Scontro tra le due sponde dell’Atlantico sull’Iran

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Dopo le sanzioni ripristinate dall’amministrazione Trump i Paesi europei tirano dritto, «avanti gli affari con Teheran». Mogherini, «Sosterremo aziende Ue»

6 agosto 2018 | di | Europa - Politica

«O con noi o con loro» scrive via Twitter il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump, ripristinando le sanzioni all’Iran. Ma da Bruxelles, così come da Londra, Parigi e Berlino la risposta non è quella che il tycoon a capo degli Usa vorrebbe. Anzi, lo scontro momentaneamente abbandonato per la vicenda dazi riesplode tra le due sponde dell’Atlantico per l’ex Paese degli Scia di Persia. Europa e America entrano in rotta di collisione e ricucire non sarà facile: perché al presidente americano che va avanti per la sua strada e minaccia di colpire anche gli alleati storici con misure restrittive, i vertici Ue non sembrano voler rimanere a guardare, così come Francia, Germania e Regno Unito.

Differente la posizione della responsabile della politica estera della Ue, Federica Mogherini, che si è appellata alle imprese europee suggerendo di andare avanti con gli affari e gli investimenti con Teheran, per non far morire lo storico accordo sul nucleare iraniano del 2015, quando ai vertici Usa c’era Barack Obama che lo aveva fortemente voluto. Ora la situazione è radicalmente cambiata, con Bruxelles ricettrice dei messagi, con toni perentori, quasi intimidatori, dell’inquilino della Casa Bianca, che agita dunque ancora una volta lo spettro delle sanzioni che, se necessario, non risparmierebbero nemmeno i Paesi amici, come accaduto del resto sul già citato fronte dei dazi.

Evitare che l’ex “Stato canaglia” prosegua la sua corsa verso la bomba nucleare e non solo, questa l’accusa lanciata da Washington appoggiata immediatamente da Gerusalemme. O che continui a finanziare il terrorismo e a destabilizzare la regione mediorientale, rappresentando così una minaccia per la sicurezza degli Usa e dei suoi alleati. Per questo nelle ultime ore è scattata una prima ondata di sanzioni su oro, metalli preziosi, auto, tappeti. Anche se quella più dura è attesa per il 5 novembre, quando la stretta riguarderà il settore petrolifero e quello bancario. Una presa di posizione che potrebbe mettere in ginocchio l’economia iraniana con il rischio sempre maggiore di rivolte popolari.

Chissà che non sia proprio su questo che punta l’amministrazione americana, sperando di mettere pressione sui vertici della Repubblica Islamica e di strappare considerevoli concessioni all’eventuale tavolo dei negoziati. Dove, ripetendo il recente incontro con il leader nordcoreana, Trump pare essere più a suo agio, posizione confermata dalla disponibilità a fissare quanto prima una data per incontrare il presidente iraniano Hassan Rohani. La strada del dialogo appare, però, più che mai in salita, con Teheran che ha già chiuso la porta e gli europei sul piede di guerra per le sanzioni ripristinate. Appoggiati nelle critiche anche dagli altri due Paesi firmatari dell’intesa del 2015, Cina e Russia.

A un Benyamin Netanyahu che si è congratulato immediatamente col presidente Usa Donald Trump per la sua decisione
sulle sanzioni all’Iran («Un momento importante per il mondo intero»), sollecitando i Paesi Ue ad allinearsi, fa da contraltare la posizione dell’Alto Rappresentante dell’Unione europea per la politica estera e di sicurezza comune (Pesc) Federica Mogherini, intervenuta con i ministri degli Esteri di Francia, Germania e Gran Bretagna per condannare fermamente la reintroduzione delle sanzioni. Dichiarazione a cui manca proprio il Paese d’origine di Mrs Pesc, quell’Italia che è il primo partner commerciale europeo dell’Iran, con un interscambio commerciale in fortissima crescita e un potenziale ancora più grande: soltanto nel 2017 ha registrato un aumento del 68%, con esportazioni che valgono 1,7 milardi di euro per l’economia.

«L’Unione europea si rammarica profondamente» per la reimposizione delle sanzioni Usa contro l’Iran, ed è «determinata a proteggere» le aziende comunitarie che fanno affari con l’Iran. «Per questo lo “statuto di blocco” messo a punto a questo scopo «entrerà in vigore il 7 agosto», commenta Federica Mogherini. Preservare l’accordo sul nucleare con l’Iran «è una questione di rispetto degli accordi internazionali e di sicurezza», come si legge in un comunicato congiunto dell’Alto rappresentante della politica estera Ue e dei ministri di Germania, Francia e Regno Unito.

 

Claudia Lechner

Foto © European Union

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