Quanti si accoderanno a Bazzoni contro Poste italiane in direzione Bruxelles?

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Le consegne a giorni alterni in migliaia di comuni, proposte nel piano industriale, alla base delle proteste sui progetti di privatizzazione dell’ad Francesco Caio

14 luglio 2015 | di | Attualità - Economia - Europa - Filatelia - Lavoro

L’operaio metalmeccanico Marco Bazzoni di Firenze ha denunciato formalmente la Commissione europea per le consegne a giorni alterni in migliaia di comuni proposte nel piano industriale di Poste italiane, assieme alle nuove tariffe postali, come ha rivelato la settimana scorsa il sito key4biz. Ci eravamo occupati della questione ad aprile (vedi link).

Il signor Bazzoni, già protagonista di simili azioni in passato, che hanno portato all’apertura di due procedure d’infrazione contro l’Italia per violazioni sia delle norme europee in tema di salute che di sicurezza sul lavoro, torna questa volta alla carica contro il Golia delle telecomunicazioni italiane, incarnate dai progetti di privatizzazione dell’amministratore delegato Francesco Caio. La proposta dell’ad, che aveva ricevuto in precedenza il via libera dell’Agcom, prevede la graduale introduzione della consegna a giorni alterni fino al 25% dei comuni italiani entro inizio 2017. Ma il vero braccio di ferro è atteso quest’estate con l’esecutivo comunitario che si guarderà bene dal creare i presupposti per ulteriori eccezioni in giro per l’Europa che non rispettino norme decise assieme da tutti i Paesi europei nello spirito del servizio universale.
Ma come ha fatto il piccolo operaio David a imbastire un contrasto concreto contro il Golia Caio? Bazzoni ha semplicemente inviato alla Commissione europea un formulario previsto in simili casi e non ci stupiremmo se tale azione provochi un effetto virale a valanga che spinga tanti altri Bazzoni tricolore a seguire il virtuoso esempio per far valere i propri diritti e il principio della consegna cinque giorni la settimana in tutta Europa. La denuncia ci basa su una presunta violazione della direttiva europea 97/67/CEE che all’articolo 3, prima comma, paragrafo 3, recita: «Gli Stati membri si attivano per assicurare che il servizio universale sia garantito come minimo cinque giorni lavorativi a settimana, salvo circostanze o condizioni geografiche eccezionali». Ci sarebbe, inoltre, una violazione della direttiva europea 2008/6/CEE, che stabilisce come «il servizio universale garantisce in linea di massima una raccolta e una consegna presso l’abitazione o la sede di ogni persona fisica o giuridica ogni giorno lavorativo, anche nelle zone remote e scarsamente popolate».

Economy: Post Office ItalyEventuali deroghe possono essere accordate solo in circostanze o condizioni geografiche “eccezionali”, come nell’eccezione numero uno a livello Ue della Grecia, con circa il 7% del territorio dispensato, in quanto costituito da oltre 6.000 isole. Un requisito che secondo l’operaio toscano non sussiste per la maggior parte dei comuni italiani che saranno coinvolti nel piano di aggiustamento e tagli delle consegne giornaliere.  Per quanto riguarda, inoltre, le nuove tariffe, come recita l’articolo 12 della direttiva europea 97/67/CEE,  i prezzi dei servizi postali «devono essere correlati ai costi» e dunque la proposta di Poste Italiane di applicare al nuovo servizio di posta ordinaria le stesse tariffe della posta prioritaria non sarebbe congrua in quanto i due servizi sono differenti.

Già a settembre potremmo sapere se anche in questo caso “David” Bazzoni riuscirà a incassare i primi risultati positivi della sua azione, dato che la Commissione europea è attesa per una prima valutazione dopo il vaglio giuridico. Magari spinto anche da tanti nuovi cittadini italiani, Bazzoni potrebbe far ulteriormente inclinare l’ago verso l’apertura di una dolorosa procedura d’infrazione contro l’Italia infilzando il suo gigante Poste.

 

Nino Cingolani

Foto © 2015 European Parliament

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