Saluti col bazooka, il commiato spumeggiante di Draghi alla Bce

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Taglio ai tassi sui depositi, un nuovo programma di Quantitative easing (Qe) per 20 miliardi di euro al mese a partire del mese di novembre. Ma dal Nord Europa solo attacchi

13 Settembre 2019 | di | Economia - Europa

Il suo tempo alla presidenza della Banca centrale europea volge agli sgoccioli, ma prima di lasciare Mario Draghi impugna nuovamente il bazooka e spara un pacchetto di acquisti di titoli di Stato dell’Eurozona di 20 miliardi di euro al mese, a partire da novembre, mentre scendono di 10 punti i tassi sui depositi. Sono queste le misure annunciate ieri dal presidente della Bce, alla sua penultima riunione, per contrastare la flessione delle aspettative di inflazione tendenziale che nel 2019 dovrebbe crescere dell’1,2%, dell’1% nel 2020 e dell’1,5% nel 2021. Stime, queste, riviste al ribasso rispetto alla proiezioni di giugno scorso.

L’Eurotower ha anche rivisto al ribasso le stime di crescita dell’Eurozona per quest’anno, con una previsione di un Pil all’1,1%, e per il 2020, stimato a +1,2%. Per il 2021 la previsione è di una crescita dell’1,4%. Nel dettaglio il Consiglio direttivo di oggi ha deciso di tagliare il tasso su depositi di 10 punti a -0,50% lasciando invariato il tasso principale a 0% e quello sui prestiti marginali a 0,25%. Per la terza serie delle Tltro, grazie al quale la Bce fornirà maxi-prestiti a basso costo alle banche dell’Eurozona (Tltro3) per facilitare il credito all’economia reale, le aste di liquidità a lungo termine, la Bce ha deciso di allungare da 2 a 3 anni la durata dei prestiti e di  eliminare la maggiorazione sul tasso di 10 punti base: il tasso applicato alle banche sarà quindi uguale al tasso medio delle aste principali di riferimento nella durata del rispettivo Tltro 3. Ci sarà inoltre un tasso più basso per le banche che tra la fine di marzo 2019 e la fine di marzo 2021 supereranno il livello di prestiti di  riferimento.

L’ultima modifica, legata all’estensione della durata, consente alle  controparti di rimborsare la somma presa in prestito prima della scadenza finale, con una frequenza trimestrale a partire da due anni dopo il settlement di ciascuna operazione. L’Istituto di Francoforte quindi ha deciso di ripristinare dal primo novembre gli acquisti di asset a un livello pari a 20 miliardi al mese e di non fornire alcuna scadenza per questo nuovo programma spiegando che “si aspetta che prosegua il più a lungo possibile per rafforzare l’impatto accomodantedei  tassi ufficiali”.

Nel Consiglio Direttivo, Draghi ha spiegato che c’è stata una «unanimità sulla visione che la politica fiscale dovrebbe diventare lo strumento principale per aumentare domanda». Nel corso della riunione c’è stato un «pieno accordo sulla necessità di agire ma differenze sulla valutazione della gravità dello scenario» con «qualche membro che ha detto “aspettiamo e vediamo”, ma il Consiglio ha deciso di agire ora».

Le reazioni dei mercati agli annunci di Draghi sono state positive. Il mercato, infatti, ha apprezzato l’atteggiamento accomodante, da ‘colomba’, della Bce, che ha lanciato l’ultima “cannonata” della presidenza di Mario Draghi con un nuovo quantitative easing da 20. I rendimenti dei Titoli di Stato si raffreddano, quelli dei Btp italiani aggiornano i minimi storici, e le borse reagiscono, chiudendo la seduta in rialzo. Secondo analisti ed economisti, il presidente della Bce, che sarà sostituito da Christine Lagarde a novembre, ha posto le basi per proseguire, anche in futuro, con le politiche di stimolo monetario. Nel dettaglio lo spread tra Btp e Bund tedeschi ha chiuso a 139 punti base, ai minimi da maggio 2018 (n un anno quasi 200 punti in meno, ndr), confermando il trend di forte discesa dei tassi dopo gli annunci di politica monetaria della Bce. Il rendimento del decennale italiano, che ha toccato il minimo dello 0,758%, si ferma allo 0,86%, secondo i dati della piattaforma Mts.

Le banche avranno più liquidità per aumentare i prestiti alle imprese, per il presidente «i governi con spazio in bilancio dovrebbero agire in modo efficace e tempestivo». Ma soprattutto la scelta scatena il presidente americano Donald Trump, furioso con l’omologo di Draghi Powell. «Stanno indebolendo l’euro, la Bce agisce rapidamente, mentre la Fed sta seduta». Il presidente Usa, che da mesi chiede un intervento per ridurre i tassi a favorire l’economia interna, è molto preoccupato per il rafforzamento del dollaro, ma la replica di Draghi è immediata: «Perseguiamo la stabilità dei prezzi e non abbiamo per obiettivo i tassi di cambio. Punto».

Hanno brindano i mercati, con Piazza Affari che è stata la migliore d’Europa con le banche sugli scudi per il forte calo dei rendimenti dei Btp (il decennale al minimo storico di 0,77%). In forte rialzo anche Wall Street. Dunque l’uomo del giorno è stato ancora una volta lui, il governatore italiano della Banca centrale europea, che prima di passare il timone a Christine Lagarde dà un ultimo scossone all’economia del Vecchio Continente che rischiava di abbandonarsi di nuovo a uno scomodo letargo.

Il numero uno della Bce ha dovuto fronteggiare diverse critiche anche in consiglio questa volta. Sul Qe, afferma Draghi, «ci sono state molte diversità di vedute, ma il consenso è stato così largo che non c’è stato bisogno di votare» mentre «c’è stato consenso unanime sul fatto che la politica fiscale deve essere il principale strumento» di stimolo. Intanto, Paolo Gentiloni, fresco di nomina a commissario Ue agli Affari economici, twitta che la «Bce fa bene a rilanciare la politica monetaria a sostegno della crescita e invitare a politiche espansive i Paesi con maggiori spazi di bilancio».

Tutto bene? Non per gli Stati del Nord Europa. E stavolta anche stampa e politica tedesca si schierano apertamente contro il governatore prossimo alla scadenza. La Bild dà voce all’offensiva contro l’ultima mossa di Draghi alla Bce pubblicando un fotomontaggio che lo raffigura con denti aguzzi e mantello rosso: “Così il conte Draghila succhia i nostri conti correnti, svuotandoli”, il titolo. Duro soprattutto il presidente della Bundesbank Jens Weidmann: «La Bce dal mio punto di vista si è spinta oltre il dovuto, dato che la situazione economica non è veramente negativa, i salari salgono nettamente». Che lui e altri governatori decidessero, come raramente accade nel loro protocollo improntato alla riservatezza, di rendere pubblica la loro opposizione, può avere una sola motivazione: accellerare il cambio tra superMario e la Lagarde, che gli succederà dal 1 novembre.

 

Sophia Ballarin

Foto © Open, AgenSIR, RTE, Business Insider Italia

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