Royal Opera House di Muscat: un ponte fra l’Oriente e l’Occidente

  • Condividi questo articolo

La programmazione della stagione 2019/2020 del prestigioso teatro omanita presentata dal sovrintendente e direttore artistico Umberto Fanni

19 Luglio 2019 | di | Cultura - Musica

Parla italiano la Royal Opera House di Muscat, grazie alla sovrintendenza e alla direzione artistica di Umberto Fanni, il quale si è detto orgoglioso di presentare la stagione 2019/20 del teatro omanita; una struttura sorprendente, in grado di coniugare le spinte moderniste con il segno tradizionale, ponendo l’innovazione tecnologica al servizio della resa acustica e della funzionalità teatrale. Un’istituzione voluta fortemente dal sultano Qaboos bin Said Al Said quale veicolo di cultura e strumento di comunione fra i popoli.

Inaugurazione affidata alla Carmen di Bizet (11, 12 e 14 settembre) in un allestimento commissionato dalla ROHM, protagonisti i complessi del Teatro Colón di Buenos Aires diretti da Antonello Allemandi, con un veterano come José Cura nel ruolo di Don José, e Elena Maximova quale protagonista.

In coproduzione con l’Opéra di Montecarlo ecco ancora Bohème (3 e 5 ottobre), protagonisti Celso Albelo e Irina Lungu, con Stefano Finzi alla guida dell’Orchestra del principato, seguita da L’enfant et les sortilèges di Ravel (25 e 26 ottobre), una coproduzione con l’Opéra de Lyon.

I complessi del Bolshoi saranno impegnati nella Storia di Kai e Gerda (31 ottobre, 2 novembre), opera per bambini di Sergey Banevich tratta dalla favola di H.C. Andersen, che vide la luce al Mariinsky nel lontano 1979. Un lavoro molto popolare in Russia, che trascende la ristretta destinazione fanciullesca per additare più ampi orizzonti, che richiamano il teatro di Korsakov.

Addirittura sontuosa l’Anna Bolena donizettiana (28 e 30 novembre), coprodotta con l’Opéra de Wallonie-Liège, che già ha ottenuto ampi consensi di pubblico e critica. Una tappa fondamentale nel percorso creativo del compositore bergamasco, la cui resa scenica appare particolarmente impegnativa. Cast di alto livello, con Olga Peretyatko nel ruolo della protagonista, e Erwin Schrott come Enrico VIII.

L’ambientazione omanita pensata da Davide Livermore per il mozartiano Zauberflöte (2, 3 e 4 gennaio 2020) non è solo un omaggio a questo paese straordinario, ma si adatta in maniera perfetta alle atmosfere favolistiche del singspiel. Nel cast ricordiamo Antonio Poli come Tamino e Markus Werba quale rodato Papageno.

Nell’ambito del grande progetto di collaborazione con il ROF per le cinque farse rossiniane si inseriscono poi le rappresentazioni dell’Inganno felice (27 e 29 febbraio 2020), affidate alla regia di Graham Vick, al quale seguiranno La cambiale di matrimonio nel 2021 e Il signor Bruschino nel 2022.

Ampio spazio è riservato al balletto, con il Ballet of China e con i già citati complessi del Bolshoi. Di rilievo l’offerta concertistica, con direttori importanti quali Myung Whun Chung e Gianandrea Noseda, e solisti di pari rilievo come Denis Matsuev e Alexander Romanovsky.

Peculiarità del teatro offrire appuntamenti che esulano dal tradizionale repertorio concertistico. Ricordiamo in particolare gli spettacoli di World Music come l’Oman World Folk Music Festival, che ospita artisti provenienti da ogni parte del mondo, e le serate dedicate al jazz (Chick Corea suonerà il 12 e il 13 dicembre), e ancora le esibizioni di maggiore impatto come il Mughal-e-Azam, famosissimo musical indiano, o i percussionisti giapponesi Kodo, o ancora il grande spettacolo militare L’Oman e il mondo, con la banda locale che suonerà insieme a musicisti turchi e messicani.

Popolarissima infine la rassegna di performances arabe, che dona un gusto caratteristico al cartellone del teatro. Fra i numerosi appuntamenti segnaliamo la prima mondiale di Tarh el Bahr, nuova opera di Monir Elweseimy.

La Royal Opera House di Muscat è un luogo di condivisione e di apprendimento, una struttura impegnata a promuovere l’incontro fra culture eterogenee, a elaborare nuove metodolgie creative, a formare le giovani generazioni, a sviluppare un pensiero critico attorno all’evento teatrale. Un sorta di ponte fra Oriente e Occidente, per superare le divisioni che lacerano il nostro mondo.

 

Riccardo Cenci

***

https://www.rohmuscat.org.om/en

  • Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *