Rapporto Symbola Unioncamere sulla Green Economy in Italia e in Europa

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Energie e talenti da valorizzare per la lotta ai mutamenti climatici, una sfida per l’economia e l’innovazione del Belpaese

30 ottobre 2018 | di | Ambiente - Hi-Tech

Un antidoto contro la crisi che attanaglia l’economia italiana, uno stimolo per sostenere la ripresa che tutti ci auguriamo possa presto decollare, un’arma in più per contrastare i mutamenti climatici, valorizzare talenti ed energie, questa è quanto auspica la green economy italiana nel rapporto GreenItaly 2018 presentato oggi a Roma presso la sede di Uniocamere. Si tratta del nono rapporto della Fondazione Symbola e UnionCamere promosso in collaborazione con il Conai e Novamont, oltre al patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Si sono confrontati sul GreenItaly, Giuseppe Tripoli segretario generale Uniocamere, Ermete Realacci presidente Fondazione Symbola, Giorgio Quagliolo presidente Conai, Francesco Starace amministratore delegato Enel, Salvatore Micillo sottosegretario al Ministero dell’Ambiente, coordinati da Fabio Renzi segretario generale della Fondazione Symbola. Sono 345.000 le imprese italiane che negli ultimi cinque anni hanno investito nella green economy nazionale, con prodotti e tecnologie che riducono l’impatto ambientale facendo risparmiare energia e per contenere le emissioni di CO2. In pratica una azienda su quattro ovvero il 24,9 % dell’intera imprenditoria extra-agricola.

Il sottosegretario al Ministero dell’Ambiente Salvatore Micillo

Nel manifatturiero sono quasi una su tre (30,7%). Solo quest’anno anche sulla spinta dei primi segni di ripresa, circa 207 mila aziende hanno investito o intendono farlo entro dicembre, sulla sostenibilità e l’efficienza. Le aziende che adottano la GreenItaly hanno un dinamismo sul mercato estero nettamente superiore al resto del sistema produttivo italiano. Sospinto da export e innovazione, il fatturato cresce, così che il 32% delle imprese che investono green hanno guadagnato di più rispetto a quelle che non investono (24%). Attualmente ci sono quasi 3 milioni i green jobs occupati che applicano competenze verdi. Uniocamere prevede una domanda di green jobs pari a quasi 474.000 contratti.

Si tratta di ingegneri energetici, agricoltori biologici, esperti di acquisti verdi, tecnici meccatronici, installatori di impianti termici a basso impatto. Ma dove sono più richiesti i green jobs? La prima regione per numerosità di contratti è la Lombardia, seguita dall’Emilia Romagna, dal Lazio, quindi il Veneto e il Piemonte, seguono Campania, Toscana, Puglia, Sicilia e Friuli Venezia Giulia. Sempre la Lombardia è la regione con il più alto numero di imprese eco-investitrici: ne conta 61.650, seguono il Veneto con 34.797, il Lazio con 32.545 imprese green, l’Emilia Romagna a quota 28.270, la Campania con 26.176, il Piemonte con 25.272, la Toscana 23.163, la Sicilia 21.954, la Puglia 20.355 e la Calabria con 9818.

Il Rapporto ci dice anche che in Europa siamo il Paese con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti, sia urbani che industriali, inclusi quelli minerari. Con il 79% di rifiuti avviati a riciclo, l’Italia presenta una incidenza più che doppia rispetto alla media europea che è al 38% e ben superiore ad altri grandi Paesi europei, come la Francia che è al 55%, il Regno Unito al 49%, la Germania al 43%. Siamo anche il Paese leader in Europa per quantità di materie riciclate nell’industria manifatturiera.

Questa sostituzione di materia nella economia italiana comporta un risparmio di 21 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio ed a 58 milioni di tonnellate di Co2. Il presidente di Symbola Realacci, nel suo intervento, ha dichiarato: «siamo avanti di 4-5 anni per le tecnologie rispetto ad altri Paesi, è auspicabile che nel 2025 le auto saranno esclusivamente ibride o elettriche. Per le imprese che investono nella greeneconomy è una scelta coraggiosa in quanto spesso sono senza incentivi pubblici, ma esse diventano più sostenibili e più competitive. Un modello produttivo e sociale che offre al nostro Paese la possibilità di avere un rilevante ruolo  internazionale: già oggi l’Italia è una superpotenza nell’economia circolare».

 

Giancarlo Cocco

Foto © Giancarlo Cocco

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