Riscoprire Riccardo Broschi, il fratello di Farinelli

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Alle Innsbrucker Festwochen der Alten Musik la prima esecuzione in epoca moderna dell’opera “Merope”. Musicista di rilevanza europea, fu lui a decidere le sorti del familiare

24 Agosto 2019 | di | Cultura - Musica

Strano percorso quello di Riccardo Broschi, musicista di fama europea tanto affermato da ricoprire nella città di Stoccarda l’incarico di compositore di corte del duca Carlo Alessandro del Württemberg, fratello del celebrato virtuoso Farinelli, attratto infine dalla carriera diplomatica quale “familiare” del re di Spagna e commissario della guerra e della marina. Morto il padre Salvatore nel 1717 forse fu lo stesso Riccardo, indirizzato sulla strada della musica, a decidere le sorti del dotato fratello, destinandolo all’evirazione. Certo è che, da quel momento in poi, i destini dei due appaiono costantemente intrecciati, almeno fino a quando Riccardo abbandonò la carriera di compositore per dedicarsi ad altro mestiere.

Merito delle Innsbrucker Festwochen der Alten Musik e del direttore artistico Alessandro De Marchi aver riacceso i riflettori su questo autore ingiustamente trascurato, presentando il primo allestimento in epoca moderna di Merope, dramma per musica su libretto di Apostolo Zeno. Un lavoro di notevole caratura nel quale i numeri di maggior rilievo, che non sono affatto pochi, nulla hanno da invidiare alle arie dei più noti Porpora e Hasse, o addirittura dello stesso Händel.

Una tale riscoperta conduceva naturalmente verso una messa in scena di stampo tradizionale, dall’impaginazione sontuosa e totalmente barocca. In quest’ottica una menzione meritano certo gli splendidi costumi di Stephan Dietrich. La regia di Sigrid T’Hooft asseconda le atmosfere dell’opera, l’intricata vicenda di delitti e vendette, senza particolari sorprese. Casomai è nelle coreografie dei balletti, totalmente reinventati da De Marchi a partire da musiche di Leclair e Rasetti, che si può cercare una cifra più originale, legata a una reinvenzione degli stilemi cari alla commedia dell’arte. Merito anche dei ballerini di Corpo Barocco aver reso con ironia e leggerezza le diverse coreografie, strappando agli spettatori applausi di apprezzamento.

A complicare le cose la defezione di Jeffrey Francis investito del ruolo di Polifonte, costretto a dare forfait per un malore improvviso a cinque giorni dalla prima. Sostituzione affidata al coraggioso Carlo Allemano il quale, nell’impossibilità di mandare a memoria l’intera parte, ha cantato il ruolo con alcuni tagli dalla buca dell’orchestra mentre in scena veniva impersonato da un mimo (Daniele Berardi). Risultato nel complesso soddisfacente, grazie alla personalità importante di Allemano e alla sua schietta professionalità.

Nel cast si imponevano Anna Bonitatibus, una Merope dal timbro caldo e dall’emotività coinvolgente, e l’Argia tecnicamente impeccabile di Arianna Venditelli. Rinverdire i fasti che furono di Farinelli è compito impari alle forze del pur generoso David Hansen. Riccardo Broschi confeziona per lo straordinario fratello, nei panni di Epitide, una serie di arie nelle quali la voce viene sollecitata in tutte le sue possibilità espressive. Nelle iperboliche colorature lo strumento di Hansen è sovente forzato, mentre le cose vanno meglio nella malinconica espressione degli affetti. Non si può poi trascurare la dizione, purtroppo al limite dell’incomprensibilità. Brava infine Vivica Genaux quale Trasimede, apprezzabili i ruoli minori: Filippo Mineccia (Anassandro) e Hagen Matzeit (Licisco).

Alessandro De Marchi, alla guida della Innsbruck Festwochenorcheèster di recente creazione, dirige con coinvolgimento e passione, anche se la defezione dell’ultima ora deve avergli causato non poche apprensioni. Nonostante ciò, lo spettacolo scorre senza intoppi, incontrando un grande successo di pubblico.

 

Oksana Tumanova

Foto © Rupert Larl

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