Parigi: le accattivanti atmosfere del Musée de Montmartre

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Lontano dal chiasso turistico, lo spazio espositivo offre un’esperienza unica della collina degli artisti, così com’era nei primi anni del Novecento

10 luglio 2018 | di | Arte - Cultura - Viaggi

Figlia di padre ignoto e di una anonima sartina, Suzanne Valadon segna in maniera indelebile i destini della Parigi di inizio secolo. Ribelle a qualsiasi conformismo e simbolo di emancipazione femminile, diviene in breve musa e modella dei maggiori pittori dell’epoca, da Renoir a Degas, sviluppando a propria volta notevoli capacità artistiche in maniera totalmente autodidatta.

A diciotto anni è già ragazza madre, pregna di quel genio tormentato e vittima del demone alcolico che sarà Maurice Utrillo. Una breve parentesi di rispettabilità borghese, incarnata dal matrimonio con un agente di cambio, non spegne il fuoco delle sue incontenibili passioni. Il divorzio è inevitabile, la pulsione libertaria irrefrenabile.

Nel 1912 si insedia nell’appartamento in precedenza occupato dal pittore Émile Bernard, in quella collina di Montmartre che all’epoca si trova in aperta campagna. Un luogo ben diverso da quello che oggi si presenta agli occhi del visitatore, chiassoso e perennemente affollato di turisti.

Eppure visitare oggi il Musée de Montmartre significa davvero ritrovare l’atmosfera di quei giorni. Varcata la soglia, si viene avvolti dal silenzio assoluto. Il giardino, con il suo piccolo caffè punteggiato di sparuti avventori, offre un rifugio sicuro, nel quale fermarsi a respirare l’aria del tempo trascorso. Allora diviene facile immaginare la vita bohèmienne e precaria di quegli artisti scapestrati, costantemente alla ricerca di denaro da sperperare nei bistrot e nei vibranti cabaret.

Entrare nell’atelier della Valadon è un’esperienza forte. L’ambiente è stato accuratamente ricostruito. La luce bagna i pennelli, la tavolozza e le tele, gli oggetti usati per le nature morte. Se si è fortunati, si può restare al suo interno in assoluta solitudine, assorbendo l’energia di un luogo unico. Si resta lì, incantati dall’attesa, come se la pittrice dovesse rientrare da un momento all’altro. Si può persino immaginare il piccolo Utrillo, costretto ad attendere fuori casa la soddisfazione erotica offerta da amanti occasionali alla passionale genitrice.

La Valadon è figura complessa, che trascende la visione riduttiva della sfrenata libertina. Non a caso, ad esempio, fu la prima pittrice donna a essere ammessa nella Sociètè Nationale des Beaux-Arts. Nel 1912 le venne permesso, in maniera del tutto eccezionale, di partecipare al Salon des Indépendants. Un riconoscimento del suo innegabile talento.

Ma torniamo ad aggirarci negli spazi museali. Il giardino circostante è delizioso, curatissimo pur senza risultare eccessivamente studiato. Interessante e ben allestito il museo, con i fantasiosi manifesti d’epoca (come quello del Lapin Agilelocale particolarmente amato dagli artisti), le fotografie che raffigurano i paesaggi desolati della Montmartre di inizio secolo, quadri emblematici come quello creato da Adolphe-Léon Willette per il celeberrimo cabaret Chat Noir, sorta di moderna danza macabra nella quale esplodono gli effimeri piaceri della vita bohèmienne.

Attualmente il museo ospita una bella mostra dedicata a Kees Van Dongen (1877-1968), volta a esplorare i riverberi che il soggiorno a Montmartre ebbe sulla sua opera. Nel 1897, infatti, il pittore ebbe in dono dal padre un viaggio a Parigi, per il suo ventesimo compleanno. Mai regalo fu più gradito e fecondo di conseguenze.

La vita, occorre dirlo, non è affatto facile. Il pittore olandese svolge i lavori più disparati (venditore di giornali, fattorino, imbianchino). Si insedia al Bateau-Lavoir, a pochi passi dall’attuale museo, una serie di misere catapecchie ricavate in un’ex fabbrica di pianoforti. Vagabonda fra Montmartre e Montparnasse, cercando di sbarcare il lunario in qualche modo. La casa è caldissima d’estate e fredda d’inverno, il cibo scarso, il chiasso dei vicini fastidioso. La luce manca e l’acqua arriva solo al primo piano. Gli ambienti angusti non riescono a contenere contemporaneamente le tele e le povere suppellettili necessarie alla vita quotidiana.

In seguito Van Dongen conosce Picasso. Insieme frequentano il Circo Medrano, unico svago accessibile agli squattrinati artisti, che avrà vasta eco nella loro opera (gli acrobati entrano ora nel suo bagaglio figurativo). Un rapporto destinato a finire per il temperamento focoso dei due.  Il pittore spagnolo è infatti innamorato della modella e scrittrice Fernande Olivier. Quando vede il ritratto a seno nudo che Van Dongen le ha fatto, folle di gelosia, lo schiaffeggia con violenza. E’ la fine della loro amicizia.

Un periodo breve ma fecondo, testimoniato dalle opere in mostra. Van Dongen matura uno stile fauve, selvaggio e carnale, percorso da una febbrile sensualità. In seguito abbandonerà Parigi per la Bretagna, e poi per Montecarlo. L’esposizione vuole restituire l’artista ai luoghi nei quali si è formata la sua ispirazione. I quadri trovano a Montmartre la loro giusta collocazione, mentre il carattere raccolto delle sale permette una concentrazione assoluta. I frammenti del passato paiono ricomporsi a poco a poco, sottraendo all’oblio una stagione irripetibile e straordinaria dell’arte europea del Novecento.

Testo e foto di © Riccardo Cenci

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www.museedemontmartre.fr

Orari: aperto tutti i giorni

da aprile a settembre dalle 10.00 alle 19.00

da ottobre a marzo dalle 10.00 alle 18.00

Biglietti: intero € 12,00 ridotto € 10,00 / 6,00

Mostra

Van Dongen & le Bateau-Lavoir

fino al 26 agosto 2018

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www.france.fr

 

 

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