Raggiunto accordo per lo statuto speciale britannico in Ue

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Siglato tra il governo del Regno Unito e gli altri 27 membri Ue. Soddisfatto, Cameron ora deve lanciarlo al Referendum contro Brexit

23 Febbraio 2016 | di | Attualità - Europa - in evidenza - Politica

E’ stato raggiunto il 19 febbraio scorso l’accordo per lo statuto speciale della Gran Bretagna nell’Unione europea. Il testo è la base sulla quale il premier Cameron tenterà a giugno di restare nell’Ue pur avendo promesso di lavorare per riformarla dall’interno. In alternativa ci sarà la Brexit, vale a dire l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. Si tratta di una decisione giuridicamente vincolante e irreversibile per tutti i 28 Paesi membri.

I contenuti dell’accordo vanno da un alleggerimento della burocrazia, ma questo era già parte integrante del programma lanciato dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, e un maggiore controllo sui benefici sociali dei lavoratori europei fino al 2024. E’ stata accolta la proposta di indicizzazione degli assegni della prole di lavoratori emigrati che resta invece nel Regno Unito ed è stato riconosciuto un certo grado di autonomia bancaria senza tuttavia eludere la funzione dell’autorità europea di controllo. Inoltre, è stata ammessa la definizione britannica del concetto di sovranità in ambito europeo, questione che più sta a cuore alla campagna a sostegno dell’uscita dall’Ue con la Brexit. La Gran Bretagna non sarà Paese attivo nel futuro rafforzamento della sovranità comunitaria del Superstato Europa.

leadersIn patria le posizioni popolari mostrano che il 54% dei cittadini britannici vorrebbe restare in Ue e il 46% invece, vorrebbe uscirne. Sugli indecisi si giocherà la partita da qui a giugno. In seno al governo la situazione è decisamente trasversale con numerosi parlamentari conservatori a sostegno della Brexit e altri laburisti che si affiancano a Cameron. Il mondo della imprese è diviso tra grandi multinazionali a sostegno di Cameron e le piccole e medie imprese che nella Brexit ripongono le proprie speranze di crescita. 

In ambiente comunitario si commenta con soddisfazione il raggiungimento dello statuto speciale per la Gran Bretagna e il portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas precisa che «l’Ue non avrà alcun ruolo nel corso del referendum britannico e che con la firma dell’accordo è terminata una funzione dell’Unione sulla questione britannica».

I sostenitori della Brexit, tra cui anche il sindaco di Londra Boris Johnson vorrebbero liberarsi dalla Cameron-Junker 2burocrazia e dalla tendenza al protezionismo di Ue. Chiedono l’introduzione di una legislazione che favorisca il libero commercio per il rilancio dell’economia del Regno Unito.

Tuttavia, se la Gran Bretagna uscirà dall’Ue dovrà ristabilire rapporti commerciali e finanziari bilaterali con quegli stessi Paesi che dell’Ue fanno parte e che dalla legislazione europea sono regolati. Nel 2014 poco meno del 50% del commercio estero britannico ha riguardato l’area Ue. La bilancia commerciale non è affatto un dettaglio né una fase a sé nell’economia di un Paese.

A sostegno di un continuum europeo, Cameron ha affermato: «(…) se vuoi essere guidato dall’Europa, sei libero di fare come la Norvegia» riferendosi a uno status di estraneità formale all’Ue della quale tuttavia se ne dovranno subire le normative. Il premier britannico è consapevole che, se con il Referendum la Gran Bretagna farà ancora parte integrante del mercato unico, dovrà osservare comunque la normativa Ue e che non avrà voce nel processo decisionale.

L’accordo europeo per uno statuto speciale alla Gran Bretagna è un segmento dell’impegno della guida della Commissione europea in materia di politica estera. Il presidente Juncker riconosce infatti la specificità britannica, dimostrando di voler rispettare le scelte del voto nazionale, ma anche in coerenza con il protocollo di opt out, una sorta di rinuncia da determinati ambiti d’azione comunitari.

Nel momento in cui Cameron avanzava la sua richiesta di uno statuto speciale, Juncker l’aveva accolta promettendo tuttavia di proteggere anche la specificità dell’eurozona e dell’euro.

Elisa Gennaro

Foto © European Commission Audiovisual Service (apertura, prima, seconda: Etienne Ansotte, Lieven Creemers, Justus Lipsius)

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