita del 1999 di papa San Giovanni Paolo II e ha evidenziato come in questi trenta anni trascorsi, la Romania si è liberata da un regime che opprimeva la libertà civile e religiosa e la isolava rispetto gli altri Paesi europei.

               Il dono del Santo Padre alla moglie del presidente Iohannis

«Sono stati compiuti molti passi avanti» – ha dichiarato Bergoglio – «ma occorre al tempo stesso riconoscere che le trasformazioni rese necessarie dall’apertura di una nuova era, hanno comportato insieme alle positive conquiste, il sorgere di inevitabili scogli da superare e di conseguenze non sempre facili da gestire per la stabilità sociale e per la stessa amministrazione del territorio». Francesco ha parlato dell’emigrazione che ha «coinvolto milioni di persone che hanno lasciato le loro case in Romania, la Patria, per cercare opportunità di lavoro e di vita dignitosa in Europa». Il Pontefice ha ricordato lo «spopolamento di tanti villaggi che hanno visto in pochi anni partire una considerevole parte dei loro abitanti; penso» – ha rilevato Francesco – «alle conseguenze che tutto ciò ha avuto sulla qualità della vita in quei territori, indebolendo le vostre ricche radici culturali e spirituali che vi hanno sostenuto nelle avversità».

                                   Codex Pauli

Il Santo Padre ha poi esortato: «pensare ai fratelli che sono all’estero è un atto di fratellanza e di giustizia continuate a farlo!». Il Vescovo di Roma si è poi recato al palazzo del patriarcato ove ha incontrato il Patriarca Daniel al quale ha fatto dono del Codex Pauli, un prezioso tomo unico di 424 pagine arricchito di fregi, miniature e illustrazioni provenienti da manoscritti dell’Abbazia di San Paolo fuori le Mura, in particolare dalla Bibbia Carolingia custodita da più di mille anni dai monaci benedettini. I legami tra cattolici e ortodossi risalgono agli Apostoli, in particolare al legame che univa Pietro e Andrea, il quale secondo la tradizione portò la fede in queste contrade.

Nella seconda giornata del viaggio il Pontefice si è spostato dalla capitale Bucarest al Santuario Mariano di Sumuleu Ciuc in Transilvania. Una terra mai visitata prima da un Papa, che richiama nell’immaginario collettivo la figura del conte Dracula che ha ispirato lo scrittore irlandese Bram Stocker a scrivere il romanzo “Dracula, il vampiro dei Carpazi”. Figura mitica che può essere collegata al principe di quei territori Vlad III, noto in Europa per il suo temperamento sanguinario e crudele. Nel santuario, completato tra il 1802 e il 1824 si trova una preziosa statua in legno di tiglio della Beata Vergine Maria realizzata tra il 1515 e il 1520 sopravvissuta all’incendio del 1661.

«I santuari» – ha insistito – «custodiscono la memoria fedele del popolo che in mezzo alle sue tribolazioni, non si stanca di cercare la fonte d’acqua viva dove rinfrescare la speranza». Nel pomeriggio nel piazzale antistante il Palazzo della cultura di Iasi il Papa ha pronunciato un discorso nel quale ha evidenziato come «in questa piazza si trova il volto della famiglia di Dio che abbraccia bambini, giovani, coniugi, consacrati, anziani di diverse regioni e tradizioni. Lo Spirito Santo ci convoca tutti e ci aiuta a scoprire la bellezza di stare insieme, di poterci incontrare per camminare insieme». E ha poi proseguito il suo discorso affermando: «Sicuramente oggi in cielo si fa festa vedendo tanti figli che si sono decisi a stare insieme. Certo la fede che non è quotata in borsa, non si vende e può sembrare che non serva a niente, ma la fede è un dono che mantiene viva una certezza profonda e bella: la nostra appartenenza di figli amati da Dio. Dio ama con amore di Padre, ognuno di noi gli appartiene, figli, nipoti, sposi, nonni, amici, vicini; una appartenenza di fratelli. Il maligno divide, disperde, separa e crea discordia, semina diffidenza vuole che viviamo distaccati dagli altri».

Domenica 2 giugno Bergoglio riparte in aereo per Sibju e si traferisce in elicottero a Blaj qui sarà la cerimonia di beatificazione di sette vescovi greco-ortodossi martirizzati sotto il regime comunista. Segue l’incontro con la comunità rom di Blaj quindi il congedo dalle autorità e il rientro a Roma. Significativo è stato il primo giorno l’incontro con il patriarca Daniel e la visita alla monumentale cattedrale ortodossa, alla quale nel 1999 Giovanni Paolo II donò 200 mila dollari per la sua costruzione, qui il Pontefice – al contrario di quanto accaduto in Bulgaria – ha pregato il Padre Nostro unitamente al Patriarca, segno del positivo “clima ecumenico”.

 

Giancarlo Cocco

Foto © The New York Times, agenSIR, Giancarlo Cocco

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