Rilevanza europea delle Innsbrucker Festwochen der Alten Musik

  • Condividi questo articolo

Si è conclusa con grande successo l’edizione 2018 del Festival, mentre vengono annunciati i titoli che andranno in scena per la prossima estate

1 settembre 2018 | di | Cultura - Musica

Se le Innsbrucker Festwochen der Alten Musik annoverano fra le manifestazioni europee più importanti riguardo la musica antica, è anche merito di una seria progettualità, che permette ad esempio di presentare la stagione del prossimo anno quando è ancora in pieno svolgimento il Festival 2018. Occasione inoltre ghiotta per illustrare alla stampa il nuovo Auditorium (Haus der Musik) in fase di completamento accanto al Tiroler Landestheater, una struttura che si avvale di numerose sale di differenti dimensioni, adatte alle esigenze più disparate, che verrà inaugurata i prossimi 6 e 7 ottobre. Un valore aggiunto in una città dove l’offerta culturale è già molto alta.

Tre i titoli operistici in programma, come di consueto molto ricercati e di rara esecuzione. Motivo di particolare orgoglio per il direttore artistico Alessandro De Marchi portare in scena la Merope di Riccardo Broschi (7-9-11 agosto 2019), fratello negletto del più noto Carlo, detto Farinelli, straordinario virtuoso al quale consegnò pagine di assoluto rilievo. Eppure Riccardo, prima di abdicare all’attività musicale per intraprendere la carriera diplomatica, fu protagonista non secondario del mondo teatrale contemporaneo. La Merope venne scritta per i migliori cantanti dell’epoca, e rappresenta dunque un banco di prova importante per gli interpreti.

Seguirà Ottone, Re di Germania di Händel (18-20-22 agosto 2019), titolo desueto che ultimamente sta conoscendo una seconda giovinezza. L’esecuzione, allestita nel cortile interno della facoltà di Teologia, sarà affidata al progetto Barockoper Jung. I cantanti vengono infatti scelti fra i vincitori del concorso Cesti 2018.

Ultima opera La Dori appunto di Pietro Antonio Cesti (24-26 agosto 2019),  in occasione dei 350 anni dalla morte del compositore, attivo a Innsbruck al servizio dell’Arciduca. Realizzazione musicale affidata a un veterano del repertorio come Ottavio Dantone, per la prima volta ospite del Festival.

La manifestazione rientra dunque pienamente nei canoni del barocco musicale, dopo aver deviato nell’edizione 2018 verso lidi belcantistici ottocenteschi. Presentando la Didone abbandonata di Saverio Mercadante, Alessandro De Marchi non solo ha voluto trarre dall’oblio un lavoro pregevole e negletto, ma anche dimostrare come la filologia musicale possa essere applicata con profitto a un repertorio lontano dalla definizione consueta di musica antica.

L’esecuzione ascoltata al Tiroler Landestheater riporta infatti il tessuto strumentale al suo giusto peso, lasciando ampio spazio alle voci, e poco importa se qualche fraseggio nei fiati non è stato del tutto limpido, tradendo la scarsa consuetudine della pur ottima Academia Montis Regalis con questa tipologia di scrittura. Il risultato complessivo è, comunque, pregevole.

Del pari valido il cast vocale. Viktorija Miškunāité è una Didone di bella presenza scenica e virtuosisticamente appropriata. Ugualmente molto brava Katrin Wundsam nel ruolo en travesti di Enea, il quale risalta in tutte le sue doti di nobiltà e compostezza.  Carlo Vincenzo Allemano (Jarba) supplisce a qualche approssimazione nel canto con una interpretazione ammirevole per verve ed energia. Apprezzabili i comprimari.

Jürgen Flimm confeziona uno spettacolo frizzante e mai noioso, anche se non troppo in linea con le aspirazioni tragiche di Mercadante. Merito del regista aver evitato qualsiasi monotonia o rigidità neoclassica con una messa in scena dal convincente ritmo teatrale, comunque contestata da ampia parte della sala. Applauditi a lungo invece gli interpreti e il direttore, ormai un beniamino del pubblico locale.

Dopo Mercadante è la volta di Luigi Boccherini, altra figura rimasta a lungo in ombra nella storia della musica. Un compositore dal percorso atipico, trasferitosi ad una corte di Madrid da molti ritenuta marginale, in realtà ambiente ideale per lo sviluppo della sua particolare sensibilità. L’occasione per ascoltare alcuni fra i suoi lavori più belli è stata offerta dall’Accademia Ottoboni al castello di Ambras. Il Quintetto per flauto e quelli con chitarra risaltano come altrettante gemme dalle variegate sfaccettature; perchè Boccherini è autore imprevedibile, sempre fantasioso e mai rinchiuso negli stretti vincoli dell’accademismo. La Musica notturna delle strade di Madrid, eseguita in una sala quasi totalmente al buio, riempie l’ambiente di suggestioni spagnoleggianti irresistibili. Lunghi applausi del pubblico spingono i musicisti a concedere il bis del celebre Fandango, brano dal colorismo acceso e dalla trascinante vitalità.

 

Oksana Tumanova

Foto © Innsbrucker Festwochen (Didone: Rupert Larl, Accademia Ottoboni: Michael Zimmer)

  • Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *