Per l’Europa si tratta della peggiore crisi profughi del Dopoguerra

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Per l’Oim nel 2015 gli arrivi nell’Ue sfiorano i 250mila con almeno 2.300 morti. Il commissario Avramopoulos fa il punto della situazione dopo summit ad Atene

16 Agosto 2015 | di | Attualità - Europa - in evidenza - Mondo

Dall’Italia all’Ungheria, dalla Grecia a Calais, l’Europa sta affrontando – parole del commissario Ue all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos – «la peggior crisi di rifugiati dalla Seconda guerra mondiale». Confermato dai numeri dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), che sottolinea come in questa prima parte dell’anno gli arrivi nell’Unione europea sfiorano i 250mila, superando già i risultati del 2014 (219mila), con «almeno 2.300 morti sulla rotta del Mediterraneo».

Dimitris Avramopoulos nella conferenza stampa a Bruxelles
Dimitris Avramopoulos commenta i dati dell’Oim nella conferenza stampa tenuta a Bruxelles

«Nessun Paese può affrontare la questione da solo, perché l’impresa è titanica» – ha spiegato Avramopoulos, esortando nuovamente gli Stati membri, in particolare quelli più restii, alla solidarietà, a perseguire la strada di «un approccio più europeo», al «coraggio collettivo di rispettare gli impegni presi, anche quando sono difficili e impopolari».

Il commissario greco è da poco tornato da Atene, dove ha parlato del piano d’azione con sei ministri del governo Tsipras, per aiutare il Paese, già sofferente per la crisi economica, a far fronte all’emergenza profughi. Frontex nei giorni scorsi ha reso noto che in Grecia, a luglio, sono sbarcati quasi in 50mila, sommando in un mese più arrivi di tutto quelli arrivati lo scorso anno (41.700).

SUDAN STYLIANIDESSecondo l’Oim sono quasi 135mila i migranti che hanno attraversato nel 2015 il mare dalla Turchia alla Grecia. Per aiutare lo Stato ellenico nei prossimi giorni da Bruxelles arriveranno quasi 33 milioni di euro tra fondi previsti e straordinari, oltre agli aiuti del meccanismo di protezione civile europeo.

Altro fronte è quello ungherese, dove, oltre alle polemiche per la costruzione del muro, nel mese di luglio sono arrivate 35mila persone. L’Ungheria è diventata, assieme a Italia e Grecia, una meta di prima scelta per entrare nell’Europa comunitaria, come ha ricordato Avramopoulos. Budapest che ai tempi in cui il problema riguardava solo l’Italia non voleva partecipare al piano d’aiuti, ha richiesto 8 milioni di euro per far fronte all’emergenza. Secondo l’Oim nel Paese magiaro sono 110mila le richieste di asilo quest’anno, cinquanta volte più del 2012. E se prima del progetto della barriera al confine con la Serbia gli ingressi erano circa mille al giorno, ora che si sta ultimando la costruzione sono arrivati a 1.500, forse nel disperato tentativo di non perdere l’ultima chance, come avvenne a Berlino nel 1961.

1024px-Berlin_1989,_Fall_der_Mauer,_Chute_du_mur_08«Siamo per l’abbattimento dei muri, non per costruirli» – il commento del rappresentante dell’esecutivo Ue, che ha ribadito la posizione del presidente Juncker e del suo governo – «la risposta è la stessa sia per l’Ungheria che per la Gran Bretagna», riferendosi probabilmente sia alla situazione di Calais che la mancata partecipazione alla distribuzione di profughi quando il problema era solo del Mediterraneo, ricordando altresì che comunque la sorveglianza delle frontiere è degli Stati membri e deve essere condotta nel rispetto dei diritti umani, secondo il principio di non respingimento.

Dimitris AvramopoulosPochi giorni fa il Regno Unito, attraverso il ministro dell’Interno Theresa May, ha annunciato uno stanziamento extra di sette milioni di sterline, oltre ai 12 già concordati con la Francia, per rafforzare i sistemi di sicurezza all’ingresso dell’Eurotunnel oltre a innalzare nuove barriere. A Bruxelles non è ancora arrivata la richiesta di fondi extra da parte di Parigi. «Sappiamo come anche a Calais la situazione sia difficile e presto mi trasferirò lì per testimoniare la solidarietà dell’Europa» – ha precisato Avramopoulos – ricordando anche l’Austria, che ha chiesto fondi straordinari perché la
capacità di accoglienza è al collasso e perciò saranno stanziati entro la fine mese.

Infine a precisa domanda su come stia gestendo il Belpaese l’emergenza profughi il commissario greco ha risposto che «l’Italia sta facendo del suo meglio», rilevando come i «rimpatri veloci per chi non ha diritto a restare sono il punto chiave per risolvere la
situazione».

 

Lena Huber

Foto © European Community 2015 e Wikicommons

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