Smantellata una rete italiana dedita al reclutamento di mercenari filorussi

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Sei le persone sottoposte a ordinanza di custodia cautelare, alcune legate agli ambienti degli skinheads liguri, mentre altre risultano indagate

1 agosto 2018 | di | Politica

Avevamo quasi dimenticato che, nel Donbass, si combatte una guerra sporca e pericolosa, una miccia che nessuno, almeno fino ad ora, è riuscito a disinnescare. Ci riporta in quelle terre apparentemente lontane la notizia che, in casa nostra, i Ros hanno individuato una organizzazione di reclutamento per mercenari filorussi. Sei le persone colpite da ordinanza di custodia cautelare per coinvolgimento in un conflitto armato estero, mentre su altri soggetti sono in corso accertamenti e perquisizioni. Paradossale appare il fatto che questa rete facesse capo agli ambienti degli skinheads liguri.

Che nel conflitto ucraino, da ambo le parti, fossero coinvolti cittadini italiani è cosa nota. Una inchiesta del Giornale (il video è visibile su You Tube), aveva ad esempio individuato un bresciano, nome di battaglia Spartaco, già da tempo impegnato al fronte con le milizie filorusse.

Casomai può sorprendere il fatto che l’afflusso di soldati provenienti dal nostro Paese fosse garantito da persone di estrema destra. I russi coinvolti nel conflitto, infatti, motivano il proprio impegno proprio con la volontà di arginare i nuovi fascisti legati al governo di Kiev. In quest’ottica la guerra in Ucraina richiamerebbe il grande sforzo bellico contro il nemico nazista. Giovani russi, per motivi anagrafici esclusi dal secondo conflitto mondiale, troverebbero ora l’occasione per rinverdire le gesta dei propri gloriosi antenati. Dall’altro lato fascisti italiani accorrono per fronteggiare gli ucraini, tacciati proprio di fascismo dal Cremlino. La confusione ideologica non potrebbe essere più grande.

La realtà è che questa guerra attira teste calde da ogni dove, persone che si trovano a disagio nella vita civile e che pensano trovare qui una propria dimensione. Alcuni combattono per denaro, altri solo per ideologie deviate.

Fatto sta che in Ucraina si continua a morire. Migliaia le persone abbandonate a se stesse, le quali vivono un’esistenza precaria a ridosso del fronte, prive dei necessari mezzi di sostentamento. L’acqua e il gas mancano, così come gli approviggionamenti di cibo. Diecimila le vittime fino ad oggi secondo le Nazioni Unite, oltre un milione i profughi.

La Ue deve comprendere che è assolutamente prioritario trovare una soluzione per il conflitto ucraino, e che questa soluzione può derivare esclusivamente da un accordo fra Putin e Poroshenko. Il perdurare della lotta armata, a lungo andare, potrebbe innescare reazioni a catena difficilmente controllabili. Mantenere la pace ai confini è una condizione indispensabile per la stabilità e l’auspicata prosperità del vecchio continente.

Riccardo Cenci

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All’interno © European Union , 2018   /  Source: EC – Audiovisual Service   /   Photo: Etienne Ansotte

 

 

 

 

 

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